Nuova possibile modifica alla legge elettorale sul delicato terreno dell’accesso alle elezioni per i partiti che non sono rappresentati in Parlamento. Secondo quanto si apprende, la maggioranza starebbe infatti valutando di ridurre il numero delle firme necessarie previsto nella riformulazione dell’emendamento di Fratelli d’Italia dedicato ai cosiddetti “cespugli”. L’ipotesi sulla quale sarebbe in corso il confronto nel centrodestra prevede una diminuzione significativa: anziché fissare il numero delle sottoscrizioni tra 9mila e 10mila, si starebbe ragionando su una soglia compresa tra 6mila e 7mila firme. Non si tratta ancora di una decisione definitiva. Il punto resta oggetto di valutazione all’interno della maggioranza e la formulazione conclusiva dovrà quindi emergere dal confronto politico sulla riforma.
Legge elettorale, si ragiona sulla riduzione delle firme
Il nodo riguarda in particolare quelle formazioni politiche che non sono presenti in Parlamento e che intendono partecipare alle elezioni. Nella riformulazione dell’emendamento di Fratelli d’Italia era stata ipotizzata una raccolta compresa tra 9mila e 10mila firme. Una previsione sulla quale la maggioranza starebbe ora tornando a discutere, valutando un alleggerimento del requisito. La nuova fascia presa in considerazione sarebbe compresa fra 6mila e 7mila sottoscrizioni. Il cambiamento, se confermato nella formulazione definitiva, renderebbe quindi meno oneroso l’accesso alla competizione elettorale per i soggetti politici che non possono contare su una presenza parlamentare. La questione è ancora aperta ed è proprio sulla definizione del numero delle firme che si starebbe concentrando una parte del confronto in queste ore.
Il nodo dei “cespugli” nella riforma elettorale
La discussione si inserisce nel più ampio confronto sulla nuova legge elettorale e, in particolare, sulle regole da applicare ai cosiddetti “cespugli”, espressione utilizzata nel dibattito politico per indicare le formazioni minori che possono presentarsi autonomamente o collocarsi all’interno di uno schieramento più ampio. Uno degli obiettivi della norma è stabilire quali condizioni debbano essere rispettate dai partiti non già rappresentati nelle istituzioni parlamentari per poter prendere parte alla competizione. Ed è proprio qui che entra in gioco il tema della raccolta delle firme. Il numero delle sottoscrizioni rappresenta infatti uno dei passaggi più delicati: da una parte c’è l’esigenza di fissare requisiti per la presentazione delle liste, dall’altra quella di non rendere eccessivamente difficile l’accesso alla competizione politica per le nuove formazioni. La discussione interna alla maggioranza sembra adesso orientata proprio verso una possibile rimodulazione di questo equilibrio.


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