Il controllo del territorio da parte delle consorterie mafiose periferiche può assumere forme asfissianti, arrivando a colpire persino le realtà associative ricreative e i cantieri legati alle istituzioni religiose. È quanto emerge dall’analisi dei Capi 25 e 26 della nuova ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria e culminata nel maxi blitz di questa mattina, che fotografa le attività dei presunti componenti della cosca D’Agostino, considerata attiva nella frazione di Ortì sotto l’influenza della casa madre di Archi. Nel dare conto di queste risultanze investigative, è fondamentale ribadire la vigenza della Legge Cartabia e il principio della presunzione di innocenza: le condotte contestate sono provvisorie e dovranno trovare il necessario vaglio di riscontro nelle successive fasi del giudizio penale.
Operai seguiti ed intimiditi al Monastero della Visitazione
Il primo episodio contestato dagli inquirenti risale alla fine dell’estate del 2021 e interessa il cantiere edile per il rifacimento della pavimentazione del sagrato del Monastero della Visitazione di Santa Maria. Secondo quanto ricostruito dalla Procura distrettuale, il capo della ndrina locale Giuseppe D’Agostino, coadiuvato dal figlio Demetrio D’Agostino, avrebbe messo in atto un’azione finalizzata ad imporre il pizzo alla cooperativa sociale incaricata dei lavori. Il padre si sarebbe inizialmente presentato sul posto simulando un generico interesse per le opere in corso, raccogliendo informazioni preziose dagli operai. Successivamente, il figlio Demetrio si sarebbe recato nel cantiere scattando fotografie e, dopo aver fornito false generalità alla Madre Superiora del Monastero che chiedeva chiarimenti sulla sua presenza, avrebbe seguito in modo guardingo un operaio dipendente della ditta. Rimasto da solo con il lavoratore, D’Agostino si sarebbe avvicinato con fare minaccioso pronunciando una frase dal sapore inequivocabile: “Di chi è l’impresa… digli alla ditta di parlare con chi di dovere”.
“Ventisette anni senza incidenti”: il ricatto alla Bocciofila
Ancor più esplicito e violento nei toni risulta l’episodio contestato al Capo 26, avvenuto nell’aprile del 2022 ai danni di Domenico Cariddi, presidente dell’associazione sportiva “Bocciofila Ortì“. Le intercettazioni ambientali hanno registrato lo sfogo prepotente di Demetrio D’Agostino, il quale si era scagliato contro il presidente che pretendeva il pagamento della regolare tessera socio e delle consumazioni al bar da parte del padre Giuseppe. D’Agostino, ostentando il potere mafioso della propria famiglia, aveva ricordato al suo interlocutore che la struttura non era mai stata toccata in quasi trent’anni proprio grazie alla protezione garantita dalla cosca: “Ventisette anni e non è successo mai niente! Perché non è successo mai niente, nell’interesse anche nostro… Vuol dire che un cretino… o dei cretini, non lo hanno fatto toccare e che vada avanti la situazione!“.
La minaccia di distruggere il campo e l’obbligo di sottomissione
Di fronte alle timide rimostranze del presidente, l’indagato aveva alzato i toni, formulando minacce esplicite di distruzione del patrimonio della società e imponendo il totale azzeramento del contributo economico per la propria famiglia: “Quindi se ora in avanti vogliamo che non ci tocchino, le briglia che c’erano prima non si debbono guastare, giusto? (…) Se non volete continuare a giocare alle bocce… io me ne posso andare domani sera, ti giuro, te lo posso dire apertamente, vado là e rompo tutte cose“.
L’obiettivo dell’intimidazione, tuttavia, andava oltre il mero vantaggio economico delle tessere gratuite. D’Agostino esigeva un vero e proprio atto di sottomissione pubblica da consumarsi davanti a tutti i soci dell’associazione, per dimostrare l’intangibilità dei boss sul territorio: “Quando viene là e vengono i bambini, si prendono un gelato e non te lo paghi… ma là, di faccia a tutti, in bella vista, “non me li devi dare questi soldi Pepé” perché devono capire che sono gli altri che me li devono dare, lo capisci che ti voglio dire? Noi l’esempio lo dobbiamo dare come il Carabiniere!“.

