Arriva il via libera del Consiglio dei ministri sul nuovo decreto Lavoro, varato in vista del Primo maggio. In esso sono presenti le misure sul cosiddetto “salario giusto”, gli incentivi all’occupazione e il contrasto al capolarato digitale. “Pensiamo sia questo il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione“, ha dichiarato il premier Giorgia Meloni, che si è presentata in conferenza stampa dopo il Cdm che ha varato il decreto. “Il decreto legge stanzia quasi un miliardo di euro per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi occupazionali“, ha sottolineato la leader di FdI.
Che cos’è il salario giusto?
Meloni ha spiegato c’è “una novità molto importante: a quegli incentivi si può accedere solo se si riconosce e si applica ai lavoratori il salario giusto: si intende il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, non composto solo dal salario orario ma da tutti gli elementi economici che concorrono a formare il contratto in favore del lavoratore“.
Con il decreto lavoro inoltre “chi sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici“, ha detto la presidente del Consiglio aggiungendo che con il decreto si dice “sì al salario giusto e sì a una contrattazione di qualità“. Il provvedimento prevede anche “una serie di norme per combattere quello che è stato definito il caporalato digitale che colpisce come sapete in particolare i rider“.
Taglio del cuneo fiscale
Meloni ha evidenziato poi che “quando ci siamo insediati era attivo un taglio del cuneo contributivo provvisorio che sarebbe scaduto al 31 dicembre di quell’anno. Noi abbiamo deciso di prorogarlo e ampliarlo e poi di renderlo strutturale, portandolo a 7 punti con il decreto che anticipava il Primo maggio. Per un lavoratore che guadagna circa 32mila euro all’anno, il taglio del cuneo vale oggi circa mille euro in più in busta paga“.
“La riforma dell’Irpef fin qui attuata per un lavoratore che guadagna 35mila euro lordi all’anno comporta un aumento di circa 400 euro“, ha poi sostenuto Meloni chiarendo che “il decreto legge che abbiamo approvato oggi è un tassello di una strategia molto più ampia che il governo ha portato avanti dal suo insediamento e che ha l’obiettivo di sostenere la creazione di maggiore occupazione ma anche di occupazione stabile e di qualità. Una strategia che sta dando i suoi frutti se guardiamo a questi dati che ci consentono di dire che oggi più di ieri l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro“.
Piano casa e record occupazione
Meloni ha inoltre annunciato che “entro la fine di questa settimana” sarà varato “il famoso Piano casa, misura dedicata anche ovviamente al mondo del lavoro“.
“Noi abbiamo in questi anni raggiunto il record di numero di occupati, il tasso di occupazione femminile mai così alto, la disoccupazione sia giovanile che in generale ai minimi da sempre. E’ aumentato in questi anni in sostanza il lavoro stabile, diminuita la precarietà cresciuta la percentuale di lavoro full time e diminuito il part time“, ha ripetuto la presidente del Consiglio. “I numeri Istat – ha sottolineato – certificano che rispetto all’inizio della legislatura abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno. per raggiungere questi obiettivi ciascuno ha fatto la sua parte a partire proprio dai lavoratori, hanno fatto la loro parte le imprese e ha cercato di fare la propria parte il governo“.
Fra le misure inserite nella bozza del decreto approvato dal governo c’è un incentivo alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, rivolto agli under 35 che non sono mai stati occupati a tempo indeterminato e che comporti un incremento occupazionale netto.
Aumenti per insegnanti e infermieri
Per alcune categorie scatteranno importanti aumenti in busta paga dopo il via libera ai nuovi contratti. “Per quanto riguarda il comparto istruzione – ha detto il premier -, grazie al rinnovo di tre tornate del contratto collettivo nazionale di lavoro che abbiamo fatto, un insegnante avrà complessivamente in busta paga un aumento medio mensile, per tredici mensilità, di oltre 350 euro lordi. L’altro esempio riguarda la sanità: gli infermieri, sempre con il rinnovo dei contratti legati a tre tornate, guadagneranno in media oltre 500 euro lordi in più al mese“.
Trasformazione dei contratti a tempo indeterminato
Il provvedimento nella bozza contava 21 articoli: non compaiono, tra l’altro, le ulteriori misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro, come la certificazione della formazione, e il rifinanziamento del Fondo nuove competenze. Quanto all’incentivo per le trasformazioni dei contratti a tempo indeterminato, “al fine di rafforzare l’occupazione giovanile stabile, ai datori di lavoro privati che trasformano i rapporti di lavoro a tempo determinato, di durata complessiva non superiore a dodici mesi, in rapporti di lavoro a tempo indeterminato è riconosciuto, per un periodo massimo di ventiquattro mesi, l’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, nella misura del 100%, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile“, si legge nella bozza, non ancora definitiva, secondo Ansa. Il beneficio si applica alle trasformazioni effettuate dal primo agosto al 31 dicembre 2026 dei rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati entro il 30 aprile 2026.
Isospensione
Proroga per altri tre anni – fino al 2029 – della possibilità per il lavoratore di uscire con un anticipo fino a sette anni (invece di quattro) grazie all’isopensione, l’esodo a carico delle aziende con almeno 15 dipendenti e interessate da eccedenze di personale. E’ quanto prevede una nuova bozza del decreto lavoro, atteso oggi pomeriggio in Consiglio dei ministri. Questo ‘scivolo’, previsto fino al 2026, è esteso fino al 2029.
Nell’articolo della bozza si fa infatti riferimento alle disposizioni della manovra di dicembre 2017 sull’isopensione, inserendo il periodo 2018-2029 (rispetto al precedente 2018-2026) durante il quale i quattro anni per l’anticipo possono essere elevati a sette anni.
I dettagli del decreto
Incentivi all’occupazione
Al fine di ridurre i divari territoriali e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro delle categorie più esposte, il decreto prevede quattro principali misure di decontribuzione:
- bonus assunzione donne 2026, consistente in un esonero contributivo del 100% (fino a 650 euro mensili) per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con un incremento a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno;
- bonus assunzione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi previdenziali (fino a 500 euro mensili) per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi;
- bonus stabilizzazione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro per 24 mesi anche per le stabilizzazioni di contratti a termine, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza;
- bonus assunzioni ZES 2026, per i datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno, consistente in un esonero contributivo totale (fino a 650 euro mensili) per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.
Salario giusto
La disciplina sui trattamenti economici complessivi (TEC) tutela l’equilibrio di interessi tra lavoratori e parti sociali. Si garantisce ai lavoratori una retribuzione non inferiore ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, contrastando il dumping. La norma tutela le imprese favorendo la concorrenza leale e valorizza l’autonomia di sindacati e datori di lavoro, evitando l’imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive.
Disciplina dei rinnovi contrattuali
Il decreto interviene sulla disciplina del rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Nel rispetto dell’autonomia delle parti sociali, si stabilisce che siano le stesse a disciplinare, in sede di rinnovo, le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo, assumendo la data di scadenza naturale del contratto previgente come riferimento per assicurare la continuità della tutela economica. Qualora il rinnovo non avvenga entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA).
Contrasto al caporalato digitale e tutele tecnologiche
Il provvedimento introduce misure specifiche per prevenire l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, con particolare riferimento alle attività gestite tramite piattaforme digitali, attraverso:
- la verifica dell’identità digitale del lavoratore. Si tratta di una misura volta a impedire il fenomeno della cessione o del “noleggio” degli account che alimenta forme di caporalato, consentendo l’accesso alle piattaforme esclusivamente tramite sistemi di identificazione certa (SPID, CIE o sistemi di autenticazione forte); vige il divieto di cedere le proprie credenziali o utilizzare account non riconducibili alla propria identità, con responsabilità dei gestori per i sistemi di controllo e sanzioni amministrative o sospensione dell’attività per omessa vigilanza;
- il diritto alla trasparenza algoritmica, che impone l’obbligo di fornire informazioni chiare sulle modalità di funzionamento degli algoritmi che influenzano l’assegnazione dei compiti e i compensi, garantendo il diritto di conoscere i parametri del proprio “rating” e di richiedere l’intervento umano per il riesame di decisioni automatizzate che incidano significativamente sul rapporto di lavoro.
Conciliazione famiglia-lavoro
Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo strumento di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, che definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, private e pubbliche, che scelgono di investire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera. La misura contenuta nel decreto prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino all’1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.
Trattamento di fine rapporto
Si prevede la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote TFR maturate nel periodo gennaio-giugno 2026.


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