Quattro partite, solo quattro partite. Poco? Giudicate voi. Anzi no, giudichiamo noi, perché i fatti sono fatti e lo sono sempre stati, in questi anni, nel bene e nel male. 17 i gol segnati, nessuno subito, sempre in vantaggio nel primo tempo, cinque attaccanti su cinque già a segno, anche tre centrocampisti in gol (uno ne ha segnati già tre). Sono i numeri della Reggina e, se ci piacesse la capacità di sintesi, potremmo anche fermarci qui. Ma ovviamente la capacità di sintesi non ci piace, non adesso e non in questo contesto. Siamo giornalisti e dobbiamo approfondire.
Ma, soprattutto, siamo tenuti ad evidenziare, e rivendicare, ciò che stiamo vedendo e ciò che abbiamo visto in questi anni. Perché noi e solo noi sappiamo cosa abbiamo visto e cosa abbiamo raccontato. Anzi, cosa è successo davvero. Tre anni di Serie D umilianti in cui gli attaccanti segnavano a fatica, in cui le goleade si contavano sulle dita di una mano, in cui si perdeva con le neopromosse, in cui non si è mai stati primi. Tre anni in cui ci si eccitava per le rimonte contro Licata e Locri, da quarti in classifica, mentre oggi quasi quasi si storce il muso se dopo 40 minuti la Reggina non ha ancora fatto gol. O, ancora meglio, se mancano i nomi sulle maglie. Roba da far rabbrividire…
Ci dispiace dover fare sempre i paragoni col passato, magari col tempo non li faremo più, ma è il metro di giudizio più lineare per enfatizzare quella coerenza che ci ha sempre contraddistinto e che ci ha portato ad avviare una battaglia – inizialmente quasi da soli – che dopo tre anni ci ha dato ragione. Una battaglia che era solo ed esclusivamente basata sui fatti, sui risultati, sulle posizioni in classifica, sulle prestazioni. C’è chi alla nostra battaglia inizialmente non credeva e si è poi ricreduto col passare del tempo. C’è chi, in silenzio, in realtà l’ha sempre condivisa, senza mai esporsi come noi. Poi ci sono quei pochi, pochissimi, ancora mossi dall’interesse personale – ed è anche per rispondere a loro che rivendichiamo le nostre ragioni su questi ultimi tre anni – che anziché godersi questo spettacolo preferiscono parlare ancora di “nemici di Reggio”. Sembra incredibile, ma è così. Talmente tanto nemici, noi, che abbiamo avviato una battaglia “a mani nude” – sempre coerente – proprio perché alla Reggina vogliamo bene. E chi vuole bene non augura umiliazioni e figuracce, ma pretende sempre di più, stimola il dibattito, si apre ai confronti. Un po’ come accaduto per l’editoriale-provocazione sulla Festa della Madonna.
Dentro i numeri da record della Reggina
Oggi, dunque, se torniamo al passato è solo per rivendicare. Ballarino, al netto delle sue presenze “nascoste”, è un ricordo, sempre più lontano. Lo è nella settimana dei grandi ritorni, visto anche quello – seppur virtuale – di Saladini. Ma questa è un’altra storia. La storia di oggi conferma, anche qui, quello che scriviamo non da ieri, non dall’altro ieri, non da due settimane, ma da luglio. Questa Reggina, ora, è davvero una corazzata, completa in ogni reparto, profonda, vincente, bella da vedere, tecnica e affamata. E’ affamato chi comincia dal primo minuto, chi subentra, chi sta fuori tre gare e poi viene schierato dall’inizio, chi si contende un rigore col compagno e poi lo sbaglia (Alma), però poi subito dopo gli serve l’assist (Alma per Jallow).
E’ affamata una squadra che per 40 minuti non aumenta i giri del motore ma che poi in meno di un minuto segna due reti e spacca la gara. E’ forte, come detto, una squadra che in quattro partite segna 17 reti e non ne subisce neanche una, mandando in gol chiunque. Ma per i numeri c’è uno spazio dedicato. La capacità di sintesi non ci piace, dicevamo, e allora sediamoci e mostriamo tutti i dati.
Considerando solo il campionato, la Reggina ha centrato 9 punti in tre partite, segnando 10 gol e non subendone neanche uno. Per fare 11 punti, lo scorso anno, la Reggina ci ha messo nove giornate, fine ottobre (la vittoria a San Cataldo che ha permesso agli amaranto di passare da 8 a 11 punti). Per il decimo gol, invece, si è dovuta attendere la 12ª giornata, metà novembre.
Sono poche le squadre a punteggio pieno, nei 9 gironi. Due nel girone B, tre nel girone D e una sola – come la Reggina – nel girone F (Vigor Senigallia) e nel girone H (la Virtus Francavilla dell’ex Bruno Trocini). Ma la Vigor Senigallia ha segnato 8 reti subendone 3, mentre la Virtus Francavilla ne ha segnate 6 e subite due.
Di queste, solo una ha segnato 10 reti come la Reggina, la Pistoiese degli ex Taibi e Corazza. A differenza degli amaranto, però, ha subito una rete. Ma è la squadra che per rendimento si avvicina di più a quella di Marchionni. Nel girone I, anche l’Igea Virtus ha segnato 10 reti, ma ne ha subite ben 7.
Venendo ai gol presi, solo altre tre oltre la Reggina non ne hanno subiti neanche uno: l’Aquila nel girone F, ma ne ha segnate cinque ed è a 7 punti; il Pavia nel girone D, ma ha solo 2 punti, frutto di due pari per 0-0 e ha una gara in meno; il Lascaris nel girone A, ma ha fatto solo due reti (due vittorie per 1-0).
Da questo emerge un dato inconfutabile: ad oggi, anche se sono passate solo tre giornate, la Reggina è la miglior squadra della Serie D tra risultati, gol fatti e subiti. Presto per volare con la fantasia, ma già ieri sera in un apposito articolo ci proiettavamo a quelli che potrebbero essere i record. Lasciamo qui le riflessioni.
Un altro dato è in forte controtendenza col passato: dopo tre giornate, la Reggina ha già mandato in rete quattro attaccanti su cinque, che diventano cinque su cinque se si considera anche la Coppa. Hanno segnato Reis, Magrassi, Jallow e Alma. Se si considera anche la Coppa, pure Guida, che in campionato ha giocato praticamente venti minuti, prima di farsi male contro il Licata e non rivedere più il campo. Un dato netto ed eloquente, un altro fatto, emerso già dopo quattro giornate. Lo scorso anno si era dovuto attendere fine ottobre (Sancataldese-Reggina 0-1) per il primo – e unico – gol dell’attaccante considerato titolare, Adriano Montalto. Il resto è storia. Ed è storia anche la difficoltà dell’attacco in questi tre anni, ad eccezione di qualche mese interessante di Ferraro e dell’apporto di Barranco l’anno prima. Poi è tutto un susseguirsi di Bolzicchi vari.
A proposito di attaccanti, e di goleade – che poi i due argomenti sono strettamente legati – non si ricorda una frequenza così netta di risultati roboanti. E già sono tre su quattro, per ora tutte al Granillo. Ricordate quando per tre anni predicavamo il fatto che la Reggina, in Serie D, avrebbe dovuto vincerle tutte così? Ecco, non per forza letteralmente e ogni settimana, ma questo adesso diventa fatto concreto. 7-0, 5-0, 4-0 che sarebbe potuto diventare 6 o 7 – ieri – senza il rigore fallito (seppur il fallo fosse fuori dall’area) e uno dei due gol annullati, che è sembrato essere regolare.
Tra l’altro, finora, questa Reggina ha sempre chiuso il primo tempo in vantaggio. Questi due fattori (intervallo in vantaggio e tanti gol segnati), alla lunga, possono anche rappresentare un fattore. Non è solo vincere, ma vincere con questa facilità. Vincere così significa intimorire gli avversari, condizionarli psicologicamente. E impedire a qualche diretta concorrente, magari indietro in classifica, di continuare a investire nel mercato invernale in un campionato in cui ne sale solo una. La sensazione che tante avversarie provano quando hanno davanti la Reggina sta tutta nelle dichiarazioni del tecnico dell’Avola di ieri sera: “la Reggina ti dà la sensazione che stai giocando la miglior partita della stagione per 40 minuti, ma poi vince 4-0, è una squadra fortissima negli 11, nei 20, nei 29 uomini”.
Nota a margine su quelli che storcono il muso e non si accontentano neanche di questo: “eh, ma la Reggina ha vinto contro quattro neopromosse”. Si badi bene che lo scorso anno la Reggina perse contro la neopromossa Vigor Lamezia sia all’andata che al ritorno (sanguinosa, quella in trasferta, maturata nonostante la superiorità numerica), ma anche contro l’Athletic Palermo. Gare che hanno poi segnato il cammino e che, alla resa dei conti, hanno condizionato il rendimento.
Riflessioni e numeri, da questo quadro approfondito cosa ne consegue? Che al momento si stanno prefigurando le ipotesi già immaginate dall’insediamento della nuova proprietà: Lotito ha costruito, con le sue risorse, e grazie alle competenze del DS Romairone, una corazzata che Marchionni sta gestendo egregiamente. Opinioni? No, fatti. Basta guardare, osservare e analizzare. Si può avere la capacità di sintesi, o si può pensare di approfondire, ma la sostanza non cambia.

