Un attacco diretto al degrado della rappresentanza politica e alla progressiva perdita di competenza nelle istituzioni arriva dal Dott. Andrea Marino, professionista e figura militante nella politica territoriale. Marino interviene nel dibattito che nelle ultime settimane ha coinvolto diverse voci del panorama locale, richiamando anche le posizioni espresse dal Dr. Francesco D’Aleo e da altre testate e autorevoli esponenti del territorio. Il riferimento è anche e soprattutto al caso Reggio Calabria, con il discusso passaggio di Giannetta da Forza Italia a Futuro Nazionale, per le elezioni suppletive.
“Ormai la politica si basa unicamente sull’ignoranza, perché a questo sistema fa comodo avere individui manovrabili invece di menti libere e preparate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: siamo arrivati letteralmente alla frutta”. Secondo Marino, il problema affonda le proprie radici in un processo che si sarebbe protratto per decenni e che avrebbe progressivamente allontanato la rappresentanza politica dai territori e dai cittadini. Nel mirino finiscono in particolare i continui cambi di schieramento, le candidature decise dai vertici e la perdita di un rapporto diretto tra rappresentanti istituzionali e comunità.
“Oltre 30 anni di continui cambi di casacca”
Marino parla di un sistema politico nel quale le appartenenze ideali sarebbero state progressivamente sostituite dalla ricerca della posizione e della carriera istituzionale. Da qui la richiesta di riportare il territorio al centro della selezione della classe dirigente, affidando la scelta dei candidati anche a chi vive quotidianamente le realtà locali. “Assistiamo da oltre 30 anni a un carosello desolante di continui cambi di casacca, con esponenti che saltano da una sponda all’altra, di destra o di sinistra, indipendentemente da ogni principio ideale. Personaggi che si spostano unicamente per garantirsi la poltrona alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica o nei palazzi regionali, occupati solo a fare passerelle e comparse in televisione. Sul territorio, intanto, non rimane più nulla. I candidati e i rappresentanti devono essere scelti direttamente sul territorio e da professionisti del territorio, da chi vive e conosce davvero le singole realtà e i problemi quotidiani. Non è più tollerabile che i candidati vengano paracadutati o decisi dall’alto da vertici che non sanno nemmeno di cosa si stia parlando. Serve un rispetto profondo per la singola persona e per il lavoro che svolge”.
Nel suo intervento Marino traccia un quadro fortemente critico anche delle condizioni sociali e amministrative del territorio. Dalla sicurezza alla gestione dell’immigrazione, dal degrado delle strade alla qualità dei servizi pubblici, secondo il professionista sarebbero numerose le emergenze che richiederebbero una classe dirigente maggiormente preparata e presente sul campo. Sfacelo sociale e assenza di radici: “Dai problemi della sicurezza e della gestione dell’immigrazione fino al degrado sociale e alle strade colabrodo: stiamo affondando perché chi governa non ha alcuna competenza e non conosce le reali esigenze dei cittadini”.
Nel mirino finisce anche quella che Marino definisce la “politica del selfie”, contrapposta a un’attività amministrativa fatta di presenza, ascolto e capacità di intervenire rapidamente sui problemi. L’illusione del potere e la politica del selfie: “Non si fa più politica per verificare i problemi sul campo e risolverli in quarantotto ore, ma solo per scattare il selfie di turno e scaricare le colpe altrui. Intanto i servizi basilari — dai rifiuti alla sicurezza delle scuole, dal controllo del territorio al randagismo, — versano in condizioni da Terzo Mondo”.
Marino chiede una svolta meritocratica
La proposta avanzata da Marino riguarda una riforma meritocratica della rappresentanza, con l’ingresso nelle istituzioni di persone preparate e con una storia professionale consolidata. Un’impostazione che, secondo il professionista, dovrebbe riguardare tanto i Comuni quanto le Regioni, valorizzando maggiormente tecnici e professionisti. La necessità di una riforma meritocratica: “Il popolo non deve più essere vincolato o ricattato dai soliti noti. Nelle istituzioni deve poter entrare solo gente preparata, con una storia professionale solida e una reale radice nel territorio. Comuni e Regioni devono smettere di ignorare i tecnici e i professionisti validi per fare spazio unicamente agli scambi di favore”.
La riflessione di Marino si allarga quindi al quadro nazionale. Il professionista individua nel progressivo logoramento della politica un fenomeno di lungo periodo, sostenendo che il problema non possa essere ricondotto soltanto agli ultimi anni o agli ultimi governi. Il fallimento della politica nazionale e i 30 anni di immobilismo: “Dal mio punto di vista, la politica nazionale si è trasformata in un guscio vuoto, completamente asservito a logiche ed equilibri globali, disinteressandosi della vita vera delle persone. Non è una deriva degli ultimi vent’anni: sono almeno quarant’anni — da quando sono nato — che assistiamo a questo logoramento, con un sistema che si auto-riproduce invece di evolversi”.
Carovita, lavoro e futuro dei giovani
Tra le questioni indicate come più urgenti ci sono anche il carovita e le difficoltà economiche delle famiglie. Marino critica il modo in cui, a suo giudizio, le istituzioni affrontano l’aumento dei costi e il tema dei salari, richiamando la situazione di chi fatica ad arrivare alla fine del mese. Carovita e stangata sulle famiglie: “È inaccettabile che mentre il prezzo della benzina e del carovita schizza alle stelle, e ci sono padri di famiglia che letteralmente non riescono ad arrivare a fine mese, le istituzioni trattino la situazione come una passeggiata. Si assiste al palleggio vergognoso sui contratti di lavoro, con estenuanti trattative per poche decine di euro che offendono la dignità dei lavoratori”.
Un altro capitolo riguarda i giovani e le prospettive future, anche alla luce dei conflitti internazionali. Marino contesta quella che considera una gestione superficiale dei grandi temi e denuncia il rischio di lasciare intere generazioni senza opportunità, costringendole a lasciare i propri territori. Futuro negato ai giovani e venti di guerra: “Si affrontano temi devastanti come i conflitti internazionali con superficialità e propaganda, mentre si consuma il futuro dei nostri figli, lasciati senza prospettive di lavoro e costretti ad abbandonare i propri territori. È la dimostrazione plastica di una classe politica che ha perso ogni rispetto per la singola persona”.
“Ridare valore al merito, al rispetto della persona e alla conoscenza”
La conclusione dell’intervento di Andrea Marino è un appello a invertire la rotta attraverso una nuova centralità del merito, della competenza e del rapporto con il territorio. Il professionista lega la qualità delle istituzioni alla capacità di selezionare persone che conoscano concretamente i problemi delle comunità e siano disposte a mettere la propria esperienza al servizio della collettività. “Se non invertiamo subito la rotta, ridando valore al merito, al rispetto della persona e alla conoscenza diretta dei problemi locali, questo Paese non potrà avere alcun futuro”.
Marino affida infine a una riflessione sul significato stesso dell’impegno pubblico il messaggio conclusivo della sua analisi. “La vera politica non è l’arte di occupare uno spazio, ma la responsabilità morale di custodire una comunità. Quando il governo della cosa pubblica smette di essere un servizio reso a titolo d’onore e diventa un mestiere per alimentare l’ambizione personale, la società perde la sua anima. Restituire dignità alle istituzioni significa rimettere la competenza e il rispetto della persona al centro del dovere civico: solo chi vive e conosce il territorio, sapendo costruire il bene comune senza chiedere nulla in cambio, ha il diritto di guidare il destino di un popolo”.


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