Meloni a “5 minuti”: “Mattarella firmava circolari su tetto alunni stranieri in aula”. E la stoccata alle Regioni di sinistra sul bollo

Il premier interviene a “5 Minuti” su Rai1 e affronta i temi della scuola, del bollo auto, della procedura d’infrazione Ue e delle accuse dell’opposizione

Giorgia Meloni torna sulle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in materia di scuola e studenti stranieri, respingendo l’interpretazione secondo cui il Quirinale avrebbe contestato l’iniziativa del Governo sulla distribuzione degli alunni nelle classi. Ospite di “5 Minuti” su Rai1, la premier ha parlato anche di bollo auto, sanità regionale, deficit pubblico, procedura d’infrazione europea e delle critiche arrivate dalle opposizioni.

Meloni su Mattarella e gli studenti stranieri: “non leggo le sue parole come una contestazione”

Il tema centrale dell’intervista è stato il confronto sulle parole pronunciate nei giorni scorsi da Sergio Mattarella sul ruolo della scuola nell’integrazione e sul rischio di creare separazioni tra studenti italiani e stranieri. Il presidente del Consiglio ha spiegato di non condividere la lettura secondo cui il Capo dello Stato avrebbe espresso una critica diretta alla linea del Governo. “Ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale le parole di ieri del Presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l’iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così”.

Secondo Meloni, il richiamo del Presidente della Repubblica sarebbe invece compatibile con l’obiettivo dichiarato dall’esecutivo di evitare concentrazioni eccessive di studenti stranieri nelle singole classi.

“Il Presidente della Repubblica, per l’appunto, dice: la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti. È chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possano sentirsi nel ghetto”.

Il  premier ha poi richiamato anche precedenti posizioni attribuite a Mattarella quando ricopriva l’incarico di Ministro dell’Istruzione. “Oggi lo hanno scritto diversi quotidiani, il Presidente della Repubblica, quando era Ministro dell’Istruzione, redigeva circolari che più o meno, anche lì invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buon senso e che quindi mi pare che sia giusto portarla avanti”.

Bollo auto e sanità regionale: Meloni replica alle critiche delle Regioni

Altro capitolo dell’intervista è stato quello relativo alla misura sul bollo auto, che prevede interventi economici collegati all’esenzione per determinati veicoli e che ha generato un confronto politico con alcune Regioni. Meloni ha respinto le accuse secondo cui il provvedimento comporterebbe una riduzione delle risorse destinate alla sanità regionale. “Niente viene tagliato alla sanità regionale. E se i presidenti delle Regioni della sinistra ritengono che questa misura sia così vergognosa, possono sempre decidere di non aderire, rifiutare il contributo dello Stato e far pagare il bollo. Ma temo che non lo faranno. Giustamente, spero non lo faranno”.

Il presidente del Consiglio ha spiegato che il costo della misura, pari a 2,4 miliardi di euro, non ricadrebbe direttamente sui bilanci regionali. “La misura che costa 2,4 miliardi non viene pagata dalle Regioni. Le Regioni vengono rimborsate dallo Stato per le risorse che non chiaramente raccolgono con il bollo auto”.

E sulle contestazioni arrivate dagli esponenti dell’opposizione ha aggiunto: “quindi mi pare chiaramente che le critiche che sto ascoltando da diversi presidenti di Regione, particolarmente dei partiti dell’opposizione, siano ovviamente, insomma, siano in questo caso strumentali, mettiamola così”.

Le accuse sul “pagare la campagna elettorale” e la replica al Movimento 5 Stelle

Nel corso dell’intervista Meloni ha replicato anche alle critiche del Movimento 5 Stelle, che aveva collegato il provvedimento sul bollo auto a finalità elettorali. La premier ha citato il tema dei bonus edilizi varati durante i precedenti governi, facendo riferimento alle conseguenze economiche per lo Stato.

“Ho sentito anche accuse abbastanza gravi: ‘Dobbiamo pagare la campagna elettorale…’ Quando sento una frase del genere da esponenti del Movimento 5 Stelle, atteso che sto ancora cercando di pagare i 200 miliardi di euro di bonus edilizi che abbiamo utilizzato per consentire a Giuseppe Conte di dire che le persone potevano gratuitamente ristrutturare la loro casa, mi fa abbastanza sorridere”.

Deficit e procedura d’infrazione Ue: “abbiamo fatto un lavoro complesso”

Durante il colloquio su Rai1, Meloni ha affrontato anche il tema dei conti pubblici italiani e della mancata uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo. Il premier ha espresso rammarico, ricordando il percorso di riduzione del deficit. “Sono chiaramente dispiaciuta per la mancata uscita dalla procedura di infrazione perché noi abbiamo fatto un lavoro da questo punto di vista molto complesso, in questi anni, che ci ha portato a diminuire il deficit, lo dobbiamo ricordare, dall’8,1% quando ci siamo insediati all’attuale non 3,1%, 3,08%. E quindi, insomma, è il classico: hai fatto 30, eri molto vicino al 31. Chiaramente, stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo sulla tabella di marcia di uscire dalla procedura di infrazione, ma vuol dire che chiaramente andremo per quella che era la tabella di marcia”.

Il presidente del Consiglio ha poi commentato anche la revisione delle stime sulla crescita italiana da parte dell’Istat. “Voglio dire che mi rammarica, però, anche perché nella stessa giornata in cui l’Istat ci dice che siamo al 3,08% di deficit, ci dice anche che rivede le stime della crescita italiana del 2024. Quando ci dissero che la crescita italiana era stata dello 0,7%, oggi si scopre che è stata dell’1,1%… Ora io non so se l’Istat sottostimi gli italiani o sottostimi il governo, ma sta accadendo sempre e mi dispiacerebbe molto se questo accadesse anche fra due anni e se noi fra due anni dovessimo scoprire che in realtà stavamo sotto al 3%, ma le stime erano, diciamo, troppo prudenti”.

Preferenze in Parlamento: Meloni rivendica la modifica della legge elettorale

Infine, la premier ha parlato del tema delle preferenze elettorali e delle polemiche nate dopo il voto segreto alla Camera. “Quando non è passato l’emendamento sulle preferenze alla Camera con voto segreto, si è detto che il governo non aveva più la fiducia del Parlamento. Quindi noi siamo tornati, adesso le preferenze sono nella norma e credo che sia una grande vittoria che gli italiani possano tornare a scegliere il parlamentare. E chiaramente, nel momento in cui torna alla Camera, credo che vada fatta chiarezza sull’accusa che veniva fatta relativamente al fatto che non ci sarebbe fiducia”. Meloni ha poi aggiunto: “se non c’è la fiducia del governo penso che ne dobbiamo prendere atto, no?”.