Un nuovo sondaggio politico in Sicilia, dell’agenzia Keix diretta da Salvo Panarello, sulla corsa alla Presidenza della Regione Siciliana ridisegna gli equilibri tra i principali protagonisti della scena politica isolana. La rilevazione, che fotografa il consenso potenziale dei candidati, mostra una competizione ancora aperta ma con una chiara leadership in cima alle preferenze dei cittadini intervistati. Il dato più rilevante riguarda il primo posto di Ismaele La Vardera, che si attesterebbe tra il 23% e il 25%, confermandosi in questa fase come il candidato più competitivo nello scenario regionale. Alle sue spalle si collocano figure politiche già consolidate, in un quadro complessivo che evidenzia una forte frammentazione del consenso.
La Vardera in testa nella corsa alla Presidenza della Regione
Secondo la rilevazione, il candidato indicato come La Vardera guida la classifica delle preferenze per la Presidenza della Regione Siciliana con un consenso stimato tra il 23% e il 25%. Un dato che, se confermato nel tempo, lo collocherebbe in posizione di vantaggio rispetto agli altri competitor principali. Il sondaggio evidenzia come il suo posizionamento derivi da un consenso trasversale, in grado di intercettare una parte dell’elettorato ancora in fase di orientamento. Tuttavia, la distanza dagli inseguitori non appare tale da considerare chiusa la competizione, lasciando aperti scenari di possibile rimonta nelle fasi successive della campagna politica.
De Luca e Schifani nel gruppo di testa
Alle spalle del primo classificato si colloca Cateno De Luca, accreditato tra il 18% e il 20%. Il suo posizionamento conferma un ruolo centrale nello scenario politico siciliano, mantenendo una base di consenso stabile e significativa. Subito dopo si trova il presidente della Regione in carica, Renato Schifani, indicato tra il 16% e il 18%. Il suo dato lo mantiene pienamente nella partita elettorale, anche se con un distacco dal primo posto che evidenzia una competizione serrata nel cosiddetto “triangolo di testa”. Il sondaggio mostra quindi tre poli principali di consenso, separati da margini relativamente contenuti e potenzialmente modificabili in base all’evoluzione del quadro politico regionale.
Gli altri candidati nella competizione regionale
Più distaccati ma comunque presenti nello scenario elettorale risultano gli altri candidati inseriti nella rilevazione. Di Paola si attesta tra il 9% e l’11%, posizionandosi come quarta forza nella competizione per la Presidenza della Regione. Seguono poi diversi candidati raccolti in una fascia più bassa ma ancora significativa: Mannino, Antoci e Mulè risultano tutti compresi tra il 5% e il 6%, segnalando una situazione di sostanziale equilibrio tra queste candidature. Infine, nella parte bassa della classifica, Cracolici e Galvagno si collocano tra il 3% e il 4%, chiudendo il quadro delle preferenze rilevate nel sondaggio.
Uno scenario politico ancora aperto in Sicilia
Nel complesso, la fotografia restituita dal sondaggio sulla Presidenza della Regione Siciliana evidenzia uno scenario altamente competitivo, con una leadership attualmente attribuita a La Vardera ma con margini che non escludono evoluzioni significative. La presenza di più candidati in doppia cifra e la concentrazione del consenso tra i primi tre posizionati confermano una fase politica fluida, nella quale la distribuzione delle preferenze potrebbe cambiare sensibilmente nel corso della campagna elettorale. Il quadro che emerge è quello di una Sicilia politica ancora contendibile, in cui la partita per la guida della Regione resta aperta e fortemente influenzata dall’evoluzione del consenso nei prossimi mesi.
Classifica dei partiti in Sicilia: il quadro delle forze politiche
Sul fronte dei partiti, il sondaggio in Sicilia evidenzia una prima posizione occupata da una formazione civica e territoriale che si attesta tra il 22% e il 24%, segnando un dato superiore rispetto alle principali forze politiche nazionali presenti nell’isola.
Alle spalle si colloca Forza Italia, che si posiziona tra il 14% e il 16%, confermandosi tra i principali riferimenti del centrodestra siciliano. Subito dopo si registra una lista civica regionale indicata come “Movimento 2050”, accreditata tra il 13% e il 15%, a testimonianza di una presenza ancora significativa delle forze territoriali.
Nel gruppo successivo si inserisce Fratelli d’Italia, che oscilla tra il 9% e l’11%, seguita dal Partito Democratico, collocato tra l’8% e il 10%. In questa fascia intermedia si concentra una parte importante dell’elettorato siciliano, ancora contendibile tra le principali aree politiche.
Più distaccate ma comunque presenti nella competizione elettorale risultano altre forze: una formazione autonomista meridionale si attesta tra il 7% e il 9%, mentre la Lega si colloca tra il 3% e il 4%. Seguono ulteriori soggetti politici minori come una formazione democristiana tra il 2% e il 3% e l’area verde-progressista tra l’1% e il 2%. Questo quadro evidenzia una forte frammentazione del voto e una difficoltà crescente per le liste minori nel superare soglie significative di consenso.
La corsa alla presidenza della Regione Siciliana
Il secondo scenario analizzato dal sondaggio in Sicilia riguarda le preferenze per la carica di presidente della Regione. Anche in questo caso emerge una competizione piuttosto aperta, con diversi candidati raccolti in fasce di consenso ravvicinate.
Il primo posizionamento si colloca tra il 23% e il 25%, indicando una leadership attuale ma non ancora consolidata. Alle sue spalle si registra un candidato tra il 18% e il 20%, seguito dal presidente uscente o figura istituzionale di riferimento, accreditato tra il 16% e il 18%. La distanza tra i primi tre nomi resta quindi contenuta, lasciando aperti scenari di possibile competizione serrata.
Più distaccati si trovano altri profili politici, con percentuali comprese tra il 9% e l’11% per il quarto posizionato, e una fascia intermedia tra il 5% e il 6% che comprende più candidati in sostanziale equilibrio tra loro. Infine, una quota residuale si distribuisce tra il 3% e il 4%, segnalando una presenza politica minore ma ancora rilevante nel quadro complessivo.



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