Con la nomina dei membri dei Consigli di amministrazione delle società partecipate, il mosaico organizzativo di Sud chiama Nord può considerarsi completato. Una fase delicata che chiude il lungo percorso di redistribuzione degli incarichi dopo le elezioni comunali, ma che inevitabilmente lascia dietro di sé qualche delusione tra chi sperava in un ruolo di primo piano. In politica, d’altra parte, è un passaggio quasi fisiologico: non tutti possono essere scelti, non tutti possono trovare spazio negli organismi di governo o nelle società controllate. Succede dopo le elezioni, quando alcuni candidati vengono eletti e altri restano fuori, succede dopo la composizione delle giunte, quando chi ambiva a un posto nell’esecutivo deve fare i conti con le scelte del sindaco e del capo politico. Anche questa volta, quindi, non sono mancati malumori e aspettative disattese all’interno del mondo vicino al movimento guidato da Cateno De Luca.
Gli esclusi eccellenti e le aspettative rimaste deluse
Tra i nomi che hanno attirato maggiormente l’attenzione c’è quello di Nino Mondello, già figura di primo piano nelle amministrazioni targate De Luca e Basile. Mondello ha ricoperto il ruolo di assessore e vicesindaco durante le esperienze amministrative di Cateno De Luca a Palazzo Zanca e successivamente nella prima giunta guidata da Federico Basile dal 2018 in poi. Una figura storicamente vicina al gruppo dirigente di Sud chiama Nord, il cui mancato coinvolgimento negli incarichi delle partecipate ha alimentato inevitabilmente interrogativi. Stesso discorso per altri fedelissimi che in questi anni hanno rappresentato il nucleo storico del progetto politico di De Luca, tra cui Raffaele Rinaldo, rimasto fuori dal nuovo assetto delle società partecipate.
Il nodo degli ex amministratori: il decreto che ha bloccato alcune nomine
Per gli ex amministratori e gli ex consiglieri comunali, però, il quadro è stato complicato anche da un vincolo normativo. A incidere sulle scelte è stato infatti l’articolo 6 del decreto legislativo n. 201 del 23 dicembre 2022, relativo alla riforma dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. La norma introduce una causa di inconferibilità temporanea della durata di un anno per il passaggio da ruoli di indirizzo politico e controllo a incarichi di gestione o amministrazione nelle società partecipate. Un limite che ha di fatto impedito a diversi ex esponenti politici di entrare immediatamente nei Cda delle società controllate. Non è escluso, però, che in una fase successiva alcuni ex consiglieri comunali possano trovare spazio nelle partecipate, una volta superato il periodo previsto dalla normativa.
Il cambio di passo nelle partecipate: fuori alcuni volti storici
Uno degli elementi più significativi di questa tornata di nomine è il ricambio rispetto al passato. A colpire è soprattutto l’uscita di scena di alcuni volti che negli ultimi anni erano stati protagonisti della gestione delle società partecipate del Comune di Messina. Tra questi Valeria Asquini, alla guida di Messina Social City, e Mariagrazia Interdonato, alla guida di Messinaservizi Bene Comune. Due figure, candidate anche alle comunali, che in più occasioni avevano ricevuto pubblici riconoscimenti e apprezzamenti per il lavoro svolto da parte dello stesso Cateno De Luca e del sindaco Federico Basile. Il cambio di governance rappresenta quindi anche un segnale politico: il movimento si prepara a una nuova fase, con nuovi equilibri e nuove figure chiamate a gestire settori strategici per la città.
Sud chiama Nord guarda già alle Regionali e alle Politiche 2027
La partita delle partecipate, però, sembra essere soltanto una tappa intermedia rispetto agli obiettivi politici più importanti. L’attenzione di Sud chiama Nord è già proiettata verso le prossime sfide elettorali, in particolare le elezioni regionali siciliane e successivamente le elezioni politiche del 2027. Il progetto di Cateno De Luca punta infatti a consolidare il proprio peso politico regionale e nazionale, dopo aver costruito negli ultimi anni una presenza sempre più forte nel panorama siciliano. La grande scommessa resta quella della candidatura a “sindaco di Sicilia”, come lo stesso De Luca ha più volte definito il progetto legato alla conquista della guida della Regione. Ma proprio qui si apre lo scenario più delicato: cosa accadrebbe se De Luca non riuscisse a raggiungere Palazzo d’Orleans? Il movimento avrebbe comunque la forza per restare centrale nella politica siciliana?
Il futuro del movimento passa dalla capacità di tenere insieme consenso e squadra
La fase delle nomine ha mostrato ancora una volta una delle dinamiche più complesse della politica: la necessità di conciliare riconoscenza, competenze, consenso e opportunità. Per Sud chiama Nord il completamento del puzzle delle partecipate chiude una fase amministrativa, ma apre una stagione politica ancora più importante. La capacità di mantenere compatto il gruppo dirigente, gestire le aspettative degli esclusi e preparare il movimento alle prossime elezioni sarà probabilmente uno dei principali banchi di prova per Cateno De Luca. Le scelte fatte sulle partecipate raccontano già un nuovo equilibrio interno. Ma la vera partita, quella decisiva, sarà quella elettorale.


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