Il 25 maggio 2026 resterà impresso come uno dei momenti più spartiacque nella storia della cronaca giudiziaria calabrese e italiana, non solo per le elezioni comunali che stanno scrivendo la storia di Reggio Calabria. Nel primo pomeriggio di oggi, infatti, lLa Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal dottor Gianfranco Grillone e composta dalle consigliere dottoressa Annalisa Natale e dottoressa Margherita Berardi, ha pronunciato una sentenza storica nel celeberrimo processo Gotha. In totale riforma della decisione emessa il 30 luglio 2021 dal Tribunale collegiale di Reggio Calabria, i giudici di secondo grado hanno letteralmente smantellato l’impianto accusatorio originario, disponendo l’assoluzione piena di quello che l’opinione pubblica e le tesi inquirenti avevano frettolosamente dipinto come il vertice supremo di una fantomatica e onnipotente cupola segreta. L’avvocato ed ex parlamentare Paolo Romeo è stato completamente scagionato dalle accuse più infamanti con la formula più ampia e liberatoria prevista dal codice: perché il fatto non sussiste.
La fine del teorema della cupola invisibile e il collasso dell’accusa di maxi boss
Per oltre un decennio, la città di Reggio Calabria è rimasta sospesa in una dolorosa bolla giudiziaria, paralizzata da macroscopici teoremi investigativi che ipotizzavano l’esistenza di una struttura direzionale occulta, un “direttorio invisibile” capace di muovere i fili della politica, dell’economia e dei clan della ‘ndrangheta. Questo impianto concettuale e accusatorio, che ha costituito il pilastro del maxi processo Gotha istruito dalla DDA di Reggio Calabria, crolla oggi in modo definitivo sotto il peso del rigore del diritto. La lettura dei documenti ufficiali non lascia spazio a interpretazioni di sorta. Paolo Romeo è stato assolto per non sussistenza del fatto dai reati associativi ascritti al capo a) e dai reati di cui ai capi v) e w), quest’ultimo originariamente riqualificato ai sensi dell’articolo 318 del codice penale. Sebbene la Corte d’Appello abbia disposto la trasmissione degli atti alla Procura Distrettuale per eventuali e autonome valutazioni in relazione all’articolo 110 e 416 bis del codice penale per l’ipotesi di concorso esterno, la monumentale accusa di essere il maxi boss promotore e direttore della super-associazione segreta è completamente evaporata, smontando sul nascere una lunga stagione di mala giustizia basata su teoremi labili e suggestioni sociologiche anziché su riscontri oggettivi.
Un’assoluzione corale che cancella i teoremi sui rapporti tra politica e criminalità
L’eccezionale portata di questa pronuncia giudiziaria non risiede soltanto nella riabilitazione della figura di Romeo, ma risuona nell’assoluzione di massa di quasi tutti i principali protagonisti politici, civili e religiosi ingiustamente travolti dallo tsunami mediatico-giudiziario. La formula solenne perché il fatto non sussiste viene ripetuta come un mantra liberatorio nel dispositivo della sentenza ufficiale. Tra le assoluzioni più eccellenti spicca senza dubbio quella dell’ex sottosegretario della Regione Calabria, Alberto Sarra, morto prematuramente un mese fa, anch’egli interamente scagionato dall’accusa associativa di cui al capo a). Identico e pieno proscioglimento è stato decretato per Francesco Chirico. Sul fronte della pubblica amministrazione e della società civile, decade integralmente ogni ombra sul comportamento dell’ex dirigente del Comune di Reggio Calabria, Marcello Francesco Antonio Cammera, assolto dal capo y) per insussistenza del fatto, così come per l’avvocato e politico Antonio Marra, assolto dal capo d) per non aver commesso il fatto e dal capo v) perché il fatto non sussiste. Di straordinario valore morale e sociale è, infine, l’assoluzione totale di don Giuseppe Strangio, noto sacerdote ed ex rettore del Santuario di Polsi, che era stato ingiustamente accusato al capo e) di legami opachi con i clan e che oggi vede la propria figura interamente restituita alla verità storica e pastorale.
La revoca immediata di tutte le sanzioni restrittive e il crollo dei risarcimenti civili
Le immediate conseguenze giuridiche e materiali della sentenza d’appello sanciscono la restituzione della piena libertà e dei diritti fondamentali per i cittadini coinvolti in questo calvario. La Corte d’Appello ha infatti ordinato la revoca immediata dell’interdizione legale, dell’incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione e della misura di sicurezza della libertà vigilata che erano state pesantemente applicate in primo grado a figure chiave come Vincenzo Carmine Barbieri, Francesco Chirico, Antonio Marra, lo stesso Paolo Romeo (che, ricordiamo, è stato mandato al confino in carceri di massima sicurezza, come il peggiore dei maxi boss!) e Giuseppe Strangio. Altrettanto radicale è stato il verdetto sulle implicazioni economiche: i giudici hanno revocato integralmente le statuizioni civili e i risarcimenti danni disposti in primo grado a carico di Chirico, Marra, Romeo, Sarra e Strangio. Anche l’entità dei risarcimenti spettanti alle associazioni costituitesi parti civili, per le sole e residue posizioni marginali di condanna, è stata drasticamente ridotta della metà o più, rideterminando la somma dovuta a Libera a centomila euro, e riducendo a cinquantamila euro la cifra destinata a sigle come la CGIL Nazionale, la CGIL Calabria e la Comunità di vita cristiana italiana, con un abbattimento lineare del 30% delle spese processuali complessive.
La verità dello Stato che restituisce dignità al territorio reggino
Questo verdetto, per il quale la Corte d’Appello si è riservata un termine di novanta giorni per il deposito delle motivazioni ai sensi dell’articolo 544 comma 3 del codice di procedura penale, rappresenta l’atto di accusa più severo contro un sistema investigativo che per anni ha cercato di dimostrare l’esistenza di legami sovrastrutturali mai verificatisi nella realtà dei fatti. Le fonti ufficiali della magistratura giudicante restituiscono oggi una narrazione pulita, sgombra da fango mediatico e da forzature logiche. La figura di Paolo Romeo esce profondamente riabilitata da questo lungo e doloroso processo di appello, dimostrando l’inconsistenza di accuse gravissime che avevano ingiustamente imprigionato non solo le singole persone, ma l’intero sviluppo politico e sociale di una città capoluogo. Con la caduta definitiva dei principali teoremi del processo Gotha, Reggio Calabria chiude una delle pagine più buie della sua storia recente, riscoprendo la centralità delle garanzie costituzionali e la fine di un incubo costruito sulla mala giustizia.


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