La tempesta amministrativa che ha travolto l’Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria si arricchisce di un capitolo pesantissimo che rischia di decretare il collasso definitivo dell’istituzione. Solo pochi giorni fa, su StrettoWeb avevamo pubblicato la notizia della fulminea nomina del nuovo Direttore Generale, una figura individuata nell’ex capo di gabinetto del sindaco Giuseppe Falcomatà. Quella scelta, blindata a pochissime ore dalle elezioni e giustificata inizialmente dall’Ateneo come un atto obbligato seppur tardivo per garantire la continuità gestionale, viene oggi completamente demolita da un durissimo intervento ispettivo. Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), tramite una nota ufficiale, ha inviato una vera e propria diffida al Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo, il dottor Pasquale Basilicata. Il documento ministeriale non si limita a stigmatizzare la discutibile gestione dei rapporti istituzionali, ma entra nel merito dei profili organizzativi, richiamando l’ente alla massima prudenza proprio sul fronte del Direttore Generale.
Il Ministero evidenzia infatti il permanere di un contenzioso legale ancora pendente e definito esclusivamente in sede cautelare, ammonendo i vertici dall’adottare determinazioni suscettibili di produrre effetti difficilmente reversibili sull’assetto organizzativo dell’Ateneo. Secondo il MUR, la natura privatistica del rapporto avrebbe permesso all’Ateneo di assicurare temporaneamente lo svolgimento di tali funzioni mediante il personale interno già in servizio, senza alcun bisogno di ricorrere a contratti esterni d’urgenza a ridosso delle scadenze elettorali, smascherando così la gravità delle scelte politiche adottate dall’Amministrazione comunale del Partito Democratico, recentemente travolta dalle scelte dei cittadini alle ultime elezioni comunali di una settimana fa.
Il Ministero stronca la nomina del Rettore: una scelta illegittima
Il punto più critico sollevato dall’Ufficio Assetti Istituzionali del Ministero riguarda la nomina del Rettore, giudicata esplicitamente non conforme alle disposizioni legislative e statutarie vigenti. La governance della Dante Alighieri ha infatti eletto come Rettore un professore straordinario collocato in quiescenza da quasi dieci anni. Si tratta di una decisione che viola palesemente i principi della legge 240 del 2010, la quale impone che il Rettore debba essere eletto esclusivamente tra i professori ordinari in servizio attivo presso le università italiane. Lo stesso statuto di autonomia della Dante Alighieri, approvato nel 2013, prevede espressamente che la massima carica accademica debba essere riservata a un docente di ruolo di prima fascia. Il Ministero ha letteralmente smontato le tesi difensive dell’Ateneo, chiarendo che la legge 230 del 2005 sui professori straordinari a tempo determinato non attribuisce lo status di professore ordinario di ruolo e non permette la ricostituzione di un rapporto di servizio cessato con il pensionamento. Inoltre, essendo collocato a riposo da circa un decennio, il docente in questione è privo della prescritta abilitazione scientifica nazionale richiesta tassativamente per l’accesso alle cariche rettorali. Nel disperato tentativo di aggirare l’ostacolo, il Consiglio di Amministrazione aveva persino approvato un regolamento elettorale interno che estendeva l’eleggibilità agli equiparati. Il MUR ha però decretato che tale norma regolamentare, essendo una fonte interna gerarchicamente subordinata, non poteva modificare lo statuto e deve essere immediatamente disapplicata per assoluta illegittimità. Come se non bastasse, l’elezione, disposta in data 7 aprile 2026, è stata comunicata al Ministero con colpevole ritardo, solo all’interno della nota di riscontro.
Un Consiglio di Amministrazione illegittimo e senza rappresentanza
I rilievi della Direzione Generale della Didattica mettono in luce una gestione della governance universitaria che sembra aver calpestato le più elementari regole di rappresentanza e democrazia interna. Il Ministero denuncia con estrema severità la mancata convocazione della componente docente alle sedute del Consiglio di Amministrazione, un aspetto giudicato di particolare gravità poiché inficia direttamente la delibera di elezione del Rettore. L’estromissione del Prorettore vicario, del Decano dell’Ateneo e dei rappresentanti dei docenti costituisce una violazione insanabile che incide sulla legittima partecipazione della componente accademica ai processi decisionali più rilevanti dell’istituzione. Oltre a questa gravissima alterazione interna, emerge un clamoroso caso di irregolarità istituzionale che lambisce direttamente i palazzi della politica locale. Il Sindaco facente funzioni della Città Metropolitana di Reggio Calabria Carmelo Versace ha infatti inviato una nota ufficiale denunciando che il soggetto che da mesi viene convocato e partecipa attivamente alle riunioni del Consiglio di Amministrazione dell’Università risulta essere completamente privo di alcuna delega o formale incarico di rappresentanza da parte dell’Ente medesimo. A che titolo, quindi, partecipa alle riunioni e chi lo ha incaricato? Ci si trova, dunque, di fronte a un organismo di governo parzialmente abusivo, dove i legittimi rappresentanti del corpo docente vengono estromessi e figure non autorizzate partecipano alla gestione dell’ateneo.
Corsi di laurea soppressi nel caos e senza il parere degli organi accademici
Il disastro gestionale e amministrativo della Dante Alighieri si riflette in modo drammatico sulla stessa offerta didattica, gettando l’ateneo in una situazione di profonda anarchia organizzativa. Il Ministero ha rilevato che la sospensione dei percorsi di accreditamento dei nuovi corsi e la soppressione dei corsi di studio esistenti sono state disposte dalla governance in totale violazione delle procedure stabilite dallo statuto. Tali provvedimenti, infatti, sono stati portati avanti senza aver previamente ottenuto il parere vincolante del Consiglio Accademico, esautorando completamente gli organi di valutazione competenti. Questa forzatura si inserisce in un quadro di sconcertante confusione burocratica: nelle comunicazioni ufficiali trasmesse a Roma, i vertici dell’ateneo sostenevano di aver soppresso il corso di laurea triennale in Mediatori per l’intercultura e la coesione sociale in Europa. Tuttavia, le verifiche incrociate effettuate sulla piattaforma informatica ministeriale hanno svelato una realtà opposta, indicando che il corso oggetto di cancellazione era in realtà il corso di laurea magistrale in Lingue e Traduzione per la Comunicazione Internazionale. Il MUR ha espresso fermo biasimo per questa apparente schizofrenia amministrativa, rimarcando come non sia in alcun modo ammissibile giustificare la soppressione di un corso con la necessità di una sua rielaborazione didattica, trattandosi di attività ordinarie che vanno svolte senza generare pericolosi vuoti formativi e penalizzanti discontinuità a danno degli studenti iscritti.
Rischio chiusura: il vincolo della sostenibilità economica e lo spettro della revoca
L’aspetto in assoluto più allarmante dell’intera ispezione ministeriale riguarda la tenuta finanziaria della Dante Alighieri, ormai giunta a un drammatico punto di non ritorno. La nota del Direttore Generale Cerracchio formula un vero e proprio ultimatum, evidenziando il rischio concreto di una progressiva cessazione o riduzione delle attività istituzionali dell’Ateneo. Il Ministero ha evidenziato come l’amministrazione non sia stata in grado di fornire alcun elemento idoneo a rassicurare lo Stato in ordine agli impegni economici e finanziari concretamente assunti dal Comitato locale della Società Dante Alighieri. In quanto ente promotore, quest’ultimo ha l’obbligo di garantire il sostegno economico necessario alla sussistenza dell’istituzione universitaria non statale. La mancanza di certezze su questo fronte mina alle fondamenta il possesso dei requisiti minimi di sostenibilità economico-finanziaria delle attività, una violazione che per legge comporta l’avvio immediato delle procedure per la revoca dell’accreditamento universitario. Per scongiurare la chiusura forzata dell’ateneo reggino, il Ministero ha ordinato al Presidente Pasquale Basilicata di trasmettere con massima urgenza il nuovo Piano economico-finanziario e il Piano strategico dell’Ateneo. Questi documenti fondamentali dovranno obbligatoriamente recare il parere favorevole del Collegio dei Revisori dei conti. In conclusione, Roma esige l’attivazione immediata di interventi in autotutela per rimuovere tutte le illegalità riscontrate, formulando una formale riserva di adire le sedi giurisdizionali competenti per tutelare le prerogative ministeriali e l’immagine stessa del Ministero di fronte a questo inaccettabile declino gestionale.
L’eredità della mala politica e la sfida per il futuro di Reggio Calabria
Questa situazione rappresenta la drammatica eredità politica che l’Amministrazione PD a guida Giuseppe Falcomatà lascia alla città di Reggio Calabria. Quello che avrebbe dovuto essere un presidio straordinario di cultura e legalità nel cuore del territorio è stato letteralmente abbandonato dal sindaco uscente, il quale ha dimostrato di considerare l’ateneo soltanto come un poltronificio di partito per i propri fedelissimi. I retroscena di questo declino affondano le radici in dinamiche già note, come il tentativo, risalente a tre anni fa, di cedere l’Università a Ballarino nell’ambito della complessa operazione legata alla Reggina. A gravare ulteriormente sul dissesto economico della struttura vi è inoltre la pesante e prolungata inadempienza finanziaria del Comune e della Città Metropolitana, che da anni non versano le cifre dovute per legge alle casse della Dante Alighieri, mettendone deliberatamente a rischio la sussistenza. Questo disastro gestionale si preannuncia inevitabilmente come uno dei primissimi e più spinosi dossier che il nuovo Sindaco Francesco Cannizzaro dovrà assumere con assoluta urgenza fin dal primo giorno del suo mandato. La sfida cruciale per la nuova guida cittadina sarà infatti quella di intervenire tempestivamente per evitare la chiusura definitiva dell’Ateneo per stranieri e ribaltare una volta per tutte la mala politica di Falcomatà, restituendo trasparenza, autonomia e dignità a un patrimonio collettivo devastato dalle logiche clientelari.



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