Il crollo dell’edificio nel rione Pistunina, a Messina, assume contorni ancora più drammatici nelle parole dell’ingegnere Pietro Leone, uno dei tre indagati dalla Procura di Messina nell’ambito dell’inchiesta aperta sulla tragedia. Il professionista, che progettò la palazzina nel 1989, ha spiegato di vivere questa vicenda prima di tutto come un familiare, dal momento che all’interno dell’edificio abitavano quattro persone a lui legate. Due dei suoi familiari sono stati recuperati senza vita, mentre altri due risultano ancora sotto le macerie. Una situazione che rende il suo coinvolgimento umano particolarmente doloroso e che si intreccia con la posizione giudiziaria emersa dopo il cedimento dell’immobile.
Le parole di Pietro Leone al Tg1
Intervistato dal Tg1, l’ingegnere ha descritto il peso personale della tragedia e il legame con le persone coinvolte nel crollo. “L’unica cosa che le posso dire è che in questo momento io sono un familiare, queste sono persone con cui sono cresciuto assieme. E’ la mia famiglia, è doloroso. Spero che la giustizia si muova al meglio”. Le parole di Pietro Leone restituiscono il dramma di chi, oltre a essere coinvolto nell’inchiesta, è direttamente colpito dalla perdita e dall’incertezza. Il professionista ha infatti ricordato che nell’edificio vivevano quattro suoi familiari, due dei quali sono stati già trovati morti, mentre per gli altri due proseguono le ricerche tra le macerie.
Il progettista della palazzina costruita nel 1989
Secondo quanto riportato, fu proprio Pietro Leone a progettare nel 1989 la palazzina crollata nel rione Pistunina. Questo elemento è al centro dell’attenzione investigativa, insieme agli altri aspetti che dovranno essere chiariti dagli inquirenti. L’ingegnere figura tra i tre indagati dalla Procura di Messina per il crollo dell’edificio. L’apertura dell’indagine punta a ricostruire le cause del cedimento e ad accertare eventuali responsabilità legate alla struttura e agli interventi effettuati sull’immobile.
La smentita sul coordinamento dei lavori al piano terra
Nel corso dell’intervista, a Pietro Leone è stato chiesto se avesse seguito i lavori in corso al piano terra dell’edificio. L’ingegnere ha negato in modo netto di avere avuto un ruolo di coordinamento. “A quanto pare sarei indagato perché sarei coordinatore di questi lavori, ma proprio no, assolutamente no“. La dichiarazione rappresenta uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento televisivo. Leone respinge infatti l’ipotesi di essere stato il coordinatore dei lavori, prendendo le distanze da un incarico che, secondo quanto da lui riferito, sarebbe alla base del suo coinvolgimento nell’inchiesta.


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