Una figuraccia? No, un atto grave. A Reggio Calabria c’è chi l’ha fatta fuori dal vaso. Ed è preoccupante

Oggi Reggio Calabria ha toccato il fondo, ma non è una figuraccia. E' molto, molto di più

Non sapremmo neanche se definirla figuraccia. In fondo, non è una umiliazione. Spesso, le umiliazioni sono inconsapevoli, non volute. Qui invece c’è un disegno chiaro, una volontà, una premeditazione. Ed è questo a preoccupare di più, a far riflettere su quella che è la strada ormai intrapresa in Italia sul Referendum sulla Giustizia. Poche analisi tecniche e di merito, tanta confusione, disinformazione, propaganda. Immaginavamo potesse finire tutto in caciara, ma non pensavamo così a fondo. E, a proposito di fondo, oggi Reggio Calabria l’ha toccato, su questa vicenda.

Ribadiamo: non è una figuraccia. A Reggio Calabria è andato in scena qualcosa di più. Si è andati oltre. E non sappiamo neanche come definirla. In gergo si potrebbe dire che i protagonisti in questione “l’abbiano fatta fuori dal vaso”. Qualcuno, non sappiamo chi materialmente, questa mattina ha piazzato dei cartelloni pubblicitari per il No al Referendum sulla Giustizia all’interno delle aule del Tribunale di Reggio Calabria, giudice – in tutti i casi – terzo e imparziale. Giudice terzo e imparziale sempre e da sempre, in ogni ambito e in ogni momento, da quando esiste la democrazia. Talmente terzo e imparziale che la riforma viene proposta proprio per “aggiustare” alcune lacune e anomalie che negli ultimi tempi sono emerse ancora di più con forza.

Ecco, abbiamo trovato un termine alla storia, non un sostantivo ma un aggettivo: grave. Quanto accaduto non è una figuraccia. Quanto accaduto è grave. Perché pensato, ripensato, messo in atto, senza problemi: è grave. Immaginate, visto che siamo anche in clima da campagna elettorale, se nelle aule di Palazzo San Giorgio oggi venissero installati cartelloni pubblicitari di Forza Italia o del PD, magari con le scritte “Vota Cannizzaro” o “Vota Battaglia”. Uno scandalo. O, perlomeno, questo è il sentimento che dovrebbe provocare. In una città assuefatta alla mediocrità, non è così scontato, ma per fortuna abbiamo anche la riprova della contrapposizione alla gravità dell’episodio descritto.

Perché se c’è chi “l’ha fatta fuori dal vaso”, c’è anche chi ha trovato il coraggio di denunciare e diffondere. E’ partito tutto da un Avvocato di Reggio Calabria, ma la notizia si è diffusa a macchia d’olio tra Camere Penali e Ordine degli Avvocati reggino, il quale non ci ha pensato due volte a urlare che il problema non è il Referendum e non è neanche l’idea sul voto, ma il gesto – voluto – di “inquinare” le aule terze e imparziali con la propaganda del No. E lo stesso, ovviamente, sarebbe accaduto per il Sì. Poi a cascata anche l’Organismo Congressuale Forense, giornali nazionali importanti, profilo ufficiale social di Fratelli d’Italia, il Senatore Maurizio Gasparri e… la storia potrebbe essere lunga, considerando che la bufera è scoppiata poche ore fa e di questo se ne parlerà anche nelle prossime ore.

E’ stato chiesto di rimuoverli, quei cartelloni. Sarebbe il minimo, ma la frittata è comunque fatta. La figuraccia, che figuraccia non è, rimane ma si può anche dimenticare. L’atto grave invece no, rimarrà scolpito e può creare anche un grave precedente. E per questo è preoccupante.