Terremoto a Reggio Calabria: un altro 1908 è possibile e qual è lo stato di scuole ed edifici in città? | INTERVISTE

A Palazzo Alvaro un interessante convegno sulla mitigazione del rischio sismico in Calabria tra rinforzi strutturali, adeguamento sismico, tecnologie di isolamento e dissipazione sismica

  • Convegno Mitigazione del rischio sismico
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
  • Convegno Mitigazione del rischio sismico
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
  • Convegno Mitigazione del rischio sismico
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
  • Convegno Mitigazione del rischio sismico
    Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb
/

La Calabria occupa il primo posto in una classifica in cui il primato non è per nulla invidiato. La nostra regione è, infatti, quella con il più alto rischio sismico in Italia e presenta anche una forte esposizione a rischi idrogeologici come frane e alluvioni. L’intero territorio calabrese viene classificato come ad alta pericolosità sismica con un sistema di faglie attive che si estende dalla Valle del Crati allo Stretto di Messina, causa storica di terremoti catastrofici. Se a queste caratteristiche vengono ad aggiungersi elevata densità abitativa e fragilità di molte strutture, è comprensibile come aumentino rischi e vulnerabilità.

Fondamentale, in questo senso, una nuova presa di coscienza culturale da parte dell’opinione pubblica, ma anche dagli stakeholders, nell’azione del governo nazionale e a cascata in quello regionale e in quelli locali, al fine di mettere in atto strategie di difesa del suolo e prevenzione, piani di protezione civile e interventi di miglioramento e adeguamento sismico sostenibili per mitigare l’impatto di tali rischi.

Argomenti trattati nel convegno dal titolo “Mitigazione del rischio sismico in Calabria – Interventi sul costruito esistente: rinforzi strutturali e adeguamento sismico con sistemi FRP, FRCM, CRM, FRC, tecnologie di isolamento e dissipazione sismica”, tenutosi nella mattinata odierna presso la Sala Leonida Repaci di Palazzo Alvaro a Reggio Calabria, moderato dal giornalista Maurizio Insardà.

L’iniziativa è stata promossa con il contributo di G&P Intech – Innovative and Building Technologies e International Hirun, in collaborazione con la Città Metropolitana di Reggio Calabria, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Reggio Calabria, l’Ordine dei Geologi, l’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e il Collegio Provinciale dei Geometri e Geometri Laureati di Reggio Calabria.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco f.f. della Città Metropolitana Carmelo Versace che ha rifilato una stoccata su deleghe e fondi, hanno fatto seguito quelli dei rappresentanti degli Ordini di Ingegneri, Architetti, Geometri e ANCE.

“Un nuovo 1908 è possibile?” L’analisi del prof. Mandaglio

Il professor Giuseppe Mandaglio ha esposto una riflessione interessante sulla sismicità dell’area dello Stretto di Messina tra rischio sismico, ciclicità degli eventi e risposta degli edifici: “l’area dello Stretto è vulnerabile perchè concorrono situazioni particolari in mezzo a quelle generali del territorio calabrese. La discontinuità fisica tra Aspromonte e Monti Peloritani, in pratica la stessa struttura, ma separate e collegate solo da un diaframma sottomarino. E hanno anche faglie molto più lunghe che altrove. L’intensità sismica, la pericolosità, la magnitudo del terremoto è funzione diretta della lunghezza della faglia moltiplicata per il suo spostamento. Qui concorrono queste due condizioni. La faglia vera e propria non è nota in tutta la sua dimensione, ciò che è noto è che ha una magnitudo fino a 7.1, la massima teorica può essere anche superiore. La discontinuità geologica, quella stratigrafica, la dimensione della faglia e la sua caratteristica producono effetti di amplificazione che generano elevata pericolosità sismica.

L’edificazione che rispetta le norme sismiche, per buona parte, della loro consistenza, sono in grado di resistere allo sforzo sismico. Da parte nostra accade un caso particolare, culturale, da parte di noi che studiamo il fenomeno: siamo portati a esagerare certe cose dicendo che ci può essere un limite ignoto, sulla pericolosità, sulla paura. La gente ha paura. A Reggio, nel 1975, prima che ci fossero le attuali norme sismiche, si è verificato un terremoto della stessa magnitudo (5.25) di quello che nel 2011 ha distrutto l’Emilia-Romagna. E non è successo niente, solo qualche crepa. Se questa stessa magnitudo si fosse verifica in una città nella quale non si fosse verificata la distruzione precedente, le case fatte nel 1500 non avrebbero resistito. Ai cittadini posso dire che se sono in una casa che ha un minimo di resistenza sismica, la casa non collassa, possono collassare le strutture complementari. È importante specificare che se resiste il tetto, ma crolla la parte, si muore lo stesso. Sulle opere complementari c’è tanto da fare, devono essere legate al cemento armato che dà all’edificio, alla casa, alla scuola, ala capacità di resistere all’evento sismico. Il terremoto è un mostro di cui non vediamo le dimensioni, vediamo gli effetti istantanei, poi scompare, vediamo la distruzione. Ma da essa, scienza e tecnica hanno imparato molto.

In linea di principio, un terremoto con la magnitudo del 1908 non è probabile che possa accadere nei tempi di ritorno della vita umana ordinaria. Secondo le dimensioni della faglia che può avere generato quell’evento, la sua attività e il tempo che impiega per ricaricare tanta energia come una molla, per poi liberarla e produrre quella magnitudo sismica è normale che ci passi del tempo. Secondo calcoli pessimistici, un altro terremoto del genere può avvenire tra 800-1000 anni. Non è detto però che si carichi un’altra faglia. Ma non quella del 1908. Ecco perchè la ricerca scientifica è indispensabile. Ai cittadini dico di rispettare le norme del buon costruire, non rispettare la legge equivale a delinquere. Se le rispettiamo, siamo certi che il collasso degli edifici non avverrà. E poi realizzare l’adeguamento sismico degli edifici, delle scuole, per dare una maggiore tranquillità, quella assoluta non ci sarà mai“.

Prof. Raffaele Pucinotti: “esoscheletri e facciate, nuovi interventi in atto a Reggio Calabria”

Raffaele Pucinotti, Professore di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha dichiarato: “ho voluto portare il mio contributo focalizzandolo sulla sinergia fra ingegnere, architetto e tutti i tecnici e gli operatori devono lavorare in modo sinergico. L’aspetto sismico e quello energetico vanno di pari passo. Anche a Reggio Calabria stiamo lavorando su questi aspetti, attraverso tecniche di interventi come gli esoscheletri, che ci consentono di intervenire non solo sulla parte sismica ma anche energetica, attraverso la realizzazione di facciate ventilate o il rinforzo di elementi secondari che, tra l’altro, hanno provocato delle vittime: una tamponatura che collassa dal 5° piano può determinare la perdita di vita umane. Il problema non è degli elementi portanti principali, ma anche di quelli secondari. Ho voluto porre l’attenzione su quanto facciamo a Reggio Calabria in termini sperimentali e di ricerca numerica.

Ogni struttura è soggetta al degrado, più o meno accentuato, dipende dai materiali. Gli interventi devono essere monitorati e gestiti in modo adeguato, per far sì che l’intervento risolutivo non avvenga in un’unica soluzione, quando ormai la struttura ha raggiunto la fine della vita, ma una continua manutenzione, con interventi più diffusi e meno invasivi nel tempo, ci porta a soluzioni più efficaci allungando la vita utile della struttura. L’intervento degli esoscheletri ci permette di intervenire sulla struttura dall’esterno, senza dover interromperne l’uso“.

Arch. Giuseppe Mezzatesta: lo stato degli edifici di Reggio Calabria

Il dott. arch. Giuseppe Mezzatesta, dirigente U.T. Città Metropolitana di Reggio Calabria, ha dichiarato: “abbiamo incastrato, all’interno di un seminario importantissimo, l’informazione legata a quello che la Città Metropolitana sta facendo sul territorio. È una delle nostre peculiarità. Noi abbiamo programmato già da dieci anni a questa parte una serie di interventi importantissimi di riqualificazione di tutto l’assetto immobiliare patrimoniale dell’ente, particolarmente quello scolastico. Abbiamo circa 60 scuole. Siamo già riusciti a intercettare i finanziamenti per redigere progetti esecutivi per circa 192 milioni di euro. Abbiamo intercettato risorse per adeguare sismicamente alcune delle strutture.

La cosa importante da dire è che, per fortuna, dalle indagini di vulnerabilità sismica ne è sorto che la Città Metropolitana e gli edifici della città metropolitana godono di discreta salute, salvo due o tre interventi massivi che saremo costretti a fare con demolizioni, il resto gode di buona salute e quindi ci consente di avere una sicurezza da questo punto di vista, con gli interventi mitigheremo ancora di più il rischio in modo tale da consentire una funzionalità maggiore e una sicurezza per tutti coloro i quali vivono giornalmente questi ambienti.

Abbiamo Villa San Giovanni, l’ex edificio Nostro Repaci, che già da un mese è in atto un intervento di demolizione totale, di ricostruzione con un edificio nZEB all’avanguardia, strutturalmente in grado di reggere ad altissimi livelli i sismi e sarà un fiore all’occhiello della Città Metropolitana per la concezione moderna dell’edificio a risparmio energetico. Dopodiché, Siderno, dove non demoliamo, ma abbiamo intercettato un finanziamento importante del Ministero e a breve sarà appaltata una riqualificazione, un adeguamento sismico per circa 3 milioni di euro. E poi abbiamo in campo altri interventi di adeguamento sismico, il Panella Vallauri, lo Zanotti Bianco di Marina di Gioiosa, il Rechichi di Polistena. Stiamo lavorando da tantissimo tempo e stiamo ragionando, per le poche risorse che abbiamo purtroppo nella riqualificazione, ai fini della mitigazione del rischio come dicevo prima e della funzionalità della sicurezza degli alunni e degli studenti“.

Ing. Giorgio Giacomin: “le nuove tecnologie possono fare la differenza nell’area dello Stretto”

Ing. Giorgio Giacomin, Direttore Tecnico G&P Intech Calabria e Sicilia, ha informato su materiali compositi e sistemi di dissipazione e isolamento sismico: “stiamo cercando di portare attenzione in un territorio così sismico come la regione Calabria, come la città di Reggio Calabria, un’attenzione particolare anche dal punto di vista non solo tecnico, istituzionale, professionale, ma anche alla cittadinanza, il fatto è che c’è la necessità di cominciare a ragionare in termini di mitigazione del rischio per tutti, non è solo un fatto che interessa il settore pubblico, ma anche il settore privato.

È chiaro che c’è un problema di risorse, questo è indiscutibile, però è anche vero che partendo da quello che oggi c’è dal punto di vista tecnico e scientifico, ci sono i materiali compositi, gli isolatori, i dissipatori, sono tecniche ampiamente collaudate che rispondono bene in questo campo. E’ importante che le persone lo sappiano, che sappiano che possono utilizzare queste tecnologie che anche possono presentare dei costi molto interessanti a livello poi di recupero se stiamo parlando di un esistente, ma anche sull’opera nuova.

Oggi per me un ospedale, una scuola, dovrebbe essere per sua natura, in un territorio ad alta sismicità, non so in area 1 o in area 2, dovrebbe necessariamente essere dotato di strumenti per esempio di isolamento, cioè in modo tale da garantire, da dare la massima garanzia ai fini, un domani, di un evento di un certo tipo. Dobbiamo cioè, cercare di passare da una logica emergenziale che è un po’ tipica, un po’ se vogliamo nel nostro Paese, a una logica di prevenzione e quindi cercare di spostare l’attenzione prima dell’evento e non dopo l’evento, anche perché sappiamo che gli eventi arrivano, è questione di tempo, non possiamo sapere quando, ma gli eventi ritornano. Quindi, mettere in sicurezza come hanno fatto nel mondo paesi importanti come gli USA in California, Giappone eccetera. Anche per noi in Italia, che abbiamo un know-how di primissimo livello, ritengo che sia importante
prendere atto che esiste questa possibilità oggi.

Quanto le nuove tecnologie possono incidere sull’aera dello Stretto? Credo moltissimo, perché è ovvio che il nord Italia presenta dei rischi sempre di un certo livello, ma non paragonabili ai rischi che abbiamo qui, nella zona dello stretto e in Calabria in generale. È una questione geologica, è una questione geotecnica, per cui dobbiamo prendere atto di questo. Però è anche vero che qui c’è un patrimonio vulnerabile, molto vulnerabile, un conto della pericolosità, un conto della vulnerabilità: quindi, case che non reggerebbero un piccolo sisma, non è pensabile averle, anche perché, ripeto, la prevenzione diventa un elemento chiave di tutto.

Non parlo solo di sismica, perché parliamo anche di dissesto idrogeologico, che è un altro tema che ha colpito anche il territorio, sono anche fenomeni che vanno di pari passo, quindi è necessario un grande piano. Questo dipende da risorse, ma dipende anche da una capacità nostra, a livello istituzionale, locale e nazionale, di riuscire a creare dei piani di medio-lungo periodo per la messa in sicurezza del territorio. Riguarda il settore pubblico e riguarda il settore anche privato.

Il PNRR è stato interessante, ma come si possono spendere 200 miliardi in due anni e mezzo? Il problema è che noi stiamo dando dei valori temporali anche ai capitoli di spesa per cui alla fine perderemo una parte di questi fondi, questo lo dico a livello nazionale. Bisogna invece riuscire a programmare qualcosa di più strutturato e di più lungo nel tempo“.