La recente strage avvenuta in Rhode Island, in cui un uomo mentalmente instabile, dopo un sofferto periodo di transizione sessuale nel quale ha iniziato a identificarsi come donna, ha aperto il fuoco durante una partita di hockey uccidendo la ex moglie e uno dei suoi figli, ha aperto un forte dibattito sulla questione relativa alla sanità mentale e alla correlazione con gli episodi di violenza a essa associabili.
Elon Musk, attraverso il proprio account X, ha postato una tabella nella quale vengono messi a confronto alcuni dati relativi agli ultimi 70 anni negli Stati Uniti d’America. Il periodo non è casuale, riguarda l’inizio della deistituzionalizzazione dei manicomi e mette in luce alcuni fattori interessanti.
Nel 1995 la popolazione americana era di 165 milioni e le persone nei manicomi erano 560.000; nel 2025, la popolazione americana è aumentata a 348 milioni, mentre il numero di persone nei manicomi è sceso a 35.000. Per un aumento della popolazione del 111% (più che raddoppiata tra nascite, immigrazione e aumento dell’aspettativa di vita), si assiste a una diminuzione del numero di persone all’interno dei “mental asylums” crollata del 94%.
Negli USA ci si interroga se con il progressivo svuotamento dei manicomi, oggi ci siano in giro fin troppe persone con problemi mentali tali da poter mettere a rischio la vita di una comunità come avvenuto nei recenti casi di cronaca: dalle sparatorie nelle scuole ai già citati fatti del Rhode Island, passando per l’omicidio di Charlie Kirk.

La situazione in Italia
In Italia, la chiusura dei manicomi viene collegata alla Legge Basaglia, approvata il 13 maggio 1978, seppur la chiusura dell’ultimo manicomio, il San Niccolò di Siena, è stato chiuso formalmente nel 1999. La riforma fu fortemente voluta e festeggiata dalla sinistra, che ne decantava l’umanità, la rivoluzione nei diritti e nell’aiuto verso gli ultimi, ai margini della società.
Una legge che però, senza i fondi e i servizi territoriali promessi, ha lasciato solo un grave vuoto assistenziale. Oggi in Italia non esistono manicomi, non c’è stata una diminuzione come nel caso degli USA, c’è stato un azzeramento. Questo vuol dire che, se prima della Legge Basaglia le persone internate nei manicomi italiani erano circa 90.000, dopo l’approvazione della legge in questione si è arrivati progressivamente allo zero.
Oggi, persone che in passato sarebbero state destinate ai manicomi, vivono in comunità, per strada, o finiscono in carcere. Gli episodi di violenza legati a persone con disturbi mentali sono in aumento, seppur costituiscano solo una percentuale dei reati totali. Parliamo di genitori che uccidono i figli; tentativi di rapimento di minori; stupri; omicidi nati da veri e propri raptus. Aumenta la percezione di insicurezza nelle città, non solo relativa ai reati, ma anche alla presenza di soggetti instabili che spesso vivono ai margini della società.
La Legge Basaglia, rivendicata dalla sinistra come un trionfo, ha solo esposto la società a maggiore insicurezza senza migliorare realmente la vita degli internati nei manicomi, forse peggiorandola: abbandonati a loro stessi, con scarsa (o in totale assenza di) assistenza sanitaria, in grado di mettere in pericolo se stessi e gli altri.


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