Oggi, venerdì 18 settembre, a Reggio Calabria suona finalmente la prima campanella dell’anno. La città si ritrova ultima in Italia ai nastri di partenza del nuovo anno scolastico, dopo il controverso slittamento del calendario legato alle celebrazioni per la Festa della Madonna della Consolazione. Il nuovo anno scolastico inizia con tre giorni perduti rispetto a tutti gli altri coetanei del Paese, per una celebrazione medioevale, un delirio collettivo. Tuttavia, questo avvio ritardato non deve trasformarsi nell’ennesima giustificazione per l’inerzia rispetto allo status quo.
Nelle scorse settimane non sono mancate le solite voci che invocavano un prolungamento della pausa estiva a causa di un fantomatico ed estremo “caldo africano“, smentito con totale evidenza dalle previsioni meteo già note da diverso tempo. Questa tendenza a cercare ogni pretesto per rinviare il rientro in aula fa parte di una brutta abitudine che il nostro territorio deve recidere: quella delle chiusure scolastiche ingiustificate, spesso dettate negli anni passati da allerte meteo inesistenti e da una psicosi collettiva (su StrettoWeb identificata nel moderno fenomeno delle mammine pancine) che ha penalizzato oltre misura la continuità didattica. La scuola è il presidio fondamentale della civiltà e non un servizio opzionale da sospendere al primo alito di vento o di caldo estivo. Reggio Calabria non può permettersi di perdere nemmeno un solo giorno di lezione, poiché la formazione dei giovani rappresenta la prima e più solida barriera contro l’impoverimento culturale e sociale. A maggior ragione in una città così povera, arretrata e degradata.
Superare la cultura della DAD per restituire la scuola come palestra di vita
Dopo un’interruzione di oltre tre mesi e mezzo di vacanze, migliaia di ragazzi e ragazze reggini tornano a ripopolare le aule, ritrovando una fondamentale quotidianità scolastica fatta di relazioni umane, sforzo intellettuale e confronto diretto. Le stagioni buie contrassegnate dal disastro della DAD e dall’isolamento forzato devono rimanere un ricordo definitivamente archiviato. La didattica a distanza e la rinuncia alla presenza fisica hanno dimostrato tutti i loro devastanti limiti, indebolendo i legami interpersonali e minando il benessere psicologico delle giovani generazioni. La presenza reale tra i banchi rappresenta una vera e propria palestra di vita, uno spazio insostituibile in cui la socialità e crescita personale si alimentano a vicenda attraverso il dialogo vis-à-vis, la cooperazione quotidiana e il dibattito critico. Riprendere i ritmi della scansione scolastica significa restituire ai giovani il diritto di vivere la propria giovinezza senza devianze digitali, riappropriandosi di quell’orizzonte educativo che trasforma una classe di studenti in una consapevole comunità del domani.
Contro la sottocultura dell’ignoranza: l’eredità del pensiero liberale per la formazione di uno spirito critico
Per combattere con efficacia la sottocultura dell’ignoranza e il conformismo che spesso soffocano il potenziale delle nostre terre, è necessario rimettere al centro uno studio rigoroso, meritocratico e appassionato. Il grande filosofo Karl Popper ha insegnato che una società aperta si regge prioritariamente sulla capacità dei suoi cittadini di esercitare un profondo spirito critico e di dubitare delle verità preconfezionate. Allo stesso modo, l’intellettuale Giuseppe Prezzolini esortava i giovani a rifuggire la superficialità e a cercare nel lavoro intellettuale la costruzione del proprio carattere, mentre Luigi Einaudi vedeva nello studio e nel merito le sole leve capaci di garantire una reale mobilità sociale. Anche il pensiero di Roger Scruton ci ricorda che l’educazione è la trasmissione di un’eredità di bellezza e di sapere che va custodita con fierezza. Acquisire cultura in una città complessa come Reggio Calabria non è un semplice adempimento formale, ma costituisce un fondamentale atto di emancipazione individuale. Leggere, studiare la storia, dominare le scienze e sviluppare una propria autonomia di giudizio sono i mezzi più potenti a disposizione delle nuove generazioni per smontare i pregiudizi, rifiutare la demagogia e diventare architetti del proprio destino.
L’appello ai giovani reggini: studiate, divertitevi e riscattate la nostra terra
Ai ragazzi che oggi varcano la soglia dei loro istituti va rivolto un appello accorato e pieno di fiducia: vivete questo percorso con entusiasmo, impegno e gioia. Non considerate lo studio come un triste obbligo, ma come lo strumento più rivoluzionario per costruire il vostro futuro migliore. Divertitevi, stringete amicizie sincere, confrontatevi con i vostri docenti, coltivate la creatività e trasformate ogni aula in un luogo di costante scoperta. Reggio Calabria ha disperatamente bisogno del vostro talento, del vostro rigore e del vostro rifiuto di rassegnarvi alla mediocrità. La cultura rappresenta il solo e autentico motore di riscatto sociale e civile capace di regalare una prospettiva nuova a questa terra. Reclamare la centralità dell’istruzione significa formare la futura classe dirigente, i professionisti e i cittadini consapevoli che sapranno guidare la comunità verso traguardi di prosperità e libertà. Che questo 18 settembre diventi l’inizio di un viaggio straordinario verso la conoscenza, dove la curiosità sconfigga l’apatia e la voglia di imparare sia la luce che illumina ogni vostro passo.


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