Di certo non ha portato fortuna. E’ arrivato lui, e la Viola ha perso. Ma tutto il non-senso della serata di Giuseppe Praticò e Matt Rizzetta al PalaCalafiore è molto più profondo degli scherzi del destino. Delle fortune e delle scaramanzie. Non c’è tifoso della Viola che ricorda di aver mai visto Giuseppe Praticò al palazzetto. Stasera è arrivato con Matt Rizzetta nel tentativo di prendersi il palcoscenico dei neroarancio. In una città di allocchi, che da settimane sbavano dietro a storie con il lungomare, le frittole, il gelato di Cesare, ad arte confezionati per far sedurre la città proprio a Rizzetta, pensavano che il PalaCalafiore potesse diventare tutto per lui.
Le foto, i selfie, le domande, le pacche sulle spalle, le strette di mano, le interviste. Rizzetta ha provato a catalizzare l’attenzione più della partita. Ma non è andata bene, tant’è che Praticò, una volta percepita l’atmosfera, si è alzato ed è andato via prima che la partita finisse. Mentre gli altri sono rimasti a tributare i dovuti applausi a questi ragazzi straordinari.
Ciò che ha fatto più male di tutto, è stato sentire qualche idiota chiedere a Rizzetta di rilevare la Viola. Stasera. Nella finale più importante da sei anni. Al primo anno con una nuova proprietà forte, solida, seria, innamorata, credibile. E subito vincente. Perché per la promozione c’è ancora il triangolare, ma per questi allocchi non c’è speranza. Praticò ha portato Rizzetta da Laganà, non più proprietario della Viola da un anno, e poi l’ha lasciato in pasto alla piazza per l’ennesimo show. Volto a distrarre, destabilizzare, inquinare l’ambiente ancora una volta.
Chi sia davvero Matt Rizzetta, lo abbiamo già scritto. A che titolo qualcuno auspichi che possa comprare la Reggina e la Viola, non è razionalmente comprensibile. Qualcuno, invece, lo fa soltanto per rimanere a galla, per continuare ad avere un ruolo in una società che ha già guidato al fallimento. Più volte. Ecco, e qui rispondiamo anche alla precedente domanda. Non è razionalmente comprensibile neanche tenere il sacco a Ballarino, per tre lunghi anni. Illudersi di avere le corazzate, i lussi per la categoria, di poter vincere i campionati. A Reggio Calabria c’è gente che non vuole certezze, solidità, credibilità e autorevolezza. A Reggio Calabria c’è gente che vuole illusioni. E qualcuno si ingegna per venderle sempre meglio.
Ma i tempi sono cambiati. Reggio Calabria è anche altro. E’ anche una maggioranza silenziosa che di personaggi tutto fumo e niente arrosto ne è stufa. E’ una tifoseria che vuole semplicemente tornare a vincere. E’ una città che ha fatto i conti con il proprio recente passato, ribaltando una stagione di fallimenti politici con un voto dirompente poche settimane fa. E lo stesso vuole fare con lo sport: la Domotek, la Viola, la Reggina devono essere grandi. E lo possono fare solo con una guida seria, forte, autorevole, credibile, competente. E che ovviamente non abbia alcun legame con la disastrosa eredità di chi è stato responsabile dei disastri precedenti. Ed è proprio quella che sta arrivando anche per la Reggina. Ormai è questione di giorni. La Viola, vivaddio, ce l’ha già, come anche la Domotek. Per un futuro di successi da conquistare tutti insieme.


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