Il Referendum sulla Giustizia del 2026 rappresenta una pietra miliare nelle dinamiche politiche italiane, soprattutto se messo a confronto con i referendum costituzionali precedenti, quelli di Berlusconi nel 2006 e Renzi nel 2016. Il risultato che oggi vede il “No” prevalere al 53%, pur rappresentando una sconfitta per Giorgia Meloni, e pur aprendo oggi a un futuro più incerto sul fronte nazionale, appare in un contesto ben diverso rispetto alle esperienze precedenti. Questo ci offre l’opportunità di fare un’analisi sulla stabilità politica di Meloni rispetto ai suoi predecessori, Berlusconi e Renzi.
Berlusconi nel 2006 aveva visto il “No” prevalere con un distacco significativo del 61%, segno di un’Italia che bocciò il suo Referendum sul federalismo. A quel risultato seguirono poi le nuove politiche, pochi mesi dopo, dove Berlusconi perse, anche se di pochissimo, con uno scarto di poche migliaia di voti, in favore di Prodi (50,53% Prodi contro 49,47% Berlusconi). E’ la dimostrazione che molto spesso Referendum ed elezioni politiche non coincidono, non hanno lo stesso valore. Se così fosse, infatti, all’epoca lo scarto sarebbe dovuto essere maggiore.
Diverso il discorso di Renzi dieci anni dopo, con la vittoria del No al 59,12% e le dimissioni immediate. In quel caso, era stato lo stesso Premier ad annunciarle: “nel caso in cui perdessi il referendum, considererei conclusa la mia esperienza politica”. Anche allora, però, una forbice netta di italiani si confermò ostile al cambiamento. E per Renzi la vita politica non si chiuse, come realmente aveva annunciato, ma si ridimensionò nettamente.
E oggi? Giorgia Meloni si trova in una posizione molto diversa, pur avendo registrato una vittoria del “No” al referendum con un margine più contenuto del 53%. Questo dato, pur rappresentando una sconfitta, deve essere messo in relazione alla stabilità della sua posizione politica. La sua leadership, infatti, sembra più solida rispetto a quella di Berlusconi e Renzi di allora, rispettivamente nel 2006 e nel 2016.
Solidità della leadership
Meloni, a differenza di Renzi e Berlusconi, non è mai stata percepita come leader di una coalizione fragile o con scarse basi politiche. La sua crescita nel corso degli anni, culminata nel successo alle elezioni politiche del 2022, le ha permesso di consolidare una solida base di consenso. Rispetto a Renzi nel 2016, che spesso ha dovuto fare i conti con alleanze instabili, e Berlusconi nel 2006, che non aveva la solidità che ha il CentroDestra oggi (per la prima volta allora furono insieme Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord e UDC), Meloni appare come un leader più radicato nel panorama politico italiano, confrontando oggi con allora. Va anche evidenziato che Renzi allora non fu eletto, ma arrivò al potere con una manovra di palazzo dopo il Governo Letta.
La sua prima vera sconfitta
Pur avendo perso il referendum, questo è il primo grande passo falso di Meloni, che fino ad oggi aveva goduto di una serie di successi elettorali. La sua capacità di risollevarsi dopo questa battuta d’arresto sarà determinante, ma i numeri ci dicono che la sua posizione rimane solida. Infatti, con un “No” al 53%, Meloni ha un paese che le è ancora sostanzialmente favorevole, molto di più rispetto ai suoi predecessori allora. E questo dato è determinante se paragonato alle Politiche del 2022 e alle Europee del 2024. Meloni infatti salì al potere con il 44%, tre punti percentuali in meno del Sì di oggi. Alle Europee due anni dopo, aumentò il consenso, arrivando al 47,4%, dato simile a quello odierno. Quindi, paradossalmente, il consenso è stabile rispetto alle Europee e in aumento rispetto a quando è salita al potere.
Questo significa tanto ma non garantisce una vittoria. Il consenso di Meloni, infatti, può anche diminuire, garantendole comunque una continuità di governo, oppure aumentare e portarla alla sconfitta. Dipende anche molto dai voti avversari: se anche questi si dimostrano alti nei consensi, potrebbero anche superare quelli in aumento di Meloni; se invece c’è suddivisione e scarsa affluenza, l’attuale Premier potrebbero vincere ancora anche – eventualmente – in caso di abbassamento dei consensi. Di certo oggi i dati dicono che il suo Governo è ancora saldo e stabile, con un ampio consenso.
Stabilità politica e possibilità di concludere il mandato
Uno degli aspetti più rilevanti del mandato di Meloni è la sua stabilità politica. A differenza dei suoi predecessori, che hanno vissuto periodi di instabilità governativa, Meloni potrebbe essere la prima a concludere il mandato senza dover affrontare una crisi politica di dimensioni simili. Questo le consente di avere il tempo di consolidare il suo governo e di affrontare la prossima campagna elettorale con un solido appoggio popolare, nonostante il referendum.




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