Da qualche giorno a questa parte, stiamo ricevendo e pubblicando delle simpatiche e argute vignette con le quali un nostro lettore, l'”anonimo reggino“, esprime il suo pensiero su politica, sport e tutto quello che riguarda la sfera sociale di Reggio Calabria. Vignette satiriche, stuzzicanti e pungenti, riguardanti le primarie, la Reggina, il Ponte sullo Stretto, la spazzatura. Un punto di vista del cittadino per i cittadini che dovrebbe invitare a far riflettere, tanto le persone, quanto la politica. Un esercizio di presa di coscienza civica inserito nel dialogo che StrettoWeb da sempre ha con i propri lettori, dando voce alle problematiche e alle lamentele dei cittadini che spesso vengono ascoltate solo dopo che passano dal ‘megafono’ dei nostri articoli.
Oggi abbiamo ricevuto un’e-mail che ci ha lasciato una punta di dispiacere. “Gentile Direttore di StrettoWeb, vorrei fare alcune doverose premesse per evitare i soliti equivoci: non sono contro la Reggina (che vorrei anzi rivedere ai fasti di un tempo), ma ne contesto la gestione politica; sono favorevole al Ponte perché credo nel futuro; non sono di sinistra, sebbene in passato abbia votato per l’unico uomo di quell’area capace di dare lustro alla città, anche a costo di scontrarsi col proprio partito.
Noto però con dispiacere, leggendo i commenti alle mie vignette ed agli articoli pubblicati dalla Sua redazione che la satira applicata alla realtà quotidiana dà fastidio. Spesso non viene compresa da chi preferisce accontentarsi o da chi non vuole scontentare l’amico di partito. Il mio mirino non punta mai a chi lavora per tenerci puliti, ma a chi ha la responsabilità di gestirli. La satira è uno specchio: se l’immagine che restituisce non piace, la colpa non è dello specchio”.
Il vignettista anonimo si è dovuto quasi “giustificare” rispetto a commenti offensivi e la solita bile vomitata da sinistri, ballarini e cavernicoli ai quali è bruciato il culo per qualche vignetta. Nonostante la condizione di anonimato lo mettesse nella posizione di farsi una bella risata, il nostro lettore ha avuto la sensibilità di dover spiegare le sue posizioni, la stessa sensibilità che ha nel denunciare le storture di Reggio Calabria.
Ha dovuto chiarire che un tifoso della Reggina può essere stanco di stare in Serie D 3 anni, forse 4, a causa di una politica incompetente che, con l’auspicio di 10 anni di Serie D ‘sani’ ha consegnato la squadra nelle mani di una dirigenza che può fare la sua figura al massimo in eccellenza; ha dovuto spiegare che è possibile essere a favore del Ponte sullo Stretto, volano economico, sociale e turistico per l’intero Sud Italia; che se in città ci sono buche e spazzatura, la colpa non sia degli operai e degli operatori ecologici, ma di chi percepisce 9000 euro mensili, da ex repartista della Coop, mentre in città si moltiplicano le discariche; si è dovuto giustificare di non votare a sinistra, pur avendo votato a sinistra in passato, perchè la sinistra oggi non la votano nemmeno gli elettori di sinistra, con 10.000 voti in meno alle ultime primarie dopo 12 anni di scellerata gestione Falcomatà.
È semplicemente assurdo che una persona che prova ad aprire gli occhi ai propri concittadini, denunciando problemi comuni a tutti, a quelle stesse persone che hanno la spazzatura sotto casa, o sotto casa della mamma, del fratello, dell’amico; ai tifosi che si interrogano se convenga o meno pareggiare con l’Igea Virtus; a chi vorrebbe ‘il cambiamento’ e continua a votare Falcomatà alla Regione e il candidato di Falcomatà in vista delle comunali; venga insultata e criticata dai suoi stessi concittadini.
C’è una parte di città che gode nello stare senz’acqua; nell’avere i sacchetti dell’immondizia e i topi sotto casa; nell’esultare come pazzi al gol del mitico Ferraro all’irreprensibile Castrumfavara, Paternò, Sambiase di turno; nel dover spendere più soldi, impiegare più tempo o restare addirittura isolati dalla Sicilia per la mancanza di un collegamento esistente in tutto il mondo, da anni, chiamato ponte; nel votare la stessa parte politica che da 12 anni ha fatto regredire la città.
Su una cosa il vignettista anonimo ha ragione: “la satira è uno specchio: se l’immagine che restituisce non piace, la colpa non è dello specchio”. E questo non si può cambiare. La realtà resta tale anche se decidete di tenere gli occhi chiusi, anche se vi nascondete dietro una maglia che dite di amare e dietro una tessera di partito nonostante tutto ciò che vi abbiano fatto passare. Se vi indicano la luna e guardate il dito, se vi sentite punti, se ignorate il problema, se siete della schiera dei “parlate sempre male!“, se pensate al vostro tornaconto: il problema non è della vignetta, ma della vostra mentalità.
Nicola Giunta scriveva, a suo tempo:
“Si ‘nc’esti ‘nu cartellu aundi rici:
‘Sti ‘ggenti tra di iddi su’ nnimici!’
Nimici i cui? Oh, frabbica di storti!
Sunnu sulu nimici da so’ sorti!
Nimici d’iddi stessi pi ppuntiggiu,
e i cchiù fissa dû mundu sunnu a Rriggiu!“.
E nel 2026 è ancora attuale, non è cambiato nulla.
La satira dà fastidio, deve dare fastidio. Lo sporco di Reggio non è di chi lo denuncia, nè di chi lo pulisce, è di chi lo ignora alimentandolo.



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