Il Corriere della Sera celebra il reddito di merito istituito da Occhiuto in Calabria: “come la Danimarca”

Accordo tra Regione e atenei calabresi: incentivi economici legati ai voti per contrastare la fuga di cervelli e trattenere i talenti sul territorio

La Calabria punta sui giovani e lo fa con una misura senza precedenti in Italia: un vero e proprio reddito di merito destinato agli studenti universitari che scelgono di restare nella regione. Il protocollo d’intesa tra la Regione e i tre principali atenei – l’Università della Calabria, l’Università Magna Graecia di Catanzaro e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria – è stato ufficialmente firmato e partirà dal prossimo anno accademico.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’iniziativa rappresenta una novità assoluta nel panorama nazionale e mira a contrastare uno dei fenomeni più critici per il Sud: la fuga di cervelli. L’obiettivo è chiaro, ovvero incentivare gli studenti meritevoli a costruire il proprio percorso accademico senza lasciare il territorio.

Come funziona il reddito di merito

Il meccanismo è semplice ma rigoroso: gli studenti residenti in Calabria che si iscriveranno a corsi di laurea triennale o magistrale negli atenei regionali potranno ricevere uno stipendio mensile proporzionato ai risultati accademici. Chi manterrà una media tra 27 e 27,9 riceverà 500 euro al mese; tra 28 e 28,9 l’importo salirà a 750 euro; mentre con una media pari o superiore a 29 si potrà arrivare fino a 1.000 euro mensili. Il controllo del rendimento sarà semestrale, con verifiche ad aprile e ottobre, per garantire continuità e serietà nel percorso di studi. Particolare attenzione è riservata anche alle matricole: gli studenti appena diplomati, con un voto di almeno 95/100 e risultati positivi nei test di ingresso, potranno accedere fin da subito al massimo beneficio economico per il primo semestre.

Un investimento contro la fuga di cervelli

La misura nasce in risposta a un problema strutturale: negli ultimi anni sempre più giovani calabresi hanno scelto di studiare fuori regione, spesso senza fare ritorno. Questo fenomeno, noto come fuga di cervelli, rischia di impoverire ulteriormente il tessuto sociale ed economico del territorio. Il modello istituito da Roberto Occhiuto e adottato dalla Calabria si ispira anche a esperienze internazionali, come quella della Danimarca, dove politiche simili hanno dimostrato una certa efficacia nel trattenere e attrarre studenti. In Italia, tentativi analoghi sono stati avviati solo in forma sperimentale, come in Sicilia, ma mai con questa struttura e ampiezza.

Fondi e numeri dell’iniziativa

Per sostenere il progetto, la Regione ha stanziato circa 15 milioni di euro provenienti da fondi europei. L’obiettivo è coinvolgere tra i 2.500 e i 3.000 studenti, creando una platea significativa di beneficiari del reddito universitario. Un elemento distintivo della misura è l’assenza di limiti di reddito: non si tratta infatti di una classica borsa di studio, ma di un incentivo basato esclusivamente sul merito. Questo significa che il contributo potrà essere cumulato con eventuali altri sostegni economici legati alla situazione familiare.

Una strategia per il futuro degli atenei calabresi

Il progetto non si limita a sostenere economicamente gli studenti, ma punta anche a rafforzare il sistema universitario regionale. In un contesto segnato dall’inverno demografico e dal calo delle immatricolazioni, trattenere i giovani diventa fondamentale per garantire la vitalità degli atenei e del territorio. La Regione ha inoltre previsto che il beneficio accompagni gli studenti lungo tutto il percorso universitario, dalla triennale fino alla laurea magistrale. Una scelta strategica per evitare che, dopo i primi anni, gli studenti decidano comunque di trasferirsi altrove per completare la formazione.

Tra aspettative e sfide future

Resta ora da capire se il reddito di merito sarà sufficiente a invertire la tendenza e a convincere i giovani a restare in Calabria. Gli esperti sottolineano che, accanto agli incentivi economici, sarà fondamentale investire anche in opportunità lavorative e sviluppo del territorio. La sfida è ambiziosa: trasformare la Calabria in una terra capace non solo di formare talenti, ma anche di trattenerli. Un obiettivo che passa da politiche integrate e da una visione di lungo periodo, in cui università, istituzioni e mondo del lavoro siano parte di un unico progetto di crescita.