La morte di Momo riapre il dibattito sulle condizioni di vulnerabilità, solitudine e sofferenza psicologica presenti nel territorio cosentino. La Cgil di Cosenza chiede una risposta istituzionale più organica e annuncia un’iniziativa pubblica dedicata al disagio psichico, alle fragilità giovanili e alla marginalità sociale. “La morte di Momo impone una riflessione profonda e non più rinviabile sulle condizioni di vulnerabilità, solitudine e sofferenza psicologica che attraversano il nostro territorio. Di fronte a situazioni di acuto disagio emotivo e sociale, la risposta delle istituzioni e dell’intervento pubblico non può limitarsi a una gestione di natura burocratica, emergenziale o meramente punitiva e procedurale. Noi ribadiamo con forza che la tutela dei soggetti fragili deve essere posizionata al centro dell’azione politica e amministrativa, garantendo una rete di supporto socio-sanitario che sia tempestiva, continuativa e soprattutto integrata”.
Partendo dal drammatico episodio, il sindacato ritiene necessario avviare una vertenza capace di mettere in collegamento i diversi servizi presenti sul territorio. Secondo la Cgil, l’assenza di un raccordo strutturato tra sanità, servizi sociali, formazione e politiche abitative rischia di creare vuoti nei quali le persone più fragili possono scivolare nell’isolamento. “Proprio a partire da questo drammatico evento, riteniamo necessario il lancio di un’iniziativa pubblica e vertenziale incentrata sui temi del disagio psichico, delle vulnerabilità giovanili e della marginalità sociale. L’obiettivo primario è scardinare la frammentazione che oggi caratterizza i servizi sul territorio, dove la mancanza di un raccordo strutturato tra sanità, servizi sociali, mondo della formazione e politiche abitative crea pericolosi vuoti nei quali i giovani più fragili scivolano nell’isolamento”.
“Il punto cardine della proposta sindacale risiede nella necessità inderogabile che le istituzioni affrontino la salute mentale e il disagio sociale con un approccio unitario e multidimensionale. Non è più sufficiente erogare singole prestazioni sanitarie o interventi assistenziali isolati ma occorre costruire una vera e propria governance territoriale condivisa che veda cooperare l’Azienda Sanitaria Provinciale, i Comuni, la Prefettura, l’Università e il Terzo Settore. Questo modello integrato deve tradursi nel potenziamento dei Centri di Salute Mentale, nell’attivazione di presidi di ascolto, soprattutto nelle periferie sociali, nell’integrazione di mediatori culturali per abbattere le barriere di accesso e nell’adozione dei progetti terapeutico – riabilitativi e dei budget di salute per garantire casa, lavoro e inserimento sociale”.
Assemblea pubblica e tavolo permanente tra le istituzioni
La proposta prevede il coinvolgimento dell’Azienda sanitaria provinciale, dei Comuni, della Prefettura, dell’Università e del Terzo Settore. Tra gli interventi indicati figurano il potenziamento dei Centri di Salute Mentale, l’apertura di presidi di ascolto nelle periferie sociali, l’impiego di mediatori culturali e l’adozione di progetti terapeutico-riabilitativi e budget di salute. “Per dare seguito a questo impegno, nei prossimi mesi promuoveremo un’assemblea pubblica per la redazione di un manifesto partecipato, chiedendo contestualmente la convocazione di un tavolo permanente tra tutte le istituzioni per la definizione di un piano straordinario di prevenzione. Il nostro obiettivo è trasformare il dolore e lo sconcerto per la perdita di Mohamed in un impegno corale e duraturo, affinché la prevenzione e la dignità della persona tornino a essere la priorità assoluta e nessuna persona venga mai più lasciata sola nel proprio disagio”.


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