È morto Umberto Bossi e subito, come per ogni persona che abbia goduto in vita di un po’ di fama, si è scatenato in Italia un altro capitolo di quello che è lo sport nazionale: l’appropriazione del cadavere. Senza ritegno, senza pudore e, soprattutto, senza senso del ridicolo, ci sta provando anche una certa sinistra. Nulla di nuovo. Ci aveva già provato D’Alema quando, nel pieno del suo fulgore, aveva definito la Lega “una costola del movimento operaio”. Nientemeno. Sono incredibili le acrobazie che si riescono a fare in Italia per giustificare tradimenti e alleanze clandestine.
Formigli
Adesso, con il cadavere ancora caldo, ci è toccato sentire Corrado Formigli, che conduce la sua battaglia politica nascondendola sotto le mentite spoglie del giornalismo dire che Bossi era sì un po’ burbero ma era un figlio del movimento partigiano e un convinto antifascista, qualcosa di molto eticamente diverso rispetto a ciò che il suo movimento è diventato dopo di lui. Insomma, un uomo rude talvolta, ma sempre all’interno del gioco democratico, non questi che si sono impadroniti dello Stato adesso. Fa un po’ sorridere ascoltarlo: quando si fa propaganda politica, sia pure da uno scranno giornalistico, alla fine non si può mica andare a sottilizzare, e in fondo va bene di tutto, anche fare passare per un sincero antifascista uno che, tra le altre delizie del suo eloquio, tuonava che lui il tricolore lo usava solo per pulirsi il culo o che l’unica costituzione era quella che si faceva lui. E mica ci possiamo attaccare a queste inezie quando c’è da accaparrarsi un nome. Tutto fa brodo. Ma Mussolini, se non altro, aveva più stile.
Bossi in realtà morto lo era da almeno vent’anni
In realtà Bossi morto lo era da almeno vent’anni. Da quando cioè, al di là dei suoi infortuni personali, non era riuscito a gestire quel movimento che gli era cresciuto addosso senza che lui stesso se ne accorgesse. Non poteva essere diversamente. La grande occasione la ebbe quando fece cadere il governo di Berlusconi in cui lui stesso era ministro e aveva uomini suoi un po’ dappertutto, anche al di sopra della sua forza elettorale, dando inizio alla serie di quei governi tecnici di larghe intese che poi avveleneranno il paese. Fini politologi hanno sempre tentato di scovare nelle sue gesta una strategia e una profondità di pensiero attribuendogli disegni sottili e tattiche machiavelliche che giustificassero delle azioni politiche che ai più sfuggivano. E in certi peana di adesso, d’altronde, tutto un intellettualismo alla Formigli sottolinea la sua “grandissima intelligenza politica” e la sua “grande scaltrezza”. Ma credo che il personaggio si possa comprendere meglio senza ricorrere a sottili analisi di pensiero e considerandolo semplicemente un cane sciolto.
Era un po’ come un primitivo
Guidato solo dagli umori del momento, del tutto scevro da una pur pallida cultura che lo potesse guidare o da una intelligenza politica che gli potesse permettere di gestire quello che, suo malgrado, gli era cresciuto sotto i piedi. Era un po’ come un primitivo che, invitato a banchettare al tavolo principale, viene vestito a forza con giacca e cravatta ma poi, una volta seduto, si mette a ruttare e scorreggiare. Era un poco il simbolo dei limiti della democrazia, dove i voti si contano e non si pesano, e poi quelli che piombano al parlamento sono problemi nostri.
Il movimento, beninteso, aveva una sua motivazione d’essere e si giustificava pienamente dal punto di vista politico e sociale. Ora tutta una fetta di Nord, dopo la fine della guerra fredda, non aveva più bisogno dei voti meridionali per arginare il comunismo delle regioni rosse e manifestava la propria insofferenza per questo Sud che continuava a succhiar soldi senza avere voglia di discostarsi dalla sua visione assistenziale. Il gioco era finito e il malumore era giustificato. Ma andava espresso in maniera meno rozza e pagliaccesca. In molti, strada facendo, tentarono di accaparrarsi l’alleanza e i voti che il Nord dava comunque alla Lega, facendo finta ipocritamente di non vedere e di non sentire tante cose che invece tutti vedevano e tutti sentivano. Dalla sua interpretazione fantasiosa dei fatti storici, alle sue interviste in canottiera, alle sfilate carnevalesche (ma tinte da un alone di serietà) a riempire in un ampolla le acque sacre del Po. Ma poi ci si dovette arrendere. A quella Lega Bossi aveva dato irrimediabilmente il suo tocco becero e sgangherato. Ci provò anche Gianfranco Miglio, nonostante la sua pazienza, a dargli una base intellettuale e tentò diversi approcci credendo di trovarsi di fronte un Cattaneo. Poi si allontanò anche lui avvilito e Bossi commentò con il suo consueto savoir faire: “Miglio è solo una scorreggia nello spazio”.
Rimase anche lui vittima delle lusinghe della politica
E alla fine, come tutti i moralisti partiti con l’idea di ripulire la “Roma ladrona”, rimase anche lui vittima delle lusinghe della politica (ne sappiamo qualcosa in tempi recenti). Prima tentò di sistemare il figlio, un sé stesso al sedicesimo che per una laurea era dovuto andare in Albania (ancora non esistevano le telematiche) e poi lasciò a Salvini un partito affogato dai debiti e dall’attenzione dei magistrati.
Adesso ci voleva Formigli (e certi intellettuali revisionisti à la page) a dirci che Bossi, nonostante tutto, era comunque un nobile antifascista, l’ultimo argine alla decadenza morale del nostro tempo.
Cultura estremamente rozza e semplicistica
Non ce ne eravamo accorti, ma c’è sempre da imparare. Noi crediamo piuttosto che il problema non se lo fosse neanche posto per il semplice motivo che il fascismo, così come il comunismo e via dicendo non sapesse neanche cosa fossero: la sua cultura era estremamente rozza e semplicistica, un po’ come quei suoi figli putativi che un giorno si arrampicarono sul campanile di San Marco con una bandiera e uno zaino di viveri e proclamarono la rinascita della Repubblica Veneta e i giudici poi si saranno chiesti se condannarli per associazione sovversiva o dichiararli incapaci di intendere e di volere. Ma alla fine la cosiddetta seconda repubblica si era ridotta a questo, e non è detto che da allora sia molto migliorata. A parte il fatto che adesso, se non altro, almeno si vestono decentemente (per le parolacce, stiamo ancora attendendo).


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