Mancano venti giorni alle elezioni comunali di Reggio Calabria, e sono passati tre mesi da quando un nostro articolo ha fatto discutere la città rispetto alla rabbia e allo sdegno seguiti alla nomina di Castorina quale Capo di Gabinetto della Città Metropolitana. Una rabbia e uno sdegno che oggi sembrano quasi scomparsi, normalizzati, con lo stesso Castorina che inaugura cose, concede premi, partecipa ad eventi pubblici, raccoglie voti per il suo Pd e appare totalmente riabilitato al punto che da qui alla fine della campagna elettorale non ci sorprenderebbe vederlo sul palco dei comizi accanto a Irto e Falcomatà, lui che è ancora a processo per il caso brogli elettorali (ricordate i voti dei morti alle comunali di sei anni fa?).
Nel nostro articolo del 7 febbraio, intitolato non a caso “Tutti si lamentano di tutti, ma l’infamia nasce dai cittadini”, invitavamo gli elettori ad un voto responsabile in vista delle comunali che allora sembravano ancora lontane. Oggi, a tre settimane scarse dal voto, appare necessario rilanciare quei concetti in cui un importante dirigente del Pd, totalmente avulso e avverso alle dinamiche che hanno visto Castorina rientrare nelle stanze del potere, ha rivisto la dottrina politica del grande Brenno Pedrozzi.
Il pensiero politico di Brenno Pedrozzi
Pedrozzi, oltre 40 anni fa, proponeva la politica come servizio: secondo il suo pensiero, la politica non doveva essere un mestiere a vita. Proponeva un limite massimo di 10 anni per l’impegno pubblico. L’idea era semplice: entri, dai il tuo contributo con l’energia di chi vuole cambiare le cose e poi torni alla tua professione civile. Questo serviva a evitare la creazione di “incrostazioni” di potere e il distacco dalla realtà quotidiana dei cittadini, che poi è ciò che accade in tutti i sistemi di governo non democratici.
Ma non solo. Il punto più celebre dell’idea politica di Pedrozzi riguardava l’autonomia economica dei politici. Pedrozzi, infatti, sosteneva che chi entra in politica dovrebbe idealmente godere di una solida indipendenza economica raggiunta nel proprio ambito professionale. Perché? Innanzitutto per non essere ricattabile: se non hai bisogno dello stipendio della politica per vivere, sei libero di votare secondo coscienza e non secondo le direttive di chi può garantirti la rielezione. E anche per competenza: chi ha dimostrato di saper gestire un’azienda o una professione con successo, ha le basi pragmatiche per gestire la cosa pubblica.
In sostanza, secondo Pedrozzi il politico doveva rimanere un cittadino prestato alle istituzioni, portando nel palazzo l’esperienza del mondo reale e riportando nel mondo reale, dopo massimo dieci anni, l’esperienza del palazzo. Pedrozzi auspicava una classe politica fatta di persone competenti, finanziariamente indipendenti e “a scadenza”, per garantire massima trasparenza e un ricambio generazionale costante.
Cosa penserebbe Pedrozzi di Falcomatà & company
Il pensiero di Brenno Pedrozzi calza oggi a pennello rispetto alla deriva di degrado politico e istituzionale che ha visto Reggio Calabria precipitare nel baratro dell’incapacità e dell’affarismo amministrativo negli ultimi 12 anni sotto Giuseppe Falcomatà e i suoi compari. Palazzo San Giorgio è stato letteralmente assaltato da orde di disoccupati che avevano disperato bisogno della politica per vivere, e che si sono mossi per 12 lunghi anni esclusivamente in quest’ottica: non perdere il loro piccolo posto di potere, non perdere il loro miserabile stipendio. Tanto (e soprattutto) nella maggioranza, ma anche nelle fragili e deboli opposizioni.
Ovviamente i responsabili ultimi di questo degrado sono e rimangono i cittadini-elettori: sono loro ad aver scelto questa classe dirigente, seguendo la stessa logica. Non i migliori, non i più bravi, non i più capaci, ma i più vicini, i più amici, i compari, i cugini, quelli a cui poi poter chiedere un favore o una raccomandazione per un posto di lavoro, per un atto dovuto scambiato per cortesia, a volte persino per un tozzo di pane rancido.
Il voto responsabile a Reggio Calabria
Come facciamo a pretendere che i politici operino liberamente per il bene comune, se noi non siamo in grado neanche di votare liberamente per il bene comune? Ecco che rilanciamo oggi, a 20 giorni dal voto, il nostro appello alla cittadinanza: l’infamia è nata dal voto, e la virtù può nascere dallo stesso voto. Non è una scelta di parte, ma di dignità. Le istruzioni per un voto sano e responsabile sono poche e semplici, e non vi indirizzeranno mai scegliere un partito o un altro, una coalizione o un’altra. Piuttosto, guardate le persone. Il nome che andrete a scrivere dentro l’urna segna una strategia, segna principi e valori. Se volete il bene della città, della vostra comunità e del vostro futuro, non dovete votare semplicemente due tipi di profili:
- disoccupati (a meno che non siano giovanissimi universitari, diciamo approssimativamente under 25 con una lunga storia di militanza nei movimenti giovanili dei grandi partiti)
- trasformisti (gente che ha cambiato partito poco prima delle elezioni o che abitualmente salta da destra a sinistra in base a come tira il vento)
Votate, quindi, chi vi pare purché sia:
- coerente con le proprie idee e i propri valori (rimanendo quindi sempre nello stesso partito o coalizione, che sia alla maggioranza o all’opposizione)
- economicamente autonomo e indipendente (cioè con un lavoro, possibilmente di successo, che gli consenta quella libertà necessaria per agire in politica esclusivamente per l’interesse pubblico, senza alcun interesse personale)
E’ semplice. Fatevi queste domande e andate al seggio con responsabilità. Lo abbiamo già scritto tre mesi fa e lo ribadiamo oggi. Se scegliete amici e compari, poi non lamentatevi se loro dentro il palazzo penseranno solo ai (loro) amici e compari. E la responsabilità sarà sempre vostra.
Istruzioni per il voto di 24 e 25 maggio
Tra 20 giorni i cittadini avranno l’unica arma legale per fare pulizia. E oggi la vera domanda non è chi vincerà, ma chi sarete voi, elettori, nel segreto dell’urna. Continuerete a svendere il futuro dei vostri figli per la promessa di un posto, per la vicinanza di un parentado o per la logica asfissiante del “comparato”? Se la risposta è sì, allora risparmiateci le lamentele: restate in silenzio e godetevi lo spettacolo della decadenza, perché ne siete i registi occulti. Lo avete voluto voi!
Non votate per disoccupati in cerca di stipendio
Il cambiamento non è un concetto astratto, ha dei criteri precisi. Se davvero volete sradicare questo sistema, dovete smettere di votare per “bisogno” o per “amicizia”. Votate solo chi dimostra passione politica reale, non chi vede nell’elezione l’ultima spiaggia per sbarcare il lunario. È ora di dirlo con chiarezza: chi ha superato i trent’anni ed è disoccupato non può essere membro del consiglio degli eletti, i migliori, quelli che devono guidare la città. Se una persona non è stata capace di costruire la propria indipendenza economica e professionale, come può essere in grado di gestire il bilancio pubblico e il futuro di 170 mila persone? La politica non deve essere un ufficio di collocamento per incapaci, ma l’impegno di chi ha già dimostrato valore nella vita e nel lavoro. Solo chi ha uno stipendio proprio è libero di dire “no”, di non farsi ricattare, di non vendersi per una poltrona.
Quindi votate solo chi nella vita ha già fatto qualcosa, chi è ricco o benestante, o comunque chi ha già un lavoro. Non votate disoccupati, per quelli c’è l’ufficio di collocamento o, se hanno disabilità, il reddito di inclusione. Il loro posto non è la politica. Non dovete per forza votare i ricchi perchè anche chi non è ricco può essere bravo e capace, ma almeno scegliete persone qualificate che hanno già un lavoro, a meno che non siano giovanissimi, appunto, under 25 con una grande tradizione di militanza politica nei movimenti giovanili dei partiti principali, e il sogno di cambiare il mondo tramite il bene pubblico. Se invece ci sono over 30 candidati disoccupati, significa che nella vita sono persone incapaci e quindi – a maggior ragione – non saranno bravi neanche in politica.
Votate SOLO chi ha una passione politica che brucia, non chi cerca un’ossigenazione economica. Basta con gli opportunisti, basta con i professionisti della disoccupazione che vedono nel consiglio comunale l’unico modo per arrivare a fine mese. Se un uomo o una donna a trent’anni o quarant’anni non è stato/a capace di costruirsi un lavoro, una carriera, un’indipendenza, con quale coraggio si candida a gestire il destino di tutta la comunità? Chi non sa badare a se stesso non potrà mai badare agli altri. Cercate la competenza, scegliete esclusivamente per merito.
Non votate chi ha cambiato casacca
E poi c’è la questione della dignità politica, quel valore ormai estinto nel mercato delle vacche reggino. Il trasformismo è il cancro di questa città. Vediamo, nelle liste della Lega, candidati che nel 2020 sfilavano con Falcomatà urlando “Reggio non si Lega“. Persone senza vergogna che cambiano casacca con la stessa velocità con cui cambia il vento, interessate solo a restare nel giro che conta. Ma se loro sono senza vergogna, chi li vota è anche peggio. Chi vota il transfuga, chi premia il saltimbanco che passa dal PD a Fratelli d’Italia o dai 5 Stelle alla Lega, sta firmando la condanna a morte della credibilità istituzionale.
A livello nazionale si discute proprio in questi giorni se imporre ai politici eletti il vincolo di mandato. Significa che chi cambia casacca diventerà illegale. Fuorilegge. Sotto il profilo morale, lo è già. Si tratta di persone senza bussola, senza valori, senza vergogna, pronte a saltare su qualunque carro pur di restare attaccate alla poltrona. Votarli significa legittimare il tradimento come valore. Se li votate, siete peggio di loro.
Basta favori, basta “amici degli amici”, basta logiche da dopoguerra. Cercate la coerenza di chi è sempre rimasto nello stesso campo per ideali, cercate programmi che profumino di futuro e non di muffa clientelare. Il 25 maggio non si vota per un consigliere: si vota per la sopravvivenza di Reggio.
Reggio Calabria non ha bisogno di eroi, ha bisogno di elettori maturi. Cittadini che scelgano in base ai programmi, alla coerenza e, soprattutto, alla credibilità e all’autorevolezza di chi promette di cambiare la città. Se il 26 maggio ci ritroveremo ancora una volta a commentare nomine scandalose e silenzi complici, non cercate i colpevoli a Palazzo San Giorgio o a Palazzo Alvaro. Guardatevi allo specchio. Il destino della città è nelle vostre mani, ma solo se avrete il coraggio di tagliare i fili che vi legano al passato. Altrimenti, per favore, abbiate almeno il decoro di soffrire in silenzio.


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