C’è un equivoco di fondo che in questi giorni di piena estate serpeggia tra le case, le spiagge e gli uffici di una città che sembra aver smarrito, insieme al decoro urbano, anche il senso della misura. L’equivoco è che Francesco Cannizzaro, da poco più di un mese insignito della fascia tricolore, nasconda sotto l’abito istituzionale un mantello da supereroe, possibilmente in grado di piegare lo spazio-tempo e sovvertire le leggi della fisica. Perché solo ricorrendo alla fantascienza si può dare un senso alle accuse surreali che, con una puntualità quasi comica, si stanno abbattendo sulla nuova amministrazione.
I dati, quelli nudi e inconfutabili, ci dicono che il Sindaco di Reggio Calabria è stato proclamato lo scorso 4 giugno. La Giunta comunale, il motore esecutivo della città, è stata varata appena il 4 luglio, seguita a stretto giro dall’insediamento del Consiglio Comunale il 6 luglio. Parliamo di tre settimane fa. Ventitrè giorni. Un battito di ciglia nel tempo burocratico di una pubblica amministrazione, ma evidentemente un’eternità per chi, armato di una memoria selettiva, ha deciso di aprire il fuoco.
L’orologio della politica e il calendario dell’assurdo
A fronte di tempistiche così compresse, rasenta il teatro dell’assurdo osservare certe frange della città, dichiaratamente schierate a sinistra, inscenare una guerriglia quotidiana. L’accusa? Non aver trasformato una città bombardata in una succursale svizzera nel giro di un weekend. È innegabile, ed è bene ribadirlo, che la città versi in condizioni disastrose. Lo testimoniano i fatti, lo gridano i cittadini, e noi su StrettoWeb lo raccontiamo ininterrottamente da oltre un decennio, documentando la caduta libera verso il degrado più assoluto. Tuttavia, proprio perché questa agonia dura da circa quindici anni, scagliarsi contro chi ha varcato la soglia di Palazzo San Giorgio letteralmente ieri mattina è un esercizio di puro qualunquismo. Si esige il miracolo immediato, dimenticando che i danni strutturali non si riparano con un tweet indignato.
Le macerie in eredità: spazzatura, sete e crateri urbani
Guardiamoci intorno senza i paraocchi dell’ideologia. Le buche nelle strade che oggi distruggono le sospensioni delle auto sono esattamente gli stessi crateri di due mesi fa, elevati ormai a monumenti storici dell’incuria. La crisi idrica che lascia i rubinetti a secco non è un complotto ordito a luglio, ma la triste e arida normalità a cui i reggini sono assuefatti da lustri. E l’emergenza rifiuti, con le sue montagne maleodoranti ad ogni angolo, con i mastelli non svuotati fuori dai portoni, non è un’invenzione dell’ultima ora, ma una macabra tradizione che si ripete identica a se stessa: un anno fa, tre anni fa, cinque anni fa, dieci anni fa. Queste non sono disfunzioni improvvise, ma la disastrosa eredità politica lasciata in dote dall’amministrazione Falcomatà, che ha tenuto le redini della città ininterrottamente per ben dodici anni, dal 2014 al 2026. Risulta francamente stucchevole ricordare come, persino dopo un decennio di governo, la precedente giunta continuasse a giustificare le proprie palesi incapacità scaricando la colpa sulle “amministrazioni precedenti“. Oggi, per un prodigioso ribaltamento logico, a chi è in carica da meno di un mese non è concessa neanche la scusante del disastro ereditato.
Il paradosso del “secondo tempo” e la memoria selettiva
Il capolavoro del sarcasmo politico, però, lo regalano proprio quei cittadini e quegli esponenti che oggi puntano l’indice contro le mancanze attuali. Sono, in molti casi, gli stessi che nel 2020 hanno convintamente rivotato Falcomatà per un sedicente “secondo tempo“. All’epoca, la narrazione dominante esigeva di concedere una “seconda chance“, perché evidentemente sei anni ininterrotti di fallimenti amministrativi non erano stati sufficienti per giudicare. Si perdonarono sei anni di voragini, di immondizia e di sete, elargendo un mandato fiduciario in bianco. Oggi, quegli stessi giudici indulgenti che hanno chiuso entrambi gli occhi per oltre un decennio, si trasformano in inflessibili inquisitori, pretendendo che Francesco Cannizzaro risolva la paralisi decennale di un capoluogo di provincia nel tempo di una vacanza ai Caraibi e dandogli la colpa della mancata raccolta dei rifiuti. A lui, che ha incontrato per la prima volta i dirigenti della ditta dei rifiuti voluta e gestita da Falcomatà, letteralmente 48 ore fa!
Il mistero dell’estate reggina e la programmazione fantasma
E se la logica sembra già abbastanza compromessa, il dibattito tocca vette di puro surrealismo quando si tocca il tasto della programmazione turistica. Qualcuno, con un notevole sprezzo del ridicolo, accusa l’attuale esecutivo di non aver pianificato a dovere l’estate reggina. C’è da chiedersi in quale dimensione parallela un sindaco che nomina la sua Giunta comunale il 4 di luglio possa magicamente estrarre dal cilindro un cartellone estivo internazionale per il mese di agosto. Gli eventi, la cultura, il turismo si pianificano con semestri di anticipo, non con le temperature a quaranta gradi e le spiagge già affollate. L’assenza di programmazione non è una macchia del nuovo corso, ma l’ennesimo timbro di garanzia del vuoto pneumatico lasciato dal Partito Democratico, che non ha programmato l’estate quest’anno, esattamente come aveva dimenticato di farlo negli anni precedenti, condannando la città al torpore.
Oltre la disonestà intellettuale: il tempo della ricostruzione
Alla nuova Amministrazione resta l’onere, gravosissimo, di ripulire le stalle di Augia. Dovranno ribaltare l’organizzazione, riscrivere le regole di un funzionamento amministrativo attualmente in coma profondo e, inevitabilmente, questo richiederà del tempo fisiologico. Per giudicare l’impatto reale di questa governance, nessun bilancio serio potrà essere stilato prima che sia trascorso almeno un anno di operatività piena. I problemi di Reggio Calabria sono atavici, cronicizzati da oltre un decennio di mala gestio e di incapacità palese. Puntare il dito dopo tre settimane, fingendo che il Sindaco di Reggio Calabria possa avere la benché minima responsabilità su meccanismi logori e contratti fallimentari stipulati dai suoi predecessori, non è un puerile esercizio di opposizione. È una profonda mancanza di onestà intellettuale e, soprattutto, un intollerabile insulto all’intelligenza di chi questa città la vive, la soffre e la conosce per davvero.


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