Nella penombra di una primavera che tarda a farsi estate, la politica reggina è tornata a occupare il suo palcoscenico naturale: la piazza. Ma se la piazza, nell’accezione greca del termine, dovrebbe essere il luogo del confronto e della visione, quanto abbiamo visto in questa prima settimana di campagna elettorale a Reggio Calabria ci restituisce una dicotomia che va ben oltre i semplici schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Da un lato, una Piazza De Nava gremita oltre ogni ragionevole previsione ha salutato l’esordio di Francesco Cannizzaro, dall’altro, una Piazza Duomo che, nonostante le sue più ampie volumetrie, è apparsa desolatamente piccola per contenere le residue speranze di una sinistra ormai arroccata nel proprio livore. La differenza non appare tale solo nel numero dei presenti, ma nell’energia che quei luoghi hanno emanato: una carica di futuro da un lato, contro un riflesso condizionato di conservazione del potere dall’altro.
La sincerità del difetto contro l’estetica del vuoto
Il comizio d’apertura di Francesco Cannizzaro – domenica scorsa – è stato un atto di coraggio politico e di trasparenza umana. Per cinquantacinque minuti, il candidato del Centrodestra ha parlato a braccio, rinunciando ai paracadute dei discorsi scritti per abbracciare un’idea di città che passa attraverso il contenuto e la passione. È in questo contesto che si inserisce la polemica, a tratti grottesca, sollevata dai militanti della sinistra. Attaccare un avversario per un congiuntivo errato nella foga di un discorso appassionato o, peggio ancora, scadere nel più becero body shaming sottolineando la “pancia” che spuntava dal maglione mentre gesticolava, rivela una debolezza argomentativa disarmante. Proprio quella sinistra che si erge a paladina contro il bullismo e a favore dell’inclusione, oggi si ritrova a usare il righello per misurare l’eleganza estetica dell’avversario, dimenticando che Reggio Calabria non ha bisogno di un modello da passerella, ma un Sindaco che sappia parlare al cuore dei problemi. E’ possibile che la sinistra reggina ragioni sulla politica, tanto sei anni fa con Minicuci quanto oggi con Cannizzaro, utilizzando canoni degni dell’Opera nazionale Balilla, voluta da Mussolini come rappresentanza del modello di uomo fascista perfetto, magro, atletico e bello? Invece la “sana pancetta” di Cannizzaro è il segno di un uomo che non vive per l’immagine, contrapposto a un’amministrazione che negli ultimi dodici anni ha curato maniacalmente i capelli e gli addominali del proprio Sindaco impegnato due ore al giorno in palestra mentre la città affondava nel degrado.
Il peso del passato e la scissione necessaria dal Modello Reggio
Un passaggio fondamentale del discorso di Cannizzaro in Piazza De Nava è stato il suo rapporto con il passato della destra reggina. Non c’era Giuseppe Scopelliti su quel palco, una figura che per molti aspetti rappresenta un’eredità ingombrante. Cannizzaro ha dimostrato maturità politica operando una distinzione netta: ha rivendicato l’orgoglio per quel dinamismo amministrativo che in quegli anni – quando lui era poco più che un ragazzino – aveva reso Reggio il cuore del Mediterraneo, ma ha avuto la lucidità di prendere le distanze dagli errori che ne hanno causato il successivo declino. Questa capacità di fare i conti con la propria storia, senza rinnegarla ma senza restarne prigioniero, segna una discontinuità fondamentale. Al suo fianco, il Governatore Roberto Occhiuto ha agito con la sobrietà di chi garantisce un legame istituzionale forte, limitandosi a testimoniare la competenza del candidato senza rubargli la scena, lasciando che fosse il progetto per la città a parlare.
L’ombra di Falcomatà e l’eclissi di Mimmetto Battaglia
Il quadro cambia drasticamente spostando lo sguardo verso la manifestazione del Partito Democratico di ieri sera in Piazza Duomo. Il dato politico più rilevante non è stata la scarsa partecipazione, ma l’evidente cannibalizzazione della figura di Mimmetto Battaglia. Il candidato sindaco del PD, uomo mite e navigato, è apparso come un comprimario nel suo stesso debutto, schiacciato dalla presenza debordante di Giuseppe Falcomatà. Se Cannizzaro ha saputo dosare il passato, la sinistra sembra non poter fare a meno di trascinarselo dietro, rendendo Battaglia una sorta di controfigura del sindaco uscente. Per avere una speranza, il centrosinistra avrebbe dovuto avere il coraggio di una rottura violenta con gli ultimi dodici anni di gestione. Battaglia avrebbe dovuto denunciare gli errori, promettere una pulizia radicale rispetto agli “yesman” che hanno popolato Palazzo San Giorgio e rivendicare la propria autonomia, magari ricordando di essere stato lo sfidante più credibile proprio di Falcomatà nelle primarie del 2014. Invece, la scelta di restare all’ombra di un passato ingombrante ha tolto ogni residua dignità politica alla sua proposta.
La retorica del livore e le contraddizioni della sinistra reggina
Incredibile è apparsa la gestione comunicativa della sinistra in questa prima fase. Le offese rivolte a Cannizzaro, accusato persino di aver citato il Signore e la Madonna in un impeto di devozione popolare, tradiscono un distacco elitario dal sentimento profondo della città. Ma il paradosso più eclatante è arrivato dalle parole di Falcomatà, che ha contestato a Cannizzaro la mancata dimissione da Deputato prima del voto. È la saga del bue che dice cornuto all’asino: un attacco frontale che arriva da chi, solo pochi mesi fa, è rimasto saldamente ancorato alla poltrona di Sindaco pur essendo stato eletto consigliere regionale fino all’ultimo minuto in cui la normativa gliel’ha consentito! Questa mancanza di coerenza è ciò che più allontana gli elettori e che giustifica quell’insofferenza diffusa che si respira nei quartieri. Anche la domanda di Nicola Irto sulla fuga dei “transfughi” verso il centrodestra trova una risposta semplice nel comportamento umano e politico di chi ha guidato la città: un leader che perde assessori e vicesindaci lungo la strada dovrebbe interrogarsi sui propri limiti relazionali prima che sui comportamenti altrui.
Una vittoria annunciata o un cambiamento di paradigma?
Le parole di quell’autorevole dirigente del PD che, in una chiacchierata riservata di qualche giorno fa, mi assicurava per Cannizzaro una vittoria certa anche se non facesse campagna elettorale ma anzi andasse in mese in vacanza in un luogo lontano, fotografano un dato di fatto: un vantaggio stimato di oltre 20 punti percentuali su Mimmetto Battaglia. Quelle parole sottintendevano il fatto che da un lato, Cannizzaro ha un vantaggio enorme e la situazione della città, un po’ per la composizione delle liste e degli schieramenti politici, un po’ per l’insofferenza diffusa dopo 12 anni di malgoverno di Falcomatà è tale che Cannizzaro vincerà a prescindere. Ma dall’altro voleva anche sottintendere che Cannizzaro rischia di farsi male a solo in campagna elettorale, proprio per il suo modo appassionato ed istintivo di intendere la politica. E infatti lo abbiamo visto dopo il primo comizio di otto giorni fa.
Tuttavia, ridurre tutto a una questione di numeri e calcoli sarebbe un errore. Ciò a cui stiamo assistendo è un cambiamento di paradigma umano. Reggio Calabria sembra aver scelto la verità del difetto rispetto alla finzione della perfezione. Cannizzaro è apparso sincero, entusiasta, nuovo e innovativo nonostante la lunga esperienza in Parlamento, perché capace di emozionarsi e anche di sbagliare un verbo nel nome di una visione che lo entusiasma, che lo appassiona. E’ vero, nella sua semplicità, è a contatto con la gente, è sul palco di un comizio così com’è al lavoro nella sua segreteria, a casa con la sua famiglia, alla Camera con i suoi colleghi. E quindi la città sa che sarà così anche da Sindaco: appassionato, entusiasta, vero, genuino, reale.
Dall’altra parte, resta una coalizione che non accetta la sconfitta e che, non avendo argomenti nel merito, si rifugia nell’insulto personale. E’ così che Falcomatà sta inquinando e avvelenando una campagna elettorale che altrimenti, con Mimmo Battaglia, rimarrebbe sempre pacata e rispettosa, pur nelle diversità delle visioni politiche. Ma la storia politica insegna che quando un partito inizia ad attaccare l’aspetto fisico dell’avversario, significa che ha già esaurito le idee per il futuro. Reggio, oggi, sembra aver smesso di guardare ai capelli ben pettinati per tornare a cercare un’anima di città che possa avere una guida capace di restituire identità comune, senso di appartenenza, e speranza per il futuro.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?