Il presidente della Lazio Claudio Lotito avrebbe commentato con un uomo della sua cerchia più ristretta gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Roma sulle presunte pressioni per spingerlo a cedere il club. Lo riporta il Corriere della Sera, che ricostruisce una conversazione privata nella quale sarebbe emerso lo sfogo del patron biancoceleste: “Meglio star zitti, è l’inizio del cinema”. Una frase non pronunciata pubblicamente da Lotito, ma riportata nell’ambito delle ricostruzioni giornalistiche sulle ore successive alle perquisizioni e agli sviluppi investigativi.
L’indagine riguarda una presunta strategia finalizzata, secondo l’ipotesi investigativa, a esercitare pressioni sul presidente della Lazio attraverso la diffusione di notizie ritenute false relative a una possibile cessione della società e capaci, secondo gli inquirenti, di incidere sul valore delle azioni del club quotato in Borsa. Le perquisizioni hanno coinvolto Luigi Bisignani, Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino, e Francesco Maiolini, amministratore delegato dello stesso istituto. Nell’inchiesta vengono contestate ipotesi di manipolazione del mercato, nell’ambito di accertamenti ancora in corso.
Il caso della presunta offerta per la Lazio e gli articoli finiti sotto esame
Secondo la ricostruzione degli investigatori, al centro dell’indagine ci sarebbero alcune pubblicazioni e comunicazioni relative a una presunta offerta di acquisto della Lazio da parte di JP Morgan, ritenuta dagli inquirenti non veritiera. La Procura starebbe verificando se una serie di iniziative mediatiche, contatti e pubblicazioni possano essere ricondotti a un’unica strategia. Tra gli elementi analizzati dagli investigatori figurano anche articoli pubblicati su organi di stampa e contenuti diffusi online, oltre ai rapporti intercorsi tra alcuni dei soggetti coinvolti. La fase attuale dell’inchiesta resta comunque quella delle indagini preliminari e dovrà essere verificata attraverso gli ulteriori accertamenti.
Lo sfogo di Lotito e la ricostruzione del Corriere della Sera
Nel racconto pubblicato dal Corriere della Sera, il punto di partenza della ricostruzione è proprio il presunto sfogo privato di Lotito con un suo fedelissimo, “Emanuele Floridi, 48 anni, romano, il capo della comunicazione e della strategia di Formello, l’unico di cui il senatore di Forza Italia veramente si fidi” scrive il Corriere. Il presidente biancoceleste, secondo quanto riportato dal quotidiano, avrebbe scelto una linea di attesa dopo aver appreso degli sviluppi dell’inchiesta, commentando la situazione con la frase “Meglio star zitti, è l’inizio del cinema”.
Dietro questa rivelazione si nasconde la volontà dell’imprenditore di camminare in modo prudente, attendendo che le indagini proseguano e facciano il suo corso, ma si nasconde anche la consapevolezza e la sicurezza in una vicenda in cui Lotito pensa di avere delle interessanti e importanti carte da giocare per fare chiarezza e piena luce.
Masi, Bisignani e Banca del Fucino respingono le accuse
Dopo la diffusione della notizia dell’inchiesta sono arrivate le reazioni dei soggetti coinvolti. Mauro Masi ha respinto le contestazioni, definendo false le accuse che gli vengono rivolte e dichiarando di avere fiducia nella magistratura. “Sono basito per le accuse che mi vengono rivolte da una denuncia di Claudio Lotito. Accuse totalmente e completamente false. La mia sola ‘colpa’ è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio. Ho piena e totale fiducia nella magistratura e pertanto ho già dato mandato al mio avvocato di presentare immediata denuncia per calunnia”.
Anche Banca del Fucino è intervenuta pubblicamente con una nota ufficiale, precisando di non essere indagata e di non essere destinataria di provvedimenti. L’istituto ha inoltre dichiarato di non avere avuto alcun ruolo in iniziative finalizzate a danneggiare la Lazio o i suoi vertici, ribadendo la fiducia nei propri rappresentanti coinvolti negli accertamenti. “Si intende precisare che Banca del Fucino non ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine, né alcuna iniziativa lesiva degli interessi della S.S. Lazio S.p.A., dei suoi azionisti e dei suoi vertici. La Banca, inoltre, non detiene azioni della S.S. Lazio S.p.A., non ha mai ricevuto alcun mandato per l’acquisto della società o di sue partecipazioni e non ha mai svolto attività di advisory per soggetti a qualunque titolo interessati alla stessa. Banca del Fucino ha piena fiducia nell’operato della magistratura, assicura ogni collaborazione utile all’accertamento dei fatti e conferma che la propria operatività prosegue con assoluta regolarità, nel pieno rispetto della normativa di vigilanza e a tutela dei propri clienti, dipendenti e azionisti. La Banca – si legge infine – si riserva di tutelare la propria reputazione e i propri interessi in ogni sede nei confronti di ricostruzioni distorte e lesive”.
La posizione di Luigi Bisignani, anch’egli indicato tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta, si inserisce nel quadro delle contestazioni che la Procura sta approfondendo e che dovranno essere valutate nel prosieguo delle indagini. “Ma quale complotto. Questo è un autogol di Lotito, che anziché parlare con i tifosi, li denuncia. È già andata male una volta, ed è andata male per lui, andrà male anche questa volta. La battaglia è per chiedere una Lazio fortissima, perché essere laziali significa da padre in figlio a nipoti: questo lo farò sempre”.
Un’inchiesta ancora aperta: ora gli accertamenti della Procura
La vicenda resta dunque al centro degli approfondimenti investigativi. Gli inquirenti dovranno stabilire se gli episodi ricostruiti abbiano effettivamente fatto parte di un disegno unitario oppure se il quadro emerso nella fase iniziale dell’indagine dovrà essere modificato. Nel frattempo, la Lazio e il suo presidente Claudio Lotito restano al centro di una vicenda che intreccia aspetti societari, finanziari e giudiziari, con le diverse parti coinvolte che hanno già espresso pubblicamente le proprie posizioni.


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