Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale dello scorso 5 agosto è stato approvato il rendiconto della gestione per l’esercizio 2025, con qualche mese di ritardo, un ‘regalo’, come lo ha definito ironicamente Cannizzaro, dalla vecchia alla nuova Amministrazione, per nulla messa in difficoltà nella programmazione pur non avendo avuto contezza del reale stato delle casse comunali. Il centrosinistra parla di certificazione degli ottimi risultati in materia di risanamento dei conti, ottenuti fra mille difficoltà, utilizzando il documento come alibi enorme per nascondere 12 anni di mala gestione punita dai cittadini in cabina elettorale. Dall’altra parte, l’attuale Maggioranza sottolinea come la situazione ereditata non sia devastante, ma nemmeno rosea come viene raccontata.
Dove sta la verità? Nel mezzo. E quel ‘mezzo’ è rappresentato dal parere autorevole del dirigente Franco Consiglio che, in apertura dell’assise, ha tenuto una vera e propria lectio magistralis sul tema spiegando la natura del disavanzo odierno e il rapporto con il piano di riequilibrio finanziario precedente.
La spiegazione del dirigente Franco Consiglio sui 172 milioni di disavanzo del Comune
“Il nostro disavanzo ha cambiato natura, nel corso degli anni, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo per effetto di due aspetti principali: il primo riguarda le riforme di natura contabile arrivate nel corso degli anni; il secondo deriva da una questione legata alla gestione del piano di riequilibrio. – ha spiegato Consiglio – Il Comune aveva attivato una procedura di gestione del piano di riequilibrio finanziario della durata decennale che prevedeva all’origine un meccanismo di rientro del disavanzo di competenza di ogni anno e che nel 2022 doveva chiudersi. Grazie a un intervento del 2020 Legislatore, una sentenza della Corte Costituzionale, intervenuto in favore dei Comuni, il Comune di Reggio Calabria è stato destinatario di un contributo di 149 milioni di euro di natura libera. Il contributo non aveva vincolo rispetto alle altre quote, erano soldi che si potevano in teoria utilizzare. L’Amministrazione, essendo il Comune dentro il Piano di Riequilibrio, ha deciso di ripianare il disavanzo mancante in anticipo rispetto alla chiusura. Di questo c’è la sentenza della Corte dei Conti che ha acclarato che il disavanzo derivante dal Piano di Riequilibrio è stato ripianato dall’ente.
Quale disavanzo rimane? Quello derivante dal Fondo Anticipazione di Liquidità, fondo legato alle anticipazioni che il Comune ha ricevuto per pagare i debiti ancorati al Piano. Tutta quella liquidità, nel 2015, con una norma dello Stato, è stato definito che quella quota poteva essere portata a scorporo del Fondo Crediti di dubbia esigibilità. Questa norma, art. 2 comma 6 decreto legge 78/2015, è stata dichiarata incostituzionale con la delibera (sentenza, ndr) 4 del 2020 della Corte Costituzionale. Tutti i Comuni d’Italia che ne avevano usufruito, hanno dovuto fare un accostamento diverso di quelle partite. Per noi questo disavanzo è cambiato sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Nel 2018 il Comune era già a 174 milioni di euro, aveva ripianato gli importi, e ha dovuto incrementare l’importo e ha dovuto riappostare i 180 milioni di euro. Solo nel 2021, con il decreto legge 73, si è stabilito come deve essere ripianato il percorso dell’Anticipazione di Bilancio”.
I 172 milioni odierni non riguardano il vecchio Piano di riequilibrio
La dichiarazione di Franco Consiglio può essere tradotta così: il Comune di Reggio Calabria ha concluso il recupero del disavanzo storico inserito nel Piano di riequilibrio del 2013, ma continua a presentare un disavanzo contabile di circa 172 milioni perché deve ancora restituire e rappresentare correttamente in bilancio le anticipazioni di liquidità ricevute dallo Stato per pagare i vecchi debiti. La somma riguarda il residuo contabile del Fondo anticipazioni di liquidità, il cosiddetto FAL: denaro prestato dallo Stato e dalla Cassa depositi e prestiti, utilizzato per saldare debiti commerciali già esistenti e da restituire nel tempo.
Disavanzo, debiti e mancanza di cassa non sono la stessa cosa
Spieghiamo una differenziazione che ci tornerà utile da qui in avanti. Il debito verso un fornitore è una fattura che il Comune deve pagare. L’anticipazione di liquidità è il prestito ricevuto per avere materialmente il denaro necessario a pagare quella fattura. Il disavanzo di amministrazione, invece, è il risultato contabile che emerge confrontando attività, passività, residui e accantonamenti.
Facciamo un esempio molto semplificato. Il Comune deve “100” a diverse imprese, ma non dispone della liquidità necessaria. Lo Stato gli presta “100”. Il Comune paga le imprese, ma deve restituire allo Stato quei “100” in trent’anni. Il debito commerciale è stato estinto, ma è rimasto il debito finanziario verso lo Stato.
Il FAL serve precisamente a impedire che quei 100 ricevuti in prestito siano considerati un miglioramento definitivo del bilancio. Non sono un guadagno: sono denaro da restituire. La domanda che molti si sono fatti è la seguente: come si è passati dagli 87 milioni ereditati da Falcomatà nel 2014 ai 172 odierni? Ripercorriamo la storia recente del Comune di Reggio Calabria.
2011-2012: emerge la crisi finanziaria di Palazzo San Giorgio
La crisi dei conti reggini emerge formalmente attraverso le verifiche della Corte dei conti sui rendiconti degli anni precedenti. Nel 2012 la magistratura contabile riscontra gravi irregolarità, ritardi nei rendiconti, residui scarsamente attendibili e la mancata adozione di misure correttive sufficienti.
Con la deliberazione n. 294/2012, la Corte accertò che il Comune non aveva adottato misure adeguate. Nel dicembre successivo intervenne la deliberazione n. 309/2012, mentre la Commissione straordinaria che amministrava il Comune dopo lo scioglimento degli organi elettivi decise di ricorrere al nuovo istituto del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale.
Il Piano era stato appena introdotto nell’ordinamento dall’articolo 243-bis del Testo unico degli enti locali. È una sorta di alternativa controllata al dissesto: il Comune evita il fallimento amministrativo, ma si sottopone a un programma vincolante di risanamento, con maggiori entrate, riduzioni di spesa, vendita di beni, recupero dell’evasione e pagamento progressivo dei debiti.
2013: nasce il Piano di riequilibrio decennale
La Commissione straordinaria approvò il Piano con deliberazione n. 17 dell’8 febbraio 2013, poi rimodulata con deliberazione n. 142 del 15 luglio 2013. Nella ricostruzione pubblicata dallo stesso Comune, il disavanzo da ripianare venne quantificato in 110.918.040,99 euro, da recuperare attraverso dieci quote annuali di circa 11,09 milioni, dal 2013 al 2022.
2013: le anticipazioni di liquidità per pagare i vecchi debiti
Parallelamente al Piano entrò in vigore il decreto-legge n. 35 dell’8 aprile 2013, convertito nella legge n. 64/2013. Lo Stato mise a disposizione degli enti locali anticipazioni straordinarie per pagare i debiti certi, liquidi ed esigibili verso imprese e professionisti. Reggio Calabria utilizzò massicciamente questo strumento. Si trattava di un aiuto importante per l’economia cittadina: aziende, cooperative e professionisti poterono essere pagati. Ma non era un contributo a fondo perduto. Il Comune doveva restituire le somme, normalmente nell’arco di trent’anni, con i relativi interessi. È qui che nasce il FAL che oggi pesa sul risultato di amministrazione.
2015: la norma che consentì di “sovrapporre” FAL e FCDE
Con l’armonizzazione contabile del 2015 i Comuni dovettero costituire il Fondo crediti di dubbia esigibilità, cioè un accantonamento destinato a sterilizzare entrate difficili da riscuotere. Se, per esempio, il Comune conserva 100 milioni di vecchie multe, tributi e canoni da riscuotere, ma sa realisticamente che una parte consistente non entrerà mai, non può spendere come se quei 100 milioni fossero tutti disponibili. Deve accantonare una somma nel FCDE. L’articolo 2, comma 6, del decreto-legge n. 78/2015, convertito nella legge n. 125/2015, consentì agli enti di utilizzare contabilmente la quota accantonata per le anticipazioni di liquidità anche ai fini dell’accantonamento al FCDE.
Detto in modo semplice: una stessa posta contabile finiva sostanzialmente per assolvere due funzioni. Ciò riduceva il disavanzo rappresentato nei rendiconti. Nel 2017, l’articolo 1, comma 814, della legge n. 205/2017 fornì un’interpretazione ancora più estesa di quella possibilità.
2018: il disavanzo era già nell’ordine dei 174-178 milioni
Consiglio ricorda che nel 2018 il Comune presentava già un disavanzo di circa 174 milioni. Il punto decisivo è che il disavanzo da 172 milioni del 2025 non costituisce un improvviso peggioramento rispetto a un bilancio precedentemente in pareggio. Già tra il 2018 e il 2019 il risultato negativo era vicino o superiore all’ammontare attuale. Successivamente, il ritorno alle regole corrette di contabilizzazione del FAL impose di iscrivere nuovamente circa 180 milioni di euro tra le quote accantonate, facendo emergere contabilmente una parte di disavanzo che la normativa del 2015 aveva permesso di attenuare.
2019-2020: il tentativo di allungare il Piano e la sentenza sul “Salva Reggio”
Nel 2019, l’articolo 38 del decreto-legge n. 34/2019 consentì ad alcuni Comuni, fra cui Reggio Calabria, di rimodulare il Piano e distribuire il recupero del disavanzo su un periodo più lungo, potenzialmente fino a vent’anni. La Corte dei conti sollevò la questione davanti alla Corte costituzionale. Con la sentenza n. 115 del 23 giugno 2020, la Consulta dichiarò incostituzionale il meccanismo che permetteva di ricalcolare e diluire il deficit senza un collegamento sufficientemente rigoroso con la responsabilità delle amministrazioni che lo avevano prodotto. Il principio affermato era molto importante: un disavanzo non può essere semplicemente spostato sulle amministrazioni e sulle generazioni future attraverso un allungamento meramente contabile. Quella decisione mise Reggio Calabria in una condizione molto delicata, perché tornava concretamente il rischio del dissesto.
La sentenza n. 4/2020 sul Fondo anticipazioni di liquidità
Pochi mesi prima, con la sentenza n. 4 del 28 gennaio 2020, la Corte costituzionale aveva dichiarato illegittimo l’articolo 2, comma 6, del decreto-legge n. 78/2015 e la relativa interpretazione del 2017. La Corte stabilì che le anticipazioni di liquidità non possono migliorare artificialmente il risultato di amministrazione né offrire copertura a nuove spese. Sono prestiti destinati esclusivamente al pagamento di passività pregresse. La conseguenza fu pesante per tutti i Comuni che avevano utilizzato quel sistema: dovettero separare nuovamente il FAL dal FCDE e accantonare integralmente le anticipazioni ancora da restituire.
Il Decreto Agosto del 2020: il contributo straordinario a fondo perduto
Per evitare che Comuni con squilibri strutturali, aggravati dalle sentenze costituzionali, precipitassero nel dissesto, il Governo intervenne con l’articolo 53 del decreto-legge n. 104/2020, il cosiddetto Decreto Agosto, convertito nella legge n. 126/2020. La norma istituì un fondo nazionale di:
- 100 milioni per il 2020;
- 50 milioni per il 2021;
- 50 milioni per il 2022.
Il totale nazionale era quindi di 200 milioni di euro. Reggio Calabria, essendo il Comune più esposto tra quelli ammessi, ricevette circa il 70% del fondo, vale a dire una cifra nell’ordine dei 140 milioni di euro. Consiglio ne indica 149.
Perché quei soldi erano “di natura libera”
“Risorse libere” non significa denaro senza regole. Significa che non erano vincolate alla realizzazione di una specifica opera pubblica. Il Comune avrebbe potuto utilizzarle per sostenere gli equilibri correnti, garantire servizi o coprire altre necessità di bilancio. Trovandosi ancora nel Piano di riequilibrio, scelse invece di applicarle prioritariamente al recupero del disavanzo residuo del Piano. È questo il passaggio centrale della dichiarazione di Consiglio: il contributo statale non cancellò automaticamente il disavanzo per legge; fu il Comune a destinarlo al risanamento, anticipando il recupero delle quote che altrimenti sarebbero rimaste da coprire.
2021: la seconda sentenza sul FAL e il vero riferimento normativo
Dopo la sentenza n. 4/2020, il legislatore aveva introdotto l’articolo 39-ter del decreto-legge n. 162/2019, convertito nella legge n. 8/2020. La norma imponeva la ricostituzione del FAL ma consentiva di ripianare il maggior disavanzo lungo un periodo corrispondente alla restituzione delle anticipazioni, potenzialmente trentennale. Anche questo meccanismo venne dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 80/2021, perché permetteva nuovamente di rinviare eccessivamente il recupero del disavanzo. Il legislatore intervenne allora con l’articolo 52, commi 1-bis e seguenti, del decreto-legge n. 73/2021, il “Sostegni bis”, convertito nella legge n. 106/2021. Questa norma:
- consentì di ripianare in un massimo di dieci anni il maggior disavanzo derivante dalla ricostituzione del FAL;
- stabilì come contabilizzare il fondo dal 2021;
- istituì un fondo statale da 660 milioni per aiutare gli enti maggiormente colpiti.
2021-2022: il “Decreto Salva Napoli”
Quello comunemente chiamato “Decreto Salva Napoli” non è, in realtà, un decreto dedicato soltanto a Napoli (è un termine giornalistico, Napoli era la città messa “peggio”, ndr). Il meccanismo venne introdotto dai commi 567-580 dell’articolo 1 della legge n. 234/2021, cioè la legge di bilancio per il 2022. Era destinato ai Comuni capoluogo di Città metropolitana con un disavanzo pro capite superiore a 700 euro. I Comuni inizialmente interessati erano:
- Napoli
- Torino
- Palermo
- Reggio Calabria
La legge stanziò a livello nazionale circa 2,67 miliardi di euro, distribuiti su un periodo ventennale. L’erogazione era subordinata alla sottoscrizione di un accordo con il Governo contenente impegni precisi sul risanamento.
Il Patto per Reggio e i 137 milioni
L’applicazione locale del meccanismo è il Patto per Reggio, sottoscritto nel 2022 tra il Comune e la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Economia. A Reggio Calabria furono assegnati complessivamente circa 137 milioni di euro, da erogare fino al 2042 (quindi non ancora incassati completamente). Non si tratta di una somma consegnata tutta insieme. È un flusso pluriennale, con rate annuali e controlli sul rispetto degli impegni. Il decreto ministeriale del 6 aprile 2022 individuò espressamente Napoli, Torino, Reggio Calabria e Palermo tra i Comuni con disavanzo pro capite superiore a 700 euro.
Il Patto obbliga il Comune a perseguire, tra l’altro:
- il miglioramento della riscossione tributaria
- il recupero dell’evasione
- la razionalizzazione delle spese
- la valorizzazione o alienazione del patrimonio
- il miglioramento dell’efficienza delle società partecipate
- il rispetto degli obiettivi annuali concordati con lo Stato
Tirando le somme…
Ripianata la somma relativa al piano di riequilibrio, il Comune di Reggio Calabria deve far fronte ora al disavanzo di 172 milioni dovuto in larga parte al Fondo Anticipazione di Liquidità, ovvero la somma da restituire allo Stato. La novità positiva è che con la Finanziaria 2026, il governo dà la possibilità di cancellare dal risultato accantonato di amministrazione le anticipazioni di liquidità, fermo restando il debito da risolvere con lo Stato che ha anticipato le somme. “Il prossimo anno potremmo vedere stralciati i 110 milioni di anticipazioni, si dovrebbe ridurre, a parità di condizioni (senza altro squilibrio), a quasi 60 milioni di euro. L’altra parte di disavanzo che rimane è quella di riaccertamento straordinario dei residui“, ha spiegato Consiglio.
Il problema riscossioni e la sfida dell’Amministrazione Cannizzaro
Attenzione però al problema delle riscossioni. Per molti anni, una parte consistente delle entrate iscritte nei bilanci non si è trasformata in denaro effettivamente incassato. Per farla breve: il Comune emette avvisi per IMU, Tari, acqua, canoni, multe e altre entrate; contabilmente registra il credito, ma una quota molto elevata rimane insoluta. Questo genera centinaia di milioni di residui attivi, riduce la liquidità disponibile e obbliga l’ente ad accantonare somme enormi nel Fondo crediti di dubbia esigibilità. Oggi si parla di oltre 834 milioni di euro di residui attivi e circa 550 milioni accantonati nel Fondo crediti di dubbia esigibilità. Questi dati non significano automaticamente che 550 milioni siano definitivamente persi. Significano che, sulla base dell’andamento storico delle riscossioni, il Comune non può considerare liberamente spendibile una parte molto consistente dei crediti iscritti in bilancio.
La scarsa riscossione non è una difficoltà comparsa negli ultimi anni. La Corte dei Conti la segnalava già nel 2012, parlando di una capacità di riscossione “modesta da lungo tempo“, soprattutto per le entrate proprie e per i vecchi residui. Negli ultimi 14 anni l’Amministrazione Falcomatà ha fatto poco o nulla per migliorare la situazione, evidenza espressa anche dal sindaco Cannizzaro che eredita una sfida complessa. Il Decreto Agosto ha consentito di chiudere il vecchio Piano di riequilibrio e il Patto per Reggio accompagna il Comune fino al 2042. Ma il risanamento potrà diventare realmente strutturale soltanto se il Comune riuscirà a trasformare gli accertamenti tributari in incassi effettivi, riducendo progressivamente sia i residui attivi sia il Fondo crediti di dubbia esigibilità.


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