Reggina, tutte le ambiguità di Rizzetta nella conferenza stampa di benservito al Campobasso: “vorrei una squadra, anzi un’altra e anche un’altra ancora”. E fa una gaffe clamorosa sulla multiproprietà

Matt Rizzetta ha parlato, questa mattina, in conferenza stampa a Campobasso: parole che sanno d'addio per il club molisano, e tante ambiguità per questo personaggio sempre meno credibile

Secondo le chiacchiere circolate a Reggio Calabria nelle scorse settimane, aveva già preso la Reggina, scelto dirigenti e allenatori, e avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa in città nei giorni scorsi. E invece Matt Rizzetta è a Campobasso, dove questa mattina ha parlato alla stampa del capoluogo molisano, in un incontro concordato da tempo, l’unico nell’agenda del controverso personaggio americano che ha deciso di investire nel calcio italiano, prima nell’Ascoli e poi nel Campobasso. Investimenti sempre molto ambigui e poco specchiati, non fosse altro per aver dovuto cedere le quote dell’Ascoli proprio per rispettare le norme federali della FIGC sul divieto delle multiproprietà, quando è arrivato a Campobasso. Adesso, dopo pochi anni, sta già dando il benservito al Campobasso: gli annunci roboanti delle scorse settimane, secondo cui “mai avrei abbandonato il Campobasso“, “potete stare tranquilli“, oggi sono già scemati.

Nel corso della conferenza stampa ha detto chiaramente di avere interessi per altri club, ma di avere già le soluzioni per il futuro del Campobasso. Le soluzioni, però, non ce le ha in quanto ha fornito un elenco di possibili alternative: “o rimango io“, ma poi contestualmente nel corso della conferenza ha fatto capire che probabilmente non rimarrà, “o la do a qualche gruppo amico con un mio impegno esterno, tramite aziende collegate“, o ancora “un’eventuale cessione, ma la società rimarrebbe in mani sicure affidata ad una persona di famiglia che abbiamo già individuato“. Una gaffe clamorosa, che testimonia quanto poco serio sia Rizzetta. Nonostante abbia già subito le norme sulla multiproprietà nel passaggio da Ascoli a Campobasso, e adesso si approccia a fare la stessa cosa, evidentemente non conosce l’Articolo 16-bis delle NOIF (Norme Organizzative Interne della FIGC). La norma, infatti, non solo prevede il divieto assoluto di possedere, gestire o controllare — sia in modo diretto che indiretto — più di un club nel settore professionistico. Ma soprattutto, la norma prevede il blocco ai familiari e ai prestanome: per evitare che un presidente aggiri l’ostacolo intestando la squadra a un prestanome o a un parente stretto, il testo della norma è estremamente specifico. Il divieto di controllo si estende al coniuge, ai figli, ai parenti e agli affini entro il quarto grado.

Rizzetta, quindi, non può assolutamente cedere il Campobasso “ad una persona di famiglia che abbiamo già individuato“. Insomma, il primo elemento che si produce dalla conferenza stampa di stamani, è che il Campobasso è nei guai. E non vorremmo essere oggi nei panni dei tifosi del Campobasso. Questo annuncio di disimpegno, dopo pochissimi anni dal suo arrivo, testimonia quanto sia poco credibile la figura di Rizzetta. L’ha già fatto ad Ascoli, lo sta facendo a Campobasso, ergo lo farà anche in futuro se andrà altrove. Tuttavia, lo ammette lui stesso nella conferenza stampa: “Ho sempre detto che avrei preso in considerazione soltanto due o tre piazze in Italia. La prima è Napoli. La seconda è Reggio Calabria. La terza non la dico“. Però siamo già a cinque, perchè prima di Napoli, Reggio Calabria e la terza misteriosa, ha già preso in considerazione Ascoli e Campobasso. Crolla la narrativa dell’uomo “innamorato della Reggina sin da bambino“, un refrain tra l’altro ripetuto oggi in modo stucchevole.

Nella conferenza stampa, molto focalizzata sulla sua persona e affatto sui programmi futuri per la prossima stagione del Campobasso, Rizzetta parla di sé come una sorta di samaritano che investe “per amore e per il sociale“. San Francesco d’Assisi. E lo fa a destra e a manca: Ascoli, Campobasso, Napoli, Reggio Calabria e un altro posto che non vuole dire. Addirittura sul Napoli si era parlato di un’offerta di due miliardi di euro per il club di De Laurentiis, “siamo stati approcciati da fondi importantissimi per un progetto lì, ma in questo momento la ritengo un’opzione non fattibile e non ci stiamo lavorando” ha detto oggi Rizzetta. Non esageriamo. L’ha capito anche lui che anche a raccontare favole, bisogna essere cauti.

Il calcio italiano negli ultimi anni ne ha viste di tutti i colori. Da Manenti a Tacopina (amico d’infanzia di Rizzetta), i prossimi anni daranno a tutti gli allocchi che si ubriacano facilmente di personaggi così improbabili e bizzarri, tutte le risposte che meritano. A maggior ragione a Reggio Calabria dove, dopo Gallo, Saladini e Ballarino dovremmo pretendere assoluta serietà e professionalità. Dopotutto, sono gli stessi allocchi che per tre anni sono stati convinti che Ballarino avrebbe stravinto i campionati, che aveva una “supercorazzata” con i “lussi per la categoria“, e prima di lui credevano che  Saladini era “un genio della finanza“, che Gallo meritava la cittadinanza onoraria…

Per fortuna, con lo scatto decisivo di martedì mattina a Roma, il futuro del glorioso club amaranto ha preso un’altra strada. Restiamo in attesa della fumata bianca, nei prossimi giorni, per una soluzione senza ombre che riporterà la Reggina ai fasti di un tempo. I pifferai continueranno a fare danni, ma stavolta stiano lontano da Reggio.