Lo storico reggino Pasquale Amato compie 82 anni e avanza una richiesta speciale

Pasquale Amato celebra una vita tra impegno civile, cultura e passione per la storia, chiedendo donazioni per sostenere la sua “creatura prediletta”, il Premio Nosside

Nel giorno del suo 82° compleanno, lo storico reggino Pasquale Amato affida a un lungo e intenso messaggio pubblico il bilancio di una vita segnata da impegno culturale, sociale e civile. Al centro del suo intervento, non solo il racconto personale e storico, ma soprattutto un appello: trasformare eventuali regali in una donazione a sostegno del Premio Nosside, progetto culturale internazionale a cui ha dedicato energie e passione.

L’intervento ripercorre le radici della sua formazione, tra memoria familiare, Seconda guerra mondiale e amore per la conoscenza, fino al legame profondo con Reggio Calabria e con L’Avana. Ampio spazio è dedicato anche ai ringraziamenti verso le persone che hanno accompagnato il suo percorso umano e intellettuale.

Di seguito, il testo integrale della dichiarazione:

“IL 22 APRILE 2026 SCOCCANO I MIEI 82 ANNI !!!
Anni di una vita vissuta intensamente con saldi valori di libertà e giustizia sociale.
Spero di meritare pensieri di affetto e stima per ciò che ho dato sempre con amore e disinteresse personale in un percorso denso di passioni.
Comincio dalla passione totale per la storia globale e locale, con il superamento delle insopportabili barriere accademiche di tempi, temi e spazi. La mia Biblioteca di Storia globale ne costituisce una splendida testimonianza.
E continuo con l’amore profondo e l’impegno civile per il mio primo luogo dell’anima, l’adorata antica Reghion, cuore del Mediterraneo con le sue Eccellenze;
con l’affetto per il mio secondo luogo dell’anima (La Habana, cuore di Cuba e del Caribe) e con l’attenzione umana e sociale verso i più deboli ed emarginati dovunque nel pianeta Terra, dai più vicini ai più lontani, seguendo l’insegnamento dei padri del socialismo.

A chi volesse pensare a regali materiali personali chiedo caldamente di sostituirli con una “Donazione” per la mia creatura prediletta – il Premio Nosside – per aiutarla a crescere libera e continuare il magico viaggio nella poesia del mondo, in un abbraccio universale senza confini di lingue e culture. Sorretta sempre dallo spirito originario del 1983, alternativo al dominio di un pensiero unico e di una lingua unica. Oggi più che mai. Ringrazio la vita per avermi dato tanto. Sin dal mio concepimento, avvenuto nella rovente estate del 1943 nell’area napoletana in mezzo alla guerra.

Arrivò settembre con l’armistizio, la fuga del Re a Brindisi, la feroce occupazione tedesca e le gloriose 4 Giornate di Napoli dal 27 al 30 settembre, in cui il fantastico popolo napoletano fu il primo in Europa a liberarsi da solo facendo impazzire con la sua geniale guerriglia urbana, spontanea e imprevedibile, gli organizzatissimi occupanti sino a a costringerli alla resa e alla ritirata.
Fu questo il clima agitato in cui vissero i miei genitori Lorenzo e Gioconda. A metà ottobre iniziarono il loro biblico viaggio di ritorno di due mesi da Napoli per Reggio mentre io cominciavo a formarmi dentro il ventre di mia madre, condividendone emozioni, gioie e sofferenze. Fu un viaggio incredibile a piedi e con passaggi offerti sui carri offerti dal povero ma generoso popolo contadino del Sud che non fece mai mancare cibo e ricoveri notturni in fienili e rifugi di emergenza. In quei due mesi si nutrirono dei pochi prodotti che gli offrivano i contadini: uova, frutta, latte e saltuariamente pane senza sale (perché gli anglo-americani, prima di sbarcare a Reggio il 3 settembre, avevano affondato tutte le navi traghetto nel porto di Messina e avevano interrotto l’arrivo del sale prodotto nelle saline di Trapani).

Una prova inconfutabile di quanto quel viaggio irto di emozioni e privazioni abbia influenzato la mia formazione attraverso il cordone ombelicale di Gioconda è deducibile da due elementi che mi hanno caratterizzato sin dalla nascita: la vivacità mentale e una perenne irrequietezza, una continua voglia di cambiare e di tentare nuove vie, sempre insoddisfatto di qualsiasi risultato; e le abitudini alimentari: non ho mai potuto fare a meno di nutrirmi di uova, latte, formaggi, zuppe di legumi, frutta e poco pane, meglio se privo di sale. Non ho mai ben digerito i piatti elaborati e preferito cibi frugali.

Dopo i miei genitori rivolgo un Grazie di cuore al nonno materno Alessandro Mastronardi, mio primo educatore assieme alle Suore del Pio X, e alla nonna paterna Concetta con la sua umana e colta saggezza popolare; ai miei familiari e parenti e ai miei numerosi cugini; alle persone che mi sono state più vicine per buona parte del mio lungo cammino (Nadia Crucitti, Mariela Johnson Salfran, Nuccio Chirico, Rosamaria Malafarina); alle tante (l’elenco sarebbe lunghissimo) che mi hanno affiancato in una o più delle singole e innumerevoli iniziative che si sono intrecciate nella mia vita spaziando in più settori, ricche di varianti dalla Storia alle iniziative culturali, dall’impegno civile e sociale alla poesia, dallo sport alla musica; alle mie eredi (le mie carissime nipoti Giada Amato, figlia, legame indissolubile e continuatrice del mio indimenticabile fratello Sandro, Raffaella e Viviana, figlie della mia cara sorella Cettina Amato).

Ci aspetta la “Fondazione Culturale Amato-Reghion730”, che spero di creare al più presto. Chiedo scusa a tutte e tutti per essermi fatto trascinare dalle mie passioni e dai miei amori, dai miei ricordi molteplici (che svilupperò in uno scritto nel mio Blog “Pasquale Amato Storico”)”.