Referendum, a Reggio Calabria scoppia la bufera: al Tribunale spuntano i cartelloni del No, Avvocati furiosi. Gasparri: “raccapricciante”

Nelle aule del Tribunale di Reggio Calabria si sta diffondendo la propaganda del No a tutto spiano, con la cartellonistica pubblicitaria ben impressa all'interno degli spazi giudiziari della città. Una scelta che ha fatto scatenare una vera e propria bufera, anche a livello nazionale

Un vero e proprio caos. Terminate le bufere meteo delle scorse settimane, ora di bufera ne è spuntata un’altra, a Reggio Calabria. L’argomento è la Giustizia, la riforma e il Referendum del 22 e 23 marzo. Nelle aule del Tribunale reggino si sta diffondendo la propaganda del No a tutto spiano, con la cartellonistica pubblicitaria ben impressa all’interno degli spazi giudiziari della città. Una scelta da molti definita azzardata, perché divisiva, scatenando le ire dello stesso Ordine degli Avvocati reggino. La notizia ha assunto poi contorni nazionali, ripresa da importanti quotidiani e commentata anche da Maurizio Gasparri.

A denunciare per primo la presenza della cartellonistica, con tanto di foto, l’Avvocato reggino Carmelo Zinnarello: “Tribunale di Reggio Calabria. Lo strapotere dell’ANM, questo è vergognoso, cartelli che raccontano fesserie all’interno di un’aula di giustizia!!” ha commentato Zinnarello postando le immagini dei cartelloni. A fargli eco, poco dopo, l’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, che ha diffuso un comunicato abbastanza duro su questa decisione.

La denuncia dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria sulla propaganda del No al Referendum al Tribunale

“Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, organo di rappresentanza istituzionale dell’Avvocatura a livello locale, intende esprimere la più ferma stigmatizzazione per l’esposizione, avvenuta nella mattinata odierna presso i locali del Tribunale di Reggio Calabria di sei pannelli di considerevoli dimensioni che propagandano, davanti all’ingresso delle singole aule di udienza, le ragioni del comitato per il ‘no’ al referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Una questione di metodo, non di merito” si legge nella nota dell’Ordine.

“La presente presa di posizione non attiene ai contenuti della questione referendaria, né intende sindacare la legittimità del dibattito pubblico su un tema di così rilevante interesse collettivo. L’iniziativa di informare i cittadini e di alimentare il pluralismo del confronto democratico merita, in astratto, apprezzamento, come ogni contributo al dibattito pubblico su questioni che riguardano l’aspetto costituzionale del Paese. Diversa e autonoma valutazione merita, invece, la scelta della sede in cui tale iniziativa è stata realizzata che incide sul decoro dell’istituzione e della sacralità del luogo in cui si esercita la giurisdizione, violando i principi etici che dovrebbero al contrario governare l’esercizio della funzione”.

Il Palazzo di giustizia e i suoi locali non sono – e non possono diventare – teatro della politica e della competizione elettorale o referendaria. Non sono luoghi di parte: rappresentano uno dei presidi più alti delle istituzioni democratiche, lo spazio in cui si amministra la giustizia in nome del popolo italiano e in cui deve essere coltivata come valore assoluto la neutralità politica delle istituzioni. L’esposizione di cotanta cartellonistica all’interno degli uffici giudiziari costituisce una violazione manifesta del principio di terzietà e imparzialità che deve caratterizzare i luoghi della giustizia, trasformando uno spazio istituzionale deputato all’esercizio della giurisdizione in un luogo di propaganda politica”.

“I magistrati, come tutti gli operatori della giustizia, hanno pieno diritto di esprimere le proprie opinioni e di partecipare al dibattito pubblico sulle riforme. Ma tale diritto deve essere esercitato nelle sedi appropriate – piazze, circoli, sedi associative, mezzi di comunicazione – non all’interno degli uffici giudiziari, che devono preservare la loro immagine di neutralità e che non devono essere degradati a centri commerciali. L’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria esprime la più ferma contrarietà verso l’iniziativa in oggetto e auspica che vengano adottati con urgenza tutti i provvedimenti necessari per rimuovere i manifesti propagandistici esposti e per prevenire simili episodi futuri”.

La Camera Penale di Reggio Calabria “G. Sardiello” sulla propaganda del No al Referendum

Dello stesso avviso anche la Camera Penale di Reggio Calabria “G. Sardiello”, che ha così commentato: “Stamattina i corridoi antistanti le aule di giustizia si presentavano invase da cartellonistica pubblicitaria del comitato del no al referendum. La locale campagna referendaria sul tema della separazione delle carriere registra uno dei suoi punti più bassi ed offusca irrimediabilmente quel sano e rispettoso confronto che l’avvocatura per il SI e la nostra Camera Penale ritengono, ancora oggi e nonostante tutto, unica via di informazione elettorale per il cittadino chiamato alle urne. La collocazione delle gigantografie delle ragioni dei sostenitori del NO nei corridoi antistanti le aule di giustizia del palazzo Cedir, costituisce un’evidente prova di arroganza e mostra una grave mancanza di rispetto per un luogo in cui dovrebbe dispensarsi giustizia e non fare proselitismo”.

“La Camera Penale “G. Sardiello” di Reggio Calabria intende denunciare tale gesto con forza e chiarezza. Il posizionamento, all’interno degli spazi comuni del Tribunale di Reggio Calabria, di materiali informativi e promozionali (roll-up) recanti messaggi a sostegno delle ragioni del “NO” in relazione al prossimo appuntamento referendario, costituisce a nostro avviso una palese manifestazione di come il “Comitato Giusto Dire no” (nato su iniziativa di ANM al fine di promuovere la vittoria del no al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimi) intenda la giustizia ed il ruolo stesso della Magistratura”.

“La Camera Penale di Reggio Calabria ha già provveduto a scrivere alla Presidenza del Tribunale, al fine di conoscere da chi, come e con quale motivazione sia stata autorizzata tale indebita occupazione dello spazio giustizia, ancor più grave e non giustificabile perché esterna ad ogni usualespazio di concessione (come bacheche od altro), di norma riservato ai fini pubblicitari per locandine relative a eventi, incontri o iniziative informative. La topografia della collocazione non è aspetto affatto secondario, ma è l’essenza stessa di questa nostra accorata protesta, non per noi, non contro qualcuno, ma per i diritti dei cittadini”.

“Diverso è, infatti, l’utilizzo occasionale e circoscritto di spazi destinati alla comunicazione interna o all’affissione di avvisi, rispetto alla vera e propria occupazione diffusa effettuata oggi nelle aree in cui quotidianamente la giustizia si amministra: corridoi, spazi di accesso alle aule, aree di transito dell’utenza e degli operatori. Si tratta di contesti che, per loro natura, devono rimanere estranei a qualunque forma di campagna referendaria o di comunicazione orientata”.

“Il Palazzo di Giustizia rappresenta un presidio di terzietà e indipendenza dello Stato – circostanza di cui sono ovviamente consapevoli anche le Magistrate ed i Magistrati aderenti al “Comitato Giusto dire NO” – e non può essere percepito come un luogo di promozione, diretta o indiretta, di una specifica opzione referendaria o politica in generale. Qualunque iniziativa di comunicazione su temi oggetto di confronto pubblico deve, a nostro avviso, rispettare rigorosi criteri di neutralità istituzionale e garantire condizioni di effettiva parità tra le diverse posizioni”.

“In tali luoghi non può e non deve esserci spazio per iniziative di carattere propagandistico, tanto più quando una delle posizioni oggetto del confronto pubblico riguarda direttamente soggetti – magistrati giudicanti o requirenti – che operano quotidianamente all’interno di quelle stesse auleIl richiamo alla misura, il monito di non travalicare la soglia fisiologica della competizione elettorale invocati, giusto pochi giorni orsono, dal Presidente della Repubblica, appaiono pertanto clamorosamente calpestati, con l’inaudita occupazione dei corridoi e degli spazi dedicati alla celebrazione delle udienze. Per altro verso, il gesto odierno risulta plasticamente dimostrativo proprio di ciò che la riforma intende eliminare”.

“La Camera Penale “G. Sardiello” ha chiesto formalmente che venga fatta immediata chiarezza sulle modalità e sulle autorizzazioni che hanno consentito l’installazione dei materiali e invitato le Autorità competenti ad adottare ogni iniziativa utile all’immediata rimozione dei cartelli in questione, al fine di ripristinare altresì un contesto di piena neutralità e di rispetto dei principi di equilibrio e imparzialità che devono caratterizzare gli spazi della giurisdizione”.

Maurizio Gasparri imbufalito: “condotta scandalosa, manco il Carnevale di Rio…”

Come detto, la vicenda è diventata virale, arrivando anche agli occhi e alle orecchie del Senatore Maurizio Gasparri, che ha così scritto sui social: “Per tacere del resto, leggiamo esterrefatti di cene con sottoscrizione promosse con la propria sigla dall’Associazione nazionale magistrati. Come se si trattasse di un partito o di una qualunque associazione privata e non dell’associazione che raggruppa coloro che dispongono della libertà e della reputazione dei cittadini italiani”.

“Una condotta scandalosa, degna del carnevale di Rio, non dell’ordine giudiziario. Come se non bastasse, vediamo immagini raccapriccianti del tribunale di Reggio Calabria, all’interno del quale sono stati collocati sei pannelli di 2 metri per 2 di propaganda referendaria dell’Associazione nazionale magistrati. Se io mi recassi con un volantino del mio movimento politico all’interno di un tribunale sarei giustamente allontanato dai carabinieri, perché non sono luoghi adatti per la propaganda politica di parte. Invece i magistrati, abusando del loro ruolo, arrivano a fare questo”.

“Chiedo pubblicamente al Presidente della Repubblica se queste cose sono compatibili con il suo appello. Presidente Mattarella, questi atteggiamenti dei magistrati dentro i tribunali sono gravi e intollerabili. La prego di intervenire quale presidente del CSM, perché il suo appello alla sobrietà e al senso di responsabilità cadrebbe nel vuoto in caso diverso”.

L’OCF: “inammissibile la propaganda dei Magistrati”

L’Organismo Congressuale Forense “aderisce con fermezza alla richiesta del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria per la rimozione dei cartelloni propagandistici referendari che il Comitato del no dell’Associazione nazionale magistrati ha apposto all’interno del Palazzo di Giustizia, addirittura negli spazi dove viene esercitata la giurisdizione. Il Consiglio dell’Ordine di Reggio Calabria, con lo stigmatizzare immediatamente la avvenuta trasformazione del Palazzo di Giustizia in un luogo di propaganda politica ad opera del “comitato del no”, ha esercitato quella funzione di tutela dei diritti di tutti i cittadini che è compito fondamentale dell’avvocatura, rimarcando in modo ineccepibile che ‘il Palazzo di Giustizia e i suoi locali non sono luoghi di parte: rappresentano uno dei presidi più alti delle istituzioni democratiche, lo spazio in cui si amministra la giustizia in nome del popolo italiano e in cui deve essere coltivata come valore assoluto la neutralità politica delle istituzioni'”.

“E’ veramente singolare che il comitato dell’Anm, che dichiara la contrarietà alla riforma in ragione della necessità di garantire la separazione dei poteri e l’autonomia dei magistrati dalla politica, dimostri poi in questo caso una totale assenza di cultura della giurisdizione, giungendo a ritenere che la contesa politico-elettorale possa svolgersi all’interno del Palazzo di Giustizia, proprio dove il cittadino deve avere una sola percezione, ossia che il giudice applica la legge senza alcun condizionamento interno o esterno. L’esposizione dei cartelloni nel Palazzo di Giustizia inevitabilmente dà al cittadino l’idea di una commistione tra la amministrazione della giustizia e le battaglie politiche. In più, si attua una vera e propria strumentalizzazione di luoghi istituzionali, fornendo la percezione distorta che solo le ragioni di una delle parti appartengono al mondo della giustizia e ai luoghi che la rappresentano. E ciò non è ammissibile proprio per la natura di quei luoghi e per la terzietà dalla politica che li deve connotare”.

“Va ribadito che i luoghi della giustizia non appartengono nè alla magistratura nè all’avvocatura e, al contempo, si deve prendere atto di come ancora una volta l’Anm e i suoi comitati prendono iniziative che appaiono il frutto di una concezione proprietaria della giustizia. L’OCF evidenzia che la rimozione immediata dei cartelloni è necessaria al fine di non intaccare la fiducia del cittadino nella giustizia e a tutela, anche, della immagine di indipendenza e di equilibrio dei magistrati che esercitano con impegno l’attività giurisdizionale” si chiude la nota dell’OCF.