Le ramificazioni della grande inchiesta antimafia culminata nel maxi blitz di questa mattina a Reggio Calabria si estendono ben oltre i tradizionali settori dell’edilizia e del commercio, arrivando a toccare uno degli ambiti più delicati della società civile: il sistema dell’assistenza sanitaria e del welfare locale. Leggendo le pieghe dell’ordinanza di custodia cautelare, sempre tenendo a mente il fondamentale principio della presunzione di non colpevolezza valido per tutti gli indagati, si delinea un presunto progetto di infiltrazione mafiosa altamente sofisticato. Al centro di questo filone investigativo vi è l’interesse del presunto mediatore Gaetano Chirico nel fiorente mercato delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e delle cliniche psichiatriche, un settore capace di attrarre ingenti flussi di danaro provenienti dalla pubblica amministrazione. Gli inquirenti ipotizzano che il gruppo stesse architettando una rete di controllo per gestire in modo occulto non solo l’edificazione delle strutture, ma anche la loro complessa fase gestionale.
Il miraggio dei fondi pubblici e il calcolo dei profitti
Il livello di cinismo imprenditoriale che traspare dalle conversazioni intercettate è un elemento di forte impatto per la cronaca giudiziaria locale. In un dialogo registrato dagli investigatori, si ascolta l’imprenditrice siciliana spiegare a Gaetano Chirico la differenza abissale di redditività tra una normale casa di riposo e una struttura destinata ai pazienti con patologie psichiatriche. I numeri snocciolati durante l’intercettazione evidenziano come il margine di guadagno giornaliero per un paziente psichiatrico, grazie agli accreditamenti e ai pagamenti garantiti dall’ente pubblico, sia ritenuto nettamente superiore, spingendo gli interlocutori a concentrare i propri appetiti su questo specifico ramo della sanità convenzionata. Questo passaggio dell’indagine penale dimostra come la presunta consorteria criminale non agisca in modo casuale, ma analizzi i bilanci e le opportunità offerte dagli appalti pubblici e dai rimborsi sanitari con la freddezza di una vera e propria holding finanziaria.
La presunta rete di compiacenze nella pubblica amministrazione
L’aspetto forse più inquietante di questa tranche investigativa riguarda le presunte entrature del gruppo all’interno dell’Azienda Sanitaria Provinciale. Secondo la prospettazione della Procura della Repubblica, Gaetano Chirico si sarebbe mosso su più fronti per garantire il successo dell’operazione: da un lato avrebbe vantato amicizie altolocate tra i dirigenti dell’ente per velocizzare le pratiche di accreditamento regionale, dall’altro avrebbe utilizzato la figura della propria coniuge, dipendente della medesima azienda sanitaria e anch’essa menzionata nelle indagini, per reclutare il personale socio-sanitario da impiegare nelle future cliniche. Se queste ipotesi di reato dovessero trovare conferma nelle aule di tribunale, ci troveremmo di fronte a un allarmante episodio di presunto traffico di influenze e condizionamento della cosa pubblica, dove il diritto alla salute e all’assistenza verrebbe piegato per foraggiare le casseforti parallele della criminalità organizzata.




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