O scemi. O complici. E non sappiamo cosa sia peggio. Senza offesa alcuna, ma se a Reggio Calabria oggi ci sono tifosi che a fronte del clamoroso disastro della Reggina hanno davvero la faccia e il coraggio di prendersela con i calciatori o con l’allenatore di turno, significa soltanto una cosa. Che sono scemi. O sono complici. Non ci sono alternative, e non si tratta di un’offesa bensì di una mera constatazione della realtà. Parliamo di fatti e vediamo cosa sta succedendo. Anzi, riepiloghiamo dalla fine: oggi pomeriggio la Reggina perde con la Vigor Lamezia neopromossa dall’Eccellenza e in corsa per non retrocedere, in Eccellenza. E questa sconfitta fa il bis con quella dell’andata al Granillo: la neopromossa Vigor Lamezia ha fatto 6 punti contro la Reggina in questo campionato, che per la squadra amaranto è il terzo consecutivo di serie D. Senza questi sei punti, la squadra lametina sarebbe in piena zona retrocessione, invece oggi si trova a metà classifica. Solo e soltanto grazie alle due vittorie contro la Reggina.
Per la Reggina è la settima sconfitta stagionale. L’Igea Virtus, squadretta di Barcellona Pozzo di Gotto, di partite stagionali ne ha perse soltanto due e adesso ha 5 punti di vantaggio sulla Reggina in classifica. Davanti agli amaranto ci sono pure il Savoia a +3, la Nissa a +2 e un’altra neopromossa dall’Eccellenza, l’Athletic Palermo, che è a +1 ma ha una partita in meno, quindi virtualmente è a +4. Bastano i nomi delle altre squadre per dare la misura del disastro di una Reggina che in qualsiasi altro girone di questa serie D, sarebbe a metà classifica con 15 o 20 punti di distanza dalle prime. Già era inaccettabile fare tre anni consecutivi di Dilettantismo, mai successo prima nella storia ultracentenaria del calcio a Reggio Calabria. Ma arrivare a quattro dopo un fallimento così clamoroso anche in un torneo senza rivali, significa che con questa società si rimarrà in serie D nell’eternità. Un dato di fatto che non ci sorprende affatto, tant’è che su StrettoWeb lo scriviamo ogni giorno da tre anni.
Qualche genio prendeva in giro proprio StrettoWeb quando, dopo il disastro del derby di domenica scorsa al Granillo, scrivevamo l’evidenza: questa squadra non può vincere il campionato. E’ da un mese abbondante che le cose vanno male e senza qualche colpo di fortuna assolutamente fortuito, anche i più allocchi avrebbero aperto gli occhi prima di oggi. Nelle ultime due al Granillo sono arrivati soltanto due pareggi con il Messina più disastrato della storia (oggi di nuovo sconfitto al San Filippo e avviato alla retrocessione in Eccellenza), e con il Savoia. Nelle due trasferte precedenti ad oggi, al 90° la Reggina stava ancora 0-0 contro il Ragusa e il Gelbison, poi battuti nei minuti di recupero in mischia. L’allenatore è venuto in conferenza stampa chiedendo ai giornalisti di mentire. Ma noi abbiamo scritto a chiare lettere che non lo faremo, proprio perchè alla Reggina ci teniamo.
Anziché avvicinarsi alla vetta, la Reggina è da un po’ di settimane che continua ad allontanarsi e viene sopravanzata da altre avversarie. Non lo stiamo scrivendo oggi, ma lo abbiamo già scritto nelle scorse settimane e in tanti (tra i soliti allocchi) ci hanno insultato. Scemi? O complici? Non ci sono alternative.
Intanto, in classifica, proprio il Gelbison insegue la Reggina in classifica a cinque sole lunghezze di distanza: per gli amaranto c’è il rischio del sorpasso, che significa dire addio persino ai (comunque inutili) playoff. Quantomeno ci risparmieremo le prese in giro da parte della società nei confronti dei soliti allocchi, pronti ad abboccare alla storiella del ripescaggio che è servita sia un anno fa che due anni fa a tener buona la piazza per un paio di mesi. Dopo il playoff vinto con la Scafatese avevano persino festeggiato, non si capisce cosa. Qualche settimana fa scrivevano a noi di StrettoWeb, come se fossimo “nemici“, frasi del tipo “ci vediamo a maggio“: erano convinti di vincere il campionato.
Lo avevano fatto anche un anno fa. Poi se la sono presa con gli arbitri, con il Siracusa, con le cavallette. Adesso sono già tutti pronti a prendersela con Torrisi e con i calciatori. Quelli che fino a poche settimane fa esaltavano come i “lussi per la categoria“, i “calciatori di altro livello“, la “super corazzata“. Ancora non hanno capito che squadra e tecnico non c’entrano nulla. Torrisi avrà anche fatto i suoi errori, soprattutto nelle dichiarazioni, dopotutto è un allenatore di serie D e non di Champions League. Ma quantomeno ha il merito di aver evitato alla Reggina la retrocessione in Eccellenza: è arrivato quando la squadra era in piena zona retrocessione e oggi la salvezza è ormai blindata a 9 giornate dalla fine. Anche se la squadra le dovesse perdere tutte, con 44 punti dovrebbe riuscire ad evitare i playout.
Torrisi è il terzo allenatore della gestione Ballarino: prima di lui Trocini e Pergolizzi. Entrambi con una carriera vincente in serie D e con qualche esperienza in serie C. Anche Torrisi ha già vinto la serie D. Questo per dire le cose come stanno: non è possibile che solo alla Reggina diventino tutti scarsi, gli allenatori. Anche i bambini capiscono che il problema della Reggina non è l’allenatore. Idem per i calciatori: ne sono passati tanti a Reggio in questi tre anni, che il campionato lo hanno vinto con qualsiasi squadra tranne che con la Reggina.
E’ evidente a tutti che il problema è nella società. Una società che ha un Direttore Generale, su StrettoWeb come al solito non facciamo nomi, Giuseppe Praticò, che a fronte di un mancato pagamento su un decreto ingiuntivo da parte della FIGC, oggi ha avuto il coraggio di dire che “c’è stata una svista e prenderemo provvedimenti“. Ma lui è il Direttore Generale: di chi dovrebbe essere la responsabilità? L’unico provvedimento degno sarebbe quello di dimettersi per manifesta incapacità. Lo farà?
Ballarino ormai di Reggina non parla più, pensa soltanto alle sue aziende anche mentre la squadra naufraga, e allora non ha neanche senso che noi parliamo di lui. Farebbe bene a riconsegnare la squadra all’Amministrazione Comunale, la stessa che tre anni fa l’ha messo in questo casino. A proposito, Brunetti aveva garantito ufficialmente in consiglio comunale che si sarebbe “assunto tutte le responsabilità” se le cose non fossero andate come previsto nel business plan della Fenice Amaranto. Ricordate cosa c’era scritto? Immediata promozione in C il primo anno, doppio salto in serie B il secondo. Oggi la Reggina dovrebbe essere in serie B a giocarsela con il Palermo, con il Bari, con la Sampdoria, con il Catanzaro lanciatissimo verso i playoff per la serie A per il terzo anno consecutivo. E a Reggio c’è qualcuno che ha il coraggio di prenderli in giro, mentre la Reggina per il terzo anno consecutivo perde i Dilettanti e viene umiliata da squadrette di paese.
Dopotutto, è lo stesso identico schema già visto con Saladini: osannato come “genio della finanza” mentre stava schiantando la Reggina contro un muro. Adesso con Ballarino è anche peggio, perchè l’agonia di una serie D fatta a perdere si ripete all’infinito. Quantomeno, Saladini a Reggio è durato soltanto dieci mesi. E i primi sei erano stati bellissimi, con l’arrivo di Pippo Inzaghi e la squadra prima in classifica fino a dicembre. Poi lo shock: niente più stipendi, squadra abbandonata ed utilizzata come un circo di famiglia e anche lì abbiamo visto la tifoseria schierata sempre a difendere la società al punto da prendersela con Pippo Inzaghi e con i suoi ragazzi. Ricordate, la contestazione? Gli striscioni pronti, lo scontro al Sant’Agata? A proposito, che fine hanno fatto quei calciatori? Dove sono finiti oggi tutti i tifosi reggini che dicevano che Inzaghi aveva “uno squadrone”, che Canotto era un fenomeno, che gli altri erano un lusso per la categoria? Alla fine quella Reggina senza attaccante e con una gruppo di bravi ragazzi oggi tutti dispersi nelle categorie minori tranne i giovanissimi Fabbian e Pierozzi, all’epoca under sconosciuti provenienti dai tornei giovanili lanciati in carriera proprio da Inzaghi, ha sfiorato l’impresa. E anche allora la tifoseria reggina si era dimostrata scema. O complice.
Perché una volta può anche capitare di sbagliare. Ma perseverare è diabolico. E’ assurdo. E’ strano.
Qual è il legame sottile e profondo che lega i filibustieri che in continuazione guidano la Reggina al disastro sportivo, mentre la piazza li osanna e li difende? Denigrando quei pochi che hanno davvero a cuore il destino della Reggina e sin dal primo giorno non fanno altro che ripetere le stesse cose, poi confermate dai fatti?
Con società così mediocri la Reggina non potrà mai andare da nessuna parte. E la tifoseria è complice. O scema. Una tifoseria che in questa città in passato è arrivata persino a contestare duramente Lillo Foti, il grande Presidente della serie A, oggi tiene il sacco al maestro di Catania che ha avuto la società da un Sindaco dello stesso partito di un parente stretto del socio di Ballarino nella Fenice, un radiologo di Melito di Porto Salvo. Roba degna della rivoluzione. I nostri genitori avrebbero fatto un altro 1970. Invece oggi tutti zitti, tutti muti: anzi, addirittura, applausi e sostegno, Tribuna sold out anche per un derby di serie D con i biglietti che costano 35 euro come in serie A. Che degrado, questa città così piegata alla mediocrità. Completamente lobotomizzata.
In quello stesso bando, è stata invece scartata una cordata guidata da un multimiliardario in società con un gruppo di imprenditori reggini che comprendeva l’azienda energetica Myenergy, che pochi mesi fa ha rilevato la Viola Basket e la sta trascinando subito, in pochi mesi, alla promozione. No, non è inutile tornare al passato perchè solo capendo la radice del problema si può avere consapevolezza delle responsabilità e risolvere le cose.
Se volete il bene della Reggina, andate a Palazzo San Giorgio. Lì sono iniziati i problemi, e soltanto lì possono risolverli restituendo la società alla città.




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