Mafie, la violenza cambia volto: omicidi “selettivi” e interni ai clan. La rivelazione di uno studio internazionale

Studio internazionale su 343 omicidi (2014-2024): il 51% legato al narcotraffico, colpiti soprattutto i livelli bassi dello spaccio

La violenza delle organizzazioni criminali italiane non scompare, ma cambia forma: non più attacchi indiscriminati, bensì una violenza “selettiva” e “chirurgica”, diretta soprattutto all’interno del mondo criminale. È quanto emerge dalla ricerca “Governance and trade: Mafias’ multifunctional violence in Italian drug markets”, pubblicata sull’International Journal of Drug Policy, che analizza l’evoluzione della violenza mafiosa in Italia negli ultimi dieci anni. Lo studio è stato condotto dai professori di Criminologia Alberto Aziani (Università di Milano-Bicocca) e Francesco Calderoni (Università Cattolica del Sacro Cuore) e prende in esame 343 omicidi di matrice mafiosa avvenuti tra il 2014 e il 2024.

I dati principali e la geografia della violenza

Dalla ricerca emerge che il 51% degli omicidi è direttamente collegato al narcotraffico. Di questi, l’80% si concentra nei livelli più bassi della catena distributiva dello spaccio. La violenza ha una funzione precisa: mantenere il controllo del mercato e regolare gli equilibri interni ai clan, attraverso punizioni, espulsioni e imposizione di regole. Nel 95% dei casi, gli omicidi non sono legati a singole transazioni commerciali, ma rappresentano strumenti di potere per garantire la stabilità del sistema criminale.

Sotto il profilo territoriale, il fenomeno si concentra soprattutto nel Sud Italia. Oltre il 96% degli omicidi legati alla droga si registra in:

  • Campania (102 casi)
  • Puglia (50 casi)
  • Calabria (10 casi)
  • Sicilia (6 casi)

Chi sono vittime e autori

Il 58% delle vittime è costituito da membri delle stesse mafie, mentre il 27% riguarda soggetti con legami esterni ai clan. L’83% delle vittime e il 90% degli autori identificati avevano precedenti penali, a conferma di una violenza interna e strutturata. Gli omicidi si inseriscono prevalentemente in conflitti tra clan o nella regolazione del mercato, senza elementi di natura politica o istituzionale. Un fenomeno definito dagli studiosi “invisibile”, perché confinato alle dinamiche interne del mondo criminale. I ricercatori hanno utilizzato un metodo innovativo di monitoraggio basato sui media, validato con dati ufficiali, che ha permesso di mappare gli eventi e comprendere meglio un fenomeno in continua evoluzione.

“Lo studio conferma la natura multifunzionale delle mafie italiane che non sono soltanto attori economici – sottolinea Francesco Calderoni – ma esercitano un controllo interno attraverso strumenti di coercizione e violenza selettiva”. “I risultati mostrano che la violenza mafiosa non è scomparsa, ma si è trasformata in uno strumento più selettivo e funzionale al controllo dei mercati criminali. È dunque fondamentale che le istituzioni continuino ad adottare strategie di contrasto mirate e integrate, volte a smantellare queste dinamiche di potere e garantire la sicurezza dei cittadini” conclude Alberto Aziani, primo autore della ricerca.