Dal vittimismo social a quello istituzionale: la frettolosa replica del Sindaco di Melito su un’ineccepibile cronaca giornalistica

Tra letture superficiali, ardite consultazioni catastali e la paradossale difesa di un'ineccepibile cronaca giornalistica il Sindaco di Melito Porto Salvo Annunziato Nastasi conferma quanto già pubblicato da StrettoWeb

E alla fine anche il Sindaco di Melito Porto Salvo, Annunziato Nastasi, è uscito allo scoperto con una nota ufficiale rivolta a StrettoWeb a seguito del nostro editoriale di appena un paio di ore fa. Una replica frettolosa e ardita, che in ogni caso – prima di commentare – riportiamo integralmente per dovere di cronaca e nel pieno rispetto del contraddittorio, alimentando piacevolmente il dibattito sull’accaduto della giornata di ieri.

La replica del Sindaco Nastasi

NOTE DI GEOGRAFIA, GIORNALISMO E ‘SINTESI INNOCENTE’. LA REPLICA DEL SINDACO AL DIRETTORE DI STRETTOWEB

Abbiamo letto con vivo interesse e un pizzico di divertimento la colta lectio magistralis di giornalismo e sociologia che il direttore di Strettoweb ha voluto dedicarci oggi, tacciando la nostra comunità di “provincialismo”, “vittimismo” e persino di una “sindrome da accerchiamento” degna di un trattato di psicopatologia geopolitica.

Tutto questo per cosa? Per aver osato chiedere una semplice, banale e doverosa rettifica geografica su un sequestro avvenuto in un altro comune.

Anzitutto rendiamo edotto il direttore che gli abitanti di Melito di Porto Salvo si chiamano “melitesi” e non melitoti, termine, questo sì, che lascia trasparire disprezzo e denigrazione.

Arrampicandosi sugli specchi di una “innocente sintesi”, paragona poi Melito di Porto Salvo a Roma, evocando Fiumicino e Ciampino. Ringraziamo per l’ambizioso accostamento, ma la localizzazione e l’accuratezza dei fatti, che un tempo erano le fondamenta del giornalismo, non sono “questioni di pura lana caprina”.

Se un fatto cronaca avviene a Roghudi, San Lorenzo o Montebello Ionico, attribuirlo a Melito non è sintesi, bensì è un errore.

E correggerlo non è vittimismo, ma è rispetto per la verità storica e per i territori vicini, che hanno una loro dignità amministrativa e identitaria che nessuno, nemmeno la fretta del web, ha il diritto di ignorare “al millimetro”.

Precisando a chiare lettere che abbiamo una immensa stima per la stampa e per il ruolo fondamentale che svolge quotidianamente, tuttavia non possiamo non stigmatizzare un attacco gratuito alla nostra comunità quando questo avviene sulle testate di informazione. Ma la vera “caduta di stile”, tuttavia, non sta nell’errore geografico iniziale che può capitare a chiunque lavori con scadenze serrate, ma nel livore e nell’arroganza della replica odierna. Trasformare una legittima richiesta di precisione da parte di un’Amministrazione Comunale in un pretesto per denigrare un’intera comunità, definendola “pittoresca” e affetta da “indignazione a comando”, è un esercizio di superiorità intellettuale decisamente fuori bersaglio.

Caro Direttore, a Melito non gridiamo al complotto internazionale e non abbiamo armi da deporre. Sorridiamo già moltissimo, soprattutto di fronte a chi, pur di non ammettere una svista, preferisce teorizzare che la precisione geografica sia un optional e che la verità dipenda dalla sede della Compagnia dei Carabinieri.

Difendere l’esatta realtà dei fatti non significa sguainare la spada, significa semplicemente amare il proprio territorio e pretendere che la cronaca sia cronaca, e non una “pratica sintesi” a geometrie variabili.

Accettiamo volentieri i consigli sulla serenità intellettuale, e ricambiamo l’assist augurando alla redazione una più serena consultazione delle mappe catastali e con ciò consideriamo chiusa questa incresciosa e già troppo amplificata vicenda.

Senza acrimonia, ma con fermo orgoglio “melitese”.

Annunziato Nastasi

L’equivoco del bersaglio e la nostra risposta

Prendiamo atto, con la medesima cortesia e un pizzico di inevitabile sconcerto, dell’articolata nota del primo cittadino. Tuttavia, nel leggere le sue vibranti parole, balza subito agli occhi un dato inoppugnabile: si è proceduto a una lettura frettolosa dell’articolo, finendo per mancare clamorosamente il bersaglio. Nel nostro precedente editoriale non abbiamo mai criticato, né tantomeno stigmatizzato, la nota di precisazione inviata dall’Amministrazione. Al contrario, fedeli al nostro ruolo, l’avevamo pubblicata con tempestività e con lo stesso risalto della notizia principale. La nostra ironica riflessione era rivolta esplicitamente e unicamente alle grottesche reazioni sul web dei singoli cittadini, pronti a evocare una spietata campagna denigratoria e a teorizzare ridicoli complotti sui banner. Confondere una satira sul folklore da tastiera con un attacco frontale all’istituzione è il primo, macroscopico errore di questa replica.

Nessuna svista: la fedeltà al comunicato ufficiale

Il Sindaco insiste nel voler rintracciare un fantomatico errore giornalistico nonostante i dettagliati riferimenti, anche giuridici, del corretto operato della stampa (tutta!) già forniti nel nostro precedente articolo. Ribadiamo quindi che la stampa (tutta!) non ha commesso alcuna svista per il semplice motivo che ha riportato con assoluta fedeltà quanto dichiarato nel comunicato dei Carabinieri. È stata l’Arma a legare l’operazione in modo esclusivo alla Compagnia di Melito di Porto Salvo e a parlare apertamente di uno stabilimento balneare “della zona. Pretendere che una redazione, nel ricevere una nota ufficiale, si trasformi in un ufficio tecnico e vada a scartabellare le mappe catastali denota una distanza siderale dalle dinamiche dell’informazione. Il giornalista non è chiamato a verificare i confini particellari delle operazioni di polizia, anche perché i militari non inviano certo le coordinate geometriche del demanio, ma indicano giustamente il polo urbano di riferimento. Che cosa, quindi, avremmo potuto verificare?

L’orgoglio dell’hinterland e la normalità della cronaca

Quello che si fa finta di non capire è il concetto stesso di centralità territoriale. Essere il punto di riferimento dell’intero hinterland dovrebbe essere motivo di orgoglio. Se un evento avviene nel circondario, è fisiologico che venga identificato con il centro urbano principale. Inoltre, è necessario ribadire che la trasparenza e la legalità non sono un’onta. Non c’è alcun fango nel raccontare il controllo di un lido: è una dinamica di ordinaria cronaca che avviene quotidianamente a Reggio città, a Villa San Giovanni, a Saline Joniche, a Scilla, a Bagnara, a Palmi, a Locri, Gioiosa, Roccella e in ogni altra località della Calabria e d’Italia. Ed esattamente come accaduto ieri con Melito, ne diamo notizia su StrettoWeb con gli stessi titoli. Mai nessuno si è sentito “infangato” dalla cronaca quotidiana. Nessun altro amministratore si sognerebbe di sguainare la spada del campanilismo per un controllo ispettivo, poiché la tutela delle regole è un valore universale.

Quando la sindrome da accerchiamento si fa istituzionale

Disquisire con tanto ardore sui confini comunali di fronte a un controllo balneare dimostra come quella sottile sindrome da accerchiamento abbia compiuto un salto di qualità, arrivando fino al municipio. Dispiace constatare che il vittimismo istituzionale abbia preso il sopravvento sulla logica. Esercitare il diritto di cronaca nel pieno rispetto dei testi ufficiali non altro che il dovere professionale e deontologico di un giornalismo che rifiuta di farsi imporre l’agenda da un campanilismo esasperato. Con l’augurio che dopo questa vicenda, a Melito si impari a leggere gli articoli con la stessa maniacale attenzione riservata ai confini del proprio giardino

PS: vogliamo tranquillizzare il Sindaco rispetto alla consapevolezza sull’identità dei melitesi, e a maggior ragione sul fatto che volutamente li abbiamo definiti melitoti differenziando la stragrande maggioranza di cittadini che mai hanno pensato di indignarsi per un controllo in uno stabilimento balneare, da coloro che invece non ci hanno capito nulla. Esattamente come, quotidianamente, differenziamo i reggini dai riggitani.