Una punta di ironia, ma neanche troppo: possiamo fare davvero qualsiasi cosa. Possiamo creare il biglietto unico, possiamo rendere gratuiti i traghetti, possiamo aumentare le corse fino a farne una ogni cinque minuti. Possiamo inventarci un sistema perfetto, quasi svizzero, per attraversare lo Stretto di Messina. Possiamo anche spingerci oltre: perché no, magari un aereo-navetta che collega Reggio Calabria e Messina ogni dieci minuti. Oppure auto super veloci, traghetti silenziosi, corsie preferenziali, parcheggi intelligenti, app miracolose. Possiamo progettare il (nobilissimo, idea interessante, Politecnico dello Stretto), aprire nuovi aeroporti, immaginare una rete perfetta di servizi condivisi.
E già che ci siamo, possiamo anche fare una richiesta ufficiale al cielo: togliamo il vento. Così evitiamo i traghettamenti ballerini, le sospensioni, le corse saltate. E se vogliamo completare l’opera, perché non sospendere pure i terremoti? Basta organizzarsi, no? Tutto molto bello, tutto molto creativo. Ma il punto è un altro. Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma la realtà è che senza il Ponte sullo Stretto non potrà mai esistere una vera area integrata dello Stretto. Non una completa, almeno.
La convinzione si è rafforzata ancora di più dopo aver assistito al convegno alla Camera di Commercio di Messina. Un incontro interessante, pieno di spunti, con professori, rappresentanti della CISL, esponenti dell’Autorità Portuale. Tutti interventi seri, ragionati, condivisibili. Si è parlato, giustamente, di integrazione tra le due sponde, di sviluppo comune, di opportunità. Perché di area integrata non solo si può parlare, ma si deve parlare. E soprattutto si deve agire per renderla possibile. Ma c’è un limite che nessuna buona intenzione riesce a superare.
Perché poi la realtà è questa: arrivi, fai la fila, aspetti, sali, attraversi, scendi. Se ti va bene. Se non perdi la nave. Se non c’è vento. Se non c’è traffico. Se non c’è qualche imprevisto. E anche quando va tutto liscio, tra arrivo, coda, traghettamento e uscita, un’oretta te la giochi. Se va male, anche di più. E nei periodi più caldi – in tutti i sensi – ti ritrovi sotto il sole ad aspettare, con tempi che non puoi davvero controllare. Ora, chiariamoci: questo non significa che i collegamenti marittimi non funzionino o non siano importanti. Lo sono eccome. Ma non sono sufficienti per parlare di una vera integrazione territoriale.
Il mare, da risorsa a ostacolo
Il mare dello Stretto è meraviglioso, identitario, unico. Ma quando parliamo di sviluppo, mobilità, lavoro e opportunità, diventa ancora un ostacolo. Non simbolico, ma concreto. Senza un collegamento rapido, diretto e continuo, quello spazio d’acqua resta una barriera. Più elegante di un muro, certo. Più suggestiva. Ma pur sempre una barriera. E finché devi organizzare la tua giornata tenendo conto di un attraversamento incerto, non sei davvero dentro una area metropolitana integrata. Sei in due città che dialogano, collaborano, si parlano. Ma restano separate.
Il Ponte sullo Stretto come cambio di paradigma
È qui che entra in gioco il Ponte sullo Stretto. Non come slogan, ma come cambio radicale di prospettiva. Perché un conto è migliorare l’attraversamento, un altro è eliminarne completamente l’attrito. Senza attese, senza code, senza vento che decide al posto tuo, senza il rischio di perdere coincidenze. Con la possibilità di muoversi tra Messina e Reggio Calabria come ci si muove all’interno di una stessa area urbana. Solo a quel punto puoi davvero parlare di continuità territoriale. Solo a quel punto il concetto di area integrata smette di essere un obiettivo e diventa una realtà quotidiana.
E allora sì, facciamo pure tutti i progetti possibili. Miglioriamo i servizi, investiamo, coordiniamo, innoviamo. Tutto questo va fatto, subito. Ma senza il Ponte, diciamocelo con onestà, continueremo a raccontarci una mezza verità. Una versione ottimista, forse anche utile, ma comunque incompleta. Perché una vera area integrata dello Stretto non si costruisce solo con le idee. Si costruisce con le infrastrutture che rendono quelle idee praticabili ogni giorno, senza eccezioni. E oggi, piaccia o no, il mare resta un ostacolo. Possiamo anche chiedere al vento di fermarsi. Possiamo sperare che tutto fili sempre liscio. Ma finché non lo superiamo davvero, quell’ostacolo continuerà a esserci. E senza superarlo, l’integrazione resterà sempre un passo indietro rispetto a quello che potrebbe essere.


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