Messina, Amendolia e Grasso sulla centrale A2A di San Filippo del Mela: “silenzio che fa temere la chiusura”

Biodigestore FORSU e riconversione industriale: l’allarme su lavoro, territorio e responsabilità politiche

A San Filippo del Mela si riaccende il dibattito sul futuro industriale e occupazionale del territorio, con una presa di posizione netta di Letterio Grasso e Vicky Amendolia che mettono al centro la distanza tra annunci e realtà. Il tema della riconversione industriale e del biodigestore FORSU, autorizzato dalla Regione nell’aprile 2025, diventa così il simbolo di una transizione che, secondo i due esponenti, rischia di restare incompiuta. “A San Filippo del Mela si sta consumando una di quelle storie che la politica italiana conosce fin troppo bene: si annuncia il futuro, si celebrano le autorizzazioni, si invoca la transizione, ma intanto il presente si svuota. Il biodigestore FORSU è stato autorizzato dalla Regione nell’aprile 2025; A2A aveva già presentato da anni il sito come un polo da riconvertire, con investimenti e nuovi asset industriali. Ma fra il lessico della riconversione e la concretezza dei risultati resta un vuoto che nessuna conferenza stampa riesce più a coprire”, evidenziano.

Si discute del destino del territorio

“Il punto è che qui non si discute di un impianto astratto, ma del destino materiale di un territorio. Attorno alla centrale gravitano, secondo le stime circolate nel confronto politico e sindacale, circa 400 famiglie tra occupazione diretta e indotto. E allora il problema non è più solo industriale: è sociale, civile, perfino morale. Perché quando centinaia di famiglie restano appese ai rinvii, ai tavoli evocati e alle rassicurazioni di circostanza, lo Stato — e in questo caso la Regione — non è neutrale: sta scegliendo di non scegliere. La verità è meno elegante delle formule usate per raccontarla. Se davvero esistesse una volontà politica, la Regione avrebbe già imposto un confronto permanente, pubblico e stringente tra azienda, sindacati ed enti locali. Avrebbe già chiarito tempi, opere, investimenti, ricadute occupazionali. Avrebbe già detto, con la chiarezza dovuta, se San Filippo del Mela debba diventare un sito realmente riconvertito oppure l’ennesimo relitto industriale accompagnato al tramonto con parole ovattate”, evidenziano.

“Invece no: Palermo autorizza, rinvia, osserva, e soprattutto tace. Ed è un silenzio ancora più grave perché il sito non è affatto marginale. ARERA ha adottato nel 2025 e poi nel 2026 provvedimenti relativi alla reintegrazione dei costi degli impianti essenziali di San Filippo del Mela, il che conferma che non siamo davanti a un ferrovecchio ormai ininfluente, ma a un nodo che continua ad avere rilievo nel sistema elettrico. Proprio per questo l’incertezza non è solo ingiusta: è anche miope. La transizione, si dice. Ma la transizione, quando non è governata, smette di essere una politica e diventa una scusa. Una parola nobile usata per mascherare ciò che nobile non è: l’abbandono. E allora bisogna dirlo con chiarezza, senza il galateo ipocrita delle mezze frasi: se la Regione continuerà a rifugiarsi nel proprio silenzio, la desertificazione industriale della Valle del Mela non sarà una disgrazia inevitabile, ma una responsabilità politica precisa. E certe responsabilità, prima o poi, presentano il conto”, concludono.

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