”I motivi per cui me ne sono andato dalla Lega sono essenzialmente tre. Il primo è la coerenza: non si può essere identitari e sovranisti i giorni dispari, e, invece, liberali e progressisti i giorni pari, riferendomi al manifesto di Luca Zaia… Non si può fare una campagna politica dicendo ‘basta armi all’Ucraina’ e poi invece votare il decreto che consegna all’Ucraina stessa le armi. Non si può portare avanti il tema della solidità della famiglia naturale, poi invece piegarsi alla logica Lgbtq invitando i suoi rappresentati alle riunioni di partito. Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e se vuole anche inasprita”. E poi “non è possibile dire che è inopportuna una riunione alla Camera di liberi cittadini che vogliono presentare una proposta popolare di legge e poi invece indire il 18 aprile una piazzata a Milano con il tema la riemigrazione“. È quanto dichiarato da Roberto Vannacci, ospite di ‘Realpolitik’ su Retequattro.
”A chi dice che sono un ingrato ricordo che grazie” ai miei 500 mila voti, grazie a ”quelle preferenze la Lega ha ottenuto oltre al mio seggio altri due seggi al Parlamento europeo. Dovrebbero quindi rinunciare anche a quei due seggi. Questo è un aspetto pretestuoso”.
”Io non mi dimetto” da eurodeputato. ”Chi dice che devo lasciare, non conosce la Costituzione, che all’articolo 67 prevede che ogni membro del Parlamento rappresenta la sua Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincoli di mandato. Quindi, il mandato risiede nell’eletto e non nel partito che lo contiene. Per questo chi viene eletto deve rispondere ai suoi elettori. Io sono stato eletto in Europa con il metodo delle preferenze e i 563 mila elettori hanno scritto per 563 mila volte il mio nome, non quello del partito”.
Vannacci replica alle accuse di Salvini: ”piuttosto che come Fini, io mi sento come Meloni quando ha lasciato il Pdl per le divergenze di vedute. Salvini ha parlato di lealtà, onore, disciplina e dovere. Lealtà non vuol dire obbedienza cieca, onore non vuol dire immobilismo, disciplina non vuol dire rinunciare a pensare e dovere vuol dire assumersi delle responsabilità. Io non abbandono il posto di combattimento”.
”Voglio fare un partito di destra vera, che non vuol dire estrema, ma determinata e che non è la brutta copia slavata della sinistra. Questa destra vera si presenta come interlocutore dei partiti di destra e centrodestra. Le teorie che io mi sia messo d’accordo con qualcuno per far fallire la Meloni sono grottesche e assurde“.
Sì alla riforma della giustizia: “credo fermamente che questa riforma della giustizia sia necessaria. Voterò convintamente per il sì al referendum”.
Chi c’è nel Pantheon di Vannacci? ”Ci sono delle figure alle quali si può fare riferimento. Nel manifesto che ho pubblicato faccio riferimento a Charles de Gaulle. Abbiamo il 52% degli italiani che non votano, avere invece un nuovo partito che funge da polo di attrazione con una identità forte, è una partita che vale la pena di giocare…”.




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