Nei giorni scorsi si è insediato il tavolo tecnico per la riforma della formazione medica specialistica voluto dal Mur, per analizzare criticità e problematiche della professione medica legata alla formazione degli esperti in ambito e delineare, dunque, la strada che porterà al futuro della professione. A questo tavolo è seduto anche Rosario Losiggio, giovane medico calabrese di 26 anni, nativo di Sant’Onofrio (Vibo Valentia), specializzando in Anestesia e Rianimazione al San Raffaele di Milano.
StrettoWeb lo ha raggiunto telefonicamente per un focus generale sugli argomenti affrontati nelle prime riunione del tavolo tecnico riguardante un ambito parecchio importante anche per la regione Calabria.
Un medico calabrese che rappresenta… il Nord
Il tavolo tecnico si è riunito il 14 aprile, per il primo incontro di insediamento, alla presenza del ministro Bernini che ha dato il suo in bocca al lupo ai partecipanti. Il primo incontro, vero e proprio, si terrà, invece, il 29 aprile presso il Ministero.
“L’obiettivo è quello di rinquadrare il medico specializzando, di riformulare il contratto. Il tavolo si avvale di tutte le parti sociali tra cui anche la rappresentanza territoriale dei medici in formazione specialistica. Io rientro in questa categoria, siamo in 4, uno per area geografica d’Italia: Nord, Centro, Sud e Isole. Io, ironia della sorte rappresento il Nord perché mi sono formato al Nord“, spiega il dott. Losiggio.
Quali sono le principali criticità della formazione medica specialistica?
La parte degli specializzandi, ci spiega Rosario Losiggio, da anni pone all’attenzione 3 criticità fondamentali. “La prima riguarda l’aspetto propriamente lavorativo. Viviamo ancora con un decreto legislativo del 1999 e inquadralo specializzando con una borsa di studio, noi chiediamo invece che si passi a un inquadramento lavorativo. Che ci sia un aspetto di formazione ancora in essere, quello è indubbio, però l’inquadramento lavorativo ci aiuta rispetto alla mansione che poi effettivamente svolgiamo in ospedale.
Il secondo punto riguarda l’aspetto formativo. Ci sono grosse differenze tra scuola e scuola, ci sono grosse differenze nel gradiente Nord-Sud rispetto a qualità e quantità di formazione che viene erogata, spesso lo specializzando porta avanti i reparti quasi come se dovesse sostituirsi alla manovalanza dello strutturato, non in tutti gli Atenei fortunatamente, non per tutte le specialità, però spesso succede che l’aspetto formativo è completamente tralasciato, mentre va incentivato mettendo sicuramente degli obiettivi minimi che siano certificabili anche da un ente esterno, da un osservatorio che funzioni meglio rispetto a quello che esiste formalmente oggi e che siano comuni a tutte le latitudini, a tutte le scuole.
Il terzo aspetto è quello proprio che riguarda la contribuzione. La borsa di specialità è stata istituita 26 anni fa e non si è mai adeguata dal punto di vista dell’inflazione e del costo della vita. Oggi prevede 1650 euro per la prima metà della specialità, 1750 per la seconda metà della formazione, questi numeri valgono diversamente rispetto a quando sono stati pensati. L’impegno richiesto è di 38-48 ore settimanali, totalizzante, riguarda dei medici, è necessario un adeguamento”.

Differenze Nord-Sud
Secondo il medico nativo di Sant’Onofrio, esistono due differenze sostanziali fra Nord e Sud per un giovane medico: quella di opportunità e quella culturale di alcuni pazienti.
“Io non ho mai frequentato la Facoltà di Medicina al Sud Italia. Conosco tanti colleghi che si sono formati in Università del Sud e sono soddisfatti del percorso fatto. – premette Rosario – Io ho avuto delle opportunità che in altri posti d’Italia non avrei potuto avere, soprattutto per le relazioni che i docenti hanno in ambito internazionale, soprattutto in città come Roma e Milano. Spesso in città del Nord ci sono opportunità che risultano più appetibili.
C’è anche un tema culturale. Il calabrese che si fa visitare nel Pronto Soccorso di Catanzaro si comporta diversamente rispetto a se viene visitato al Niguarda di Milano. Lo dico con dispiacere ed estrema onestà. Questo si riflette anche sulla condizione del medico che pensa di avere una situazione più agevole e dignitosa al Nord rispetto che al Sud.
Quando il presidente Occhiuto dice che chi va a lavorare al Sud, in una situazione più complessa, deve essere stipendiato di più, non dice una cosa errata. Lo stesso, secondo me, vale per il medico“.

La sanità in Calabria: perchè ci sono medici cubani e pochi giovani italiani?
In Calabria troppi medici cubani e pochi giovani medici del territorio. Un accostamento che si sente spesso fare, con accezione negativa, soprattutto in merito alla controversa scelta del presidente Occhiuto. Abbiamo chiesto al giovane dott. Losiggio cosa ne pensasse e il suo parere è risultato davvero interessante.
“Il decisore politico ha fatto una decisione, probabilmente provocatoria, ma molto pratica e che andava a colmare il problema. – ha spiegato il medico calabrese – I bandi andavano deserti perchè gli stessi medici che non recepivano positivamente il contratto a tempo indeterminato perchè, evidentemente, meno vantaggioso rispetto a quello che potevano fare, andavano a lavorare come gettonisti attraverso le cooperative, guadagnando esponenzialmente in più. Nel momento in cui si crea questo cortocircuito, che fa spendere molto al sistema e non lo rende disponibile, Occhiuto ha deciso di portare i medici da Cuba tagliando il sistema dei gettonisti. La ritengo una scelta legittima e adeguata al momento di difficoltà che sta vivendo la Calabria“.
Dunque, cosa spinge i giovani medici ad andare via o non tornare in Calabria? “Io spero tanto di tornare a lavorare in Calabria. – ha dichiarato Losiggio – È chiaro che, dopo aver fatto tanti sacrifici per formarmi in una città costosa come Milano, in un’Università privata, scelta personale eh, ma che ha richiesto un investimento economico e di sudore importante, prima di rientrare a casa mi interrogo bene sulle possibilità che quel posto mi può offrire. Non è un ragionamento egoistico, ma fare dei passi indietro dopo tanti sacrifici, ci si pensa bene.
Cosa mi piacerebbe trovare in Calabria? Non vorrei soldi in più. Vorrei delle condizioni infrastrutturali, di collaborazione con i colleghi, protocolli all’avanguardia, compatibili con un sistema che funzioni e che sia efficiente ed efficace come in altre Regioni all’avanguardia come la Lombardia. Sotto questo punto di vista possiamo crescere tanto“.
Chiosa finale su un aspetto fondamentale della cura. “La multidisciplinarietà fa la differenza fra tanti ospedali del Nord e tanti ospedali del Sud. In una medicina sempre più iperspecialistica, il paziente ha bisogno di un approccio multidisciplinare, non ci può essere un singolo specialista che inquadra la patologia, perchè essendo il singolo sempre più iperspecialistico, diventa complesso dare risposte e approcci terapeutici efficaci al pazienta. È per questo che poi si finisce al Nord, perchè entrando in un ospedale del Nord sei inquadrato, dalla testa ai piedi, da più specialisti e vieni seguito diagnosticamente nel tuo iter. Questa cosa, tante volte, al Sud non compare: vedi uno specialista che ti dice ‘non è di mia competenza’, ti manda da un altro, un altro ancora, il tempo passa e non sempre questi tempi sono compatibili con la vita“, conclude Losiggio.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?