Il Partito Democratico, almeno l’ala messinese, continua a ripetere, almeno ufficialmente, una linea netta: nessuna alleanza politica con Cateno De Luca e con Sud chiama Nord. Una posizione ribadita più volte anche a livello nazionale, con lo stop arrivato da Giuseppe Provenzano a ipotesi di intese organiche con il leader di ScN. Eppure, sul territorio, la realtà sembra muoversi lungo traiettorie meno lineari, più sfumate e, soprattutto, più contraddittorie. Il caso arriva da Ispica, in provincia di Ragusa, dove l’altra sera Cateno De Luca ha partecipato a un comizio elettorale insieme al vicepresidente dell’Ars, il democratico Nello Di Pasquale, a sostegno di un candidato sindaco comune. Una scena politicamente significativa, perché rende plastica una convergenza che, almeno sulla carta, il Pd aveva cercato di escludere.
Il nodo delle alleanze locali
Le elezioni comunali in Sicilia sono spesso un laboratorio politico autonomo, dove le sigle nazionali pesano ma non sempre determinano gli schieramenti. Liste civiche, movimenti territoriali, accordi personali e rapporti amministrativi locali finiscono per prevalere sulle appartenenze di partito. Il problema, però, nasce quando queste intese locali contraddicono la linea politica generale. È esattamente ciò che sembra accadere a Ispica: mentre una parte del Pd e del centrosinistra, Avs e +Europa, respinge ogni ipotesi di accordo con De Luca, un’altra parte sceglie di condividere un percorso elettorale con lui.
Socialisti e pezzi del Pd aprono, Messina chiude
Il quadro si complica se si guarda ai movimenti interni al campo progressista. I socialisti e una parte del Pd sembrano disponibili ad aprire un confronto con Sud chiama Nord, valutando caso per caso la possibilità di accordi locali. Una posizione pragmatica, fondata sull’idea che alle comunali contino soprattutto i programmi, le persone e gli equilibri cittadini. Di segno opposto appare invece la posizione di +Europa e del Pd messinese, che continuano a chiudere la porta a De Luca e al suo movimento. Una chiusura che non è soltanto tattica, ma politica. A Messina, del resto, il rapporto con Cateno De Luca ha una storia particolare, segnata da anni di scontro amministrativo, campagne elettorali molto dure e una contrapposizione frontale tra l’ex sindaco e una parte consistente del centrosinistra.
La politica dei due forni
Il caso Ispica rilancia così l’accusa di “politica dei due forni”. Da una parte, si dichiara pubblicamente l’indisponibilità ad alleanze con Sud chiama Nord. Dall’altra, in alcuni territori, si costruiscono convergenze elettorali con il movimento di De Luca che in altri posti si allea anche con il centrodestra. Da evidenziare, ad esempio, che alle regionali dei mesi scorsi, il movimento di De Luca aveva dialogato e stretto intese in alcune realtà con il centrodestra, come avvenuto in contesti quali Puglia, Campania e Calabria.
Lo sguardo già rivolto al 2027
Dietro le schermaglie delle comunali si intravede già la partita più importante: le elezioni regionali siciliane del 2027. È lì che si misureranno davvero rapporti di forza, strategie e possibili coalizioni. La Sicilia è da sempre un laboratorio politico complesso, dove le appartenenze nazionali si intrecciano con leadership personali, civismo, reti locali e movimenti autonomisti. In questo quadro, Sud chiama Nord rappresenta un soggetto difficile da collocare dentro le categorie tradizionali. Non è pienamente riconducibile al centrodestra, non è organico al centrosinistra, ma può diventare decisivo in molte partite territoriali.


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