Prima o poi doveva arrivare. Ineluttabile. Quel giorno lì, quello che speravi potesse essere rinviato ancora un po’, ancora, poi ancora. Ripensi al fatto che si stava meglio quando si stava peggio, poco importa se si è stato peggio per 12 anni. Tanto tu ci avevi guadagnato. Ah, i bei tempi quando c’era lui… quando si poteva tenere la porta di casa aperta, tanto c’era la spazzatura a impedire ai ladri di entrare, quando le frottole volavano in orario al Tito Minniti. Sei stato sveglio tutta la notte. Hai provato ad addormentarti contando tutti e 106 i voti che hai ricevuto alle Comunali, ma nulla.
Riesci a chiudere la sveglia un secondo prima che suoni. Quella manualità da dj, quel maledetto talento naturale. Un sorriso amaro, come il caffè che prendi a colazione. Un bacio al santino di Paolone detto Gas, spirito guida della lista Reset. È ora di andare. Oggi è quel giorno, il primo giorno, di 5 anni in cui Filippo Sorgonà farà da addetto stampa al nuovo sindaco, Francesco Cannizzaro.
Nel tragitto in macchina verso Palazzo San Giorgio ti chiedi cosa hai fatto di male. Nulla. Esame di coscienza finito in 0.7 secondi. Del resto, tu sei dalla parte del giusto, sempre. Anche quando da capo ufficio stampa del Comune, scelto da Falcomatà, dopo che nemmeno avevi vinto il concorso da addetto stampa semplice (e diamine, ribadiamolo quanto sei stato penalizzato all’orale, signora maestra!), ma un bacio benevolo della dea bendata ti ha permesso di scalare le graduatorie, hai deciso di candidarti iniziando a spalare merda sul candidato di centrodestra, oggi tuo nuovo capo. Anche lì eri nel giusto.
Quando dicevi che era ignorante. Un bullo della politica. Cetto La Qualunque. In grado solo di parlare alla pancia di quelli che non capiscono una beata minchia. Un buon 65% di chi abita la tua stessa città, insomma. Anche lì eri nel giusto. Del resto, quale altro capo ufficio stampa di qualsiasi Comune d’Italia non si è mai lasciato andare a insulti social verso colui per il quale avrebbe potuto iniziare presto a lavorare.
E quando Cannizzaro ha fatto un riferimento a tutte quelle figure che nella sua amministrazione non avranno posto, ti è venuto il brividino. Hai rivendicato la tua posizione di servitore della città. Da quel 26 maggio post elettorale, pensa te, ironia della sorte, San Filippo, hai iniziato a cambiare linea, a fare gli auguri a chi guiderà la città (chi è costui?), a raccontare la bellezza dei paesaggi. Poi una minchiata sul Ponte Sullo Stretto e i terremoti hai sentito il bisogno di scriverla, un sussulto personale nella scala Mercalli del tuo orgoglio.
Che poi… magari… anche con Cannizzaro ti riesce il trick usato con Falcomatà: dall’avversione iniziale al passare spudoratamente dalla sua parte, da sardina dj-estremista di sinistra a riempilista-raccoglitore di voti. Trasformista. Vecchia volpe.
Nemmeno te ne sei reso conto e sei già seduto alla tua scrivania. Hai perso la cognizione del tempo: maledetti soliloqui, devi smetterla di appassionarti al caso Garlasco. Un tuo collega canticchia “Adesso Reggio“. Ti chiedi quando e se ti abituerai a tutto questo. Il nuovo sindaco entra fra gli applausi, saluta, augura a tutti buon lavoro per far risorgere la città dopo 12 anni di oblio.
Rispondi come Yosemite Sam che, rivolgendosi a Bugs Bunny, borbotta a denti stretti: “filibustiere, approfittatore, farabutto, briccone, canaglia, ipocrita, vigliacco, bieco, codardo, pusillanime, spregevole, intrattabile, conigliaccio nato da una generazione di bastardi conigli“.
“Hai detto qualcosa?“.
“Sì, solo: buon lavoro sindaco, sono felice di lavorare per lei!”. Karma. E sangue freddo, Filippo: è solo il primo giorno.


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