“Colonne che tremano, città che merita solidità. Era il 4 febbraio 2022 quando una violenta raffica inclinò le colonne di Tresoldi, un’opera costata alla città 950 mila euro. Allora si parlò di evento eccezionale. Oggi, a distanza di anni, il vento soffia ancora. E le colonne si inclinano di nuovo. Non è più un caso. È la conferma di un errore di impostazione. Qui non è in discussione la bellezza dell’opera. È suggestiva, scenografica, contemporanea. Il problema è la scelta di collocare una struttura realizzata con un materiale leggero e delicato in un’area naturalmente esposta a vento, salsedine e intemperie”. Lo afferma in una nota il movimento Nuovo Fronte Politico di Reggio Calabria.
“Il nostro lungomare è un ambiente marino, aggressivo, costantemente battuto dal vento. Servono opere pensate per resistere, non per oscillare. Servono materiali coerenti con il territorio, non strutture che richiedono continue verifiche e interventi. Ed è qui che si misura la differenza culturale”.
“I templi della Magna Grecia e le architetture greco-romane sono ancora in piedi dopo duemila o tremila anni. Sono stati concepiti per durare. L’arte pubblica, nella tradizione classica, non era un elemento decorativo: era memoria, identità, permanenza. Oggi assistiamo a un paradosso: monumenti antichi resistono da millenni, un’opera costruita pochi anni fa si piega sotto il vento. La soluzione non può essere intervenire ciclicamente per raddrizzare ciò che è strutturalmente fragile”.
“Se davvero vogliamo trasformare quell’area in un simbolo identitario, allora bisogna avere il coraggio di cambiare approccio: sostituire le colonne piegate con colonne in marmo, utilizzando la pietra di Lazzaro, materiale tipico del nostro territorio. Un marmo che parla di Reggio. Un materiale che richiama la nostra storia. Una scelta che guarda ai secoli, non alle stagioni”.
“In pochi anni potremmo avere un’opera capace di integrarsi con il paesaggio, dialogare con la tradizione classica e resistere al vento del nostro mare. Un segno urbano che non oscilla, ma resta. Difendere Reggio significa anche questo: investire in ciò che dura, valorizzare le risorse locali, costruire identità invece di inseguire l’effimero. Perché una città millenaria non può permettersi opere fragili. Deve scegliere la solidità. Deve scegliere la storia. Deve puntare all’eternità”.







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