Nelle pieghe della vasta operazione condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria emerge un episodio che descrive in modo emblematico come la forza d’intimidazione del vincolo associativo possa manifestarsi anche nelle circostanze più imprevedibili della vita sociale e familiare dei presunti affiliati. L’ordinanza cautelare firmata dal GIP descrive al Capo 217 un presunto tentativo di estorsione pluriaggravata commesso ai danni di una nota ditta di Montebello Ionico specializzata nel noleggio di strutture per manifestazioni e spettacoli pirotecnici. Anche per questo filone, la bussola giornalistica deve orientarsi rigorosamente sul rispetto della presunzione di innocenza: ci troviamo di fronte a contestazioni provvisorie all’interno di un quadro investigativo che attende il vaglio del dibattimento processuale.
“O prendi mille euro o non avrai un centesimo”
La vicenda prende le mosse in occasione del matrimonio dell’indagato Gianluigi Saverio Bevilacqua, figlio di Mario Bevilacqua, quest’ultimo considerato dagli inquirenti un organizzatore di rango del traffico di stupefacenti. Al momento di saldare il conto per i giochi pirotecnici forniti durante i festeggiamenti, la ditta creditrice si sarebbe vista recapitare un’ambasciata perentoria. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri e della Procura, Mario Bevilacqua, agendo di concerto e su precisa disposizione del presunto esponente apicale Carmelo Consolato Murina, avrebbe intimato ai responsabili dell’impresa di accettare la sola somma di mille euro a fronte di una richiesta complessiva di duemila e cinquecento euro per il servizio reso. I dialoghi captati dagli investigatori mostrano una protervia assoluta, con gli indagati che ammoniscono i commercianti spiegando che i mille euro erano disponibili nell’immediato e che, in caso di rifiuto, non avrebbero incassato nulla. Murina, facendo valere il proprio presunto peso relazionale all’interno della criminalità di Archi, avrebbe bloccato ogni richiesta di saldo affermando che lo spettacolo non valeva più di seicento euro e che l’accordo doveva considerarsi forzosamente chiuso a quelle condizioni.
Le relazioni tra cosche e la gestione dei proventi delittuosi
L’episodio dei fuochi d’artificio, apparentemente circoscritto, svela in realtà un intreccio relazionale molto più profondo tra la criminalità comune e la cosiddetta “società maggiore” della ‘ndrangheta reggina. Carmelo Consolato Murina viene infatti descritto nell’ordinanza come un promotore e direttore capace di esercitare un forte carisma criminale, tutelando gli affiliati e gli imprenditori sponsorizzati dal sodalizio in caso di contrasti con terzi. Le indagini ipotizzano che Murina dirigesse i flussi finanziari e le modalità di spaccio non solo attraverso contatti verbali, ma servendosi di un collaudato sistema di messaggi scritti, i celebri “pizzini”, veicolati da intermediari fidati come la moglie, anch’essa tra gli indagati, e l’uomo di fiducia Salvatore Primo Gioè, quest’ultimo finito in carcere, il quale metteva a disposizione i locali della propria attività commerciale di rivendita veicoli come quartier generale per i summit riservati. Un controllo che si estendeva anche al mutuo soccorso, garantendo il sostentamento economico e il pagamento delle spese legali per i sodali detenuti, preservando così la compattezza interna del gruppo.
L’infiltrazione negli appalti delle pulizie ferroviarie
Il controllo egemonico sul territorio da parte della presunta federazione criminale non si limitava al narcotraffico o al racket al dettaglio, ma puntava a infiltrare comparti strategici dell’economia legale cittadina. All’interno del Capo 1 dell’ordinanza cautelare, viene tratteggiata la figura di Giorgio Benestare, detto “Franco“, accusato di essere un promotore e organizzatore dell’articolazione mafiosa di Archi, traendo la propria forza intimidatoria dal cartello storico della cosca Tegano. l Benestare viene contestato il compito di gestire le relazioni diplomatiche tra le varie famiglie cittadine e di supervisionare la raccolta estorsiva, ma l’elemento di maggiore impatto economico riguarda la presunta ingerenza nel settore degli appalti legati alla pulizia dei convogli e degli impianti industriali presso il polo ferroviario reggino, un ambito considerato di interesse strategico per garantire profitti continui e stabili alle casse del sodalizio.

