Caro Nino Ballarino, io capisco che per due anni e mezzo è riuscito a prendere in giro una piazza (anzi una parte e non tutta, in realtà), ma non siamo dei cretini. Sta giocando con la nostra intelligenza, la sta “modellando” a suo piacimento, ma il gradimento nei suoi confronti è ai minimi storici. Come ha detto qualcuno sui social in queste ore, è stato bravo a ricompattare una piazza che era divisa da tempo. Sì, nel senso che sono tutti uniti nel volerla mandare via.
Caro Nino Ballarino, non siamo tutti Paolo Brunetti, che ci facciamo impapocchiare da “bei frasi e bei paroli” in un documento lungo e approfondito (chiamasi “business plan”) che in realtà non dice nulla. Fuffa, tutta fuffa, esattamente come l’indecente comunicato di questa mattina. Proprio come Brunetti però, e proprio come il suo predecessore Falcomatà, sta diventando il Re delle supercazzole, come dice spesso Massimo Ripepi. Dire, dire tanto, per non dire nulla.
Caro Nino Ballarino, non siamo dei cretini, però. E lo ribadiamo. E se pure ha avuto la capacità di imbonire qualche migliaio di tifosi, sappia che la città è composta da oltre 170 mila abitanti, è composta da gente che la Reggina la segue pur non andando allo stadio e anche da gente che allo stadio c’è andata ma che ha deciso di non farlo più dopo la credibilità mostrata da lei e da tutta la vicenda, un vergognoso inciucio politico a partire da quel settembre 2023. I tifosi della Reggina, quindi, sono anche altro, e altri, tanti altri, che lei non vede, neanche conosce, e che su di lei non scommetterebbero neanche un euro. Neanche, e chiedere alla “Segato”, 416 euro…
Caro Nino Ballarino, siamo abbastanza sicuri che in caso di clamorosa (sì, perché oggi è clamorosa) vittoria a Barcellona mercoledì, tanti dimenticheranno di averla ingiuriata domenica. E’ già successo. Ma noi non siamo dei cretini. E siamo anche sicuri che in caso di altrettanta clamorosa replica a Palermo, domenica prossima, tanti torneranno a incensarla e a beatificarla. Ma, indovini un po’… noi non siamo dei cretini. Noi le spieghiamo da tempo che non basta una vittoria per 3-0 in Serie D, e neanche due, e neanche tre, e neanche quindici, e neanche vincere un inutile playoff, per cambiare il giudizio sul risultato e sul progetto. Che non è individuale, non è singolo e non dipende da una promozione in Serie C.
Perché, sa, quella dignità di cui parlava Brunetti nell’associare la Reggina ai dieci anni di Serie D, alberga davvero in tanti di noi che non solo hanno a cuore la Reggina, la sua storia e la sua appartenenza, ma hanno anche ambizione e voglia di emergere. Perché, e glielo ribadisco, noi non siamo dei cretini…


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