I dati principali e la geografia della violenza
Dalla ricerca emerge che il 51% degli omicidi è direttamente collegato al narcotraffico. Di questi, l’80% si concentra nei livelli più bassi della catena distributiva dello spaccio. La violenza ha una funzione precisa: mantenere il controllo del mercato e regolare gli equilibri interni ai clan, attraverso punizioni, espulsioni e imposizione di regole. Nel 95% dei casi, gli omicidi non sono legati a singole transazioni commerciali, ma rappresentano strumenti di potere per garantire la stabilità del sistema criminale.
Sotto il profilo territoriale, il fenomeno si concentra soprattutto nel Sud Italia. Oltre il 96% degli omicidi legati alla droga si registra in:
- Campania (102 casi)
- Puglia (50 casi)
- Calabria (10 casi)
- Sicilia (6 casi)
Chi sono vittime e autori
Il 58% delle vittime è costituito da membri delle stesse mafie, mentre il 27% riguarda soggetti con legami esterni ai clan. L’83% delle vittime e il 90% degli autori identificati avevano precedenti penali, a conferma di una violenza interna e strutturata. Gli omicidi si inseriscono prevalentemente in conflitti tra clan o nella regolazione del mercato, senza elementi di natura politica o istituzionale. Un fenomeno definito dagli studiosi “invisibile”, perché confinato alle dinamiche interne del mondo criminale. I ricercatori hanno utilizzato un metodo innovativo di monitoraggio basato sui media, validato con dati ufficiali, che ha permesso di mappare gli eventi e comprendere meglio un fenomeno in continua evoluzione.
“Lo studio conferma la natura multifunzionale delle mafie italiane che non sono soltanto attori economici – sottolinea Francesco Calderoni – ma esercitano un controllo interno attraverso strumenti di coercizione e violenza selettiva”. “I risultati mostrano che la violenza mafiosa non è scomparsa, ma si è trasformata in uno strumento più selettivo e funzionale al controllo dei mercati criminali. È dunque fondamentale che le istituzioni continuino ad adottare strategie di contrasto mirate e integrate, volte a smantellare queste dinamiche di potere e garantire la sicurezza dei cittadini” conclude Alberto Aziani, primo autore della ricerca.


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