Una dura presa di posizione a difesa del vice brigadiere Luca Restaneo, il carabiniere della Compagnia Carabinieri di Cosenza finito al centro delle polemiche dopo la morte di Mohamed Amin Bessioud, deceduto il 23 luglio 2026 dopo essere precipitato dal balcone di un’abitazione durante un controllo. A intervenire sono gli avvocati Antonio Ingrosso ed Ernesto Gallo, difensori del militare, che in una nota hanno ricostruito la vicenda e denunciato quella che definiscono una “campagna denigratoria e di aggressione verbale” nei confronti del loro assistito.
Il controllo del 23 luglio e la morte di Bessioud
La vicenda nasce dal controllo effettuato il 23 luglio 2026 dal vice brigadiere Luca Restaneo, in servizio presso il Nucleo Operativo e Radiomobile – Sezione Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Cosenza. Secondo quanto riportato dagli avvocati nella nota, il militare “stava procedendo al controllo di Bessioud Mohamed Amin, sottoposto agli arresti domiciliari e alla detenzione domiciliare nell’ambito di due procedimenti penali. Durante il controllo, il giovane sarebbe stato trovato in possesso di sostanza stupefacente del tipo hashish”. I legali spiegano che, “dopo aver opposto resistenza e dopo essere stato ammanettato per ragioni di sicurezza, l’uomo si sarebbe divincolato e sarebbe precipitato dal balcone del terzo piano, riportando ferite mortali”.
La difesa: “una violenta campagna denigratoria contro Restaneo”
Gli avvocati Ingrosso e Gallo sostengono che, nei giorni successivi alla tragedia, si sarebbe sviluppata una serie di attacchi contro il vice brigadiere. Nella loro ricostruzione, i legali parlano di “una violenta campagna denigratoria e di aggressione verbale nei confronti del Vice Brigadiere Luca Restaneo, con decine di commenti contenenti insulti, minacce (anche di morte) e false accuse”. Gli avvocati contestano in particolare “alcuni contenuti pubblicati online, sostenendo che avrebbero contribuito a creare un clima di pubblico discredito nei confronti del sottufficiale”.
“Il Brigadiere ha solo svolto il suo sacrosanto dovere”
Nella nota diffusa alla stampa, i difensori del vice brigadiere ribadiscono la propria versione dei fatti, sottolineando che l’intervento rientrava nelle normali attività di controllo delle persone sottoposte a misure cautelari. “Ribadiamo ancora una volta che il Brigadiere ha solo svolto il suo sacrosanto dovere, in un servizio Comandato”. Gli avvocati spiegano che, durante un controllo domiciliare, “gli operatori di polizia giudiziaria devono verificare la presenza di eventuali persone non autorizzate all’interno dell’abitazione e che, in caso di rinvenimento di sostanze stupefacenti e denaro contante non giustificato, l’arresto può diventare obbligatorio”.
La ricostruzione della difesa sull’intervento e i soccorsi
Gli avvocati hanno inoltre descritto le fasi immediatamente precedenti alla caduta dal balcone. Secondo la loro ricostruzione degli avvocati “l’arrestato chiede al Brigadiere il permesso di infilarsi le scarpe, spingendolo contestualmente contro un armadio, facendogli perdere il controllo della situazione è facile compiere l’insano gesto e nulla poteva fare Luca Restaneo se non quello di chiamare immediatamente i soccorsi e tentare in tutti i modi di rianimarlo, togliendogli le manette ai polsi”.
La sospensione dalle funzioni operative e la protesta dei legali
Uno degli aspetti maggiormente contestati dagli avvocati riguarda “la decisione di sospendere temporaneamente il vice brigadiere dalle funzioni operative”. Secondo i legali, “tale provvedimento sarebbe arrivato nonostante il militare non abbia ricevuto, allo stato attuale, alcun provvedimento disciplinare e non risulti indagato dalla Procura della Repubblica di Cosenza”. “Siamo al paradosso“, sottolineano. Gli avvocati spiegano inoltre che la vicenda è stata sottoposta dal sindacato al quale il vice brigadiere si è rivolto anche all’attenzione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.
La carriera del vice brigadiere Restaneo: missioni all’estero ed encomi
Nel comunicato, i difensori sottolineano anche il percorso professionale del sottufficiale, evidenziando “una lunga carriera nell’Arma dei Carabinieri”. Secondo quanto riportato nella nota, il brigadiere Luca Restaneo, arruolato nel 1993, “ha ottenuto negli anni valutazioni professionali sempre eccellenti, svolgendo anche incarichi delicati di tutela e scorta a favore di diverse autorità giudiziarie, militari e politiche. Il militare ha inoltre partecipato a numerose missioni internazionali in Kosovo, Iraq, Ecuador e Kenya, ricevendo riconoscimenti ed encomi dai superiori gerarchici”. Proprio alla luce di questo percorso, i legali concludono esprimendo amarezza per la gestione della vicenda: “a fronte di tali caratteristiche ci si sarebbe aspettato un atteggiamento differente dall’Arma dei Carabinieri”.



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