Pucci “fascio razzista” a Sanremo, l’ossessione sinistra per TeleMeloni: gli ospiti vanno bene solo se ‘compagni’

L'annuncio di Pucci come co-conduttore di una delle serata di Sanremo 2026 fa scatenare i social di sinistra che lo ricoprono di insulti. Gli ospiti del Festival vanno bene solo se sono di sinistra?

Ieri, a “Dritto e Rovescio”, Giorgia Meloni ha definito la sinistra “disperata e a corto di argomenti”, poichè costretta ad attaccarsi a qualsiasi cosa per provare a fare Opposizione. E negli ultimi tempi ne abbiamo viste di ogni: dai ProPal violenti ad Askatasuna, dal catastrofismo climatico agli isterismi sull’Ice con i fucili alle Olimpiadi, passando per il volto ‘angelico’ della Meloni. Ma mai avremmo pensato che la presenza di Pucci a Sanremo 2026 potesse diventare occasione di dibattito politico.

Pucci a Sanremo 2026: la polemica social

Chiamare Pvcci (con la v mussoliniana) è il punto più basso raggiunto da questo Festival meloniano, punto di non ritorno. Imbarazzo, mestizia. Conti un burocrate, altro che direttore artistico. Non mi sorprende però, mai piaciuto, sempre stato sopravvalutato“.

“Boh, raga, capito che è TeleMeloni, ma avete istinti suicidi”.

“Pucci, quello misogino, razzista e fascio? La voglia di seguire questo Sanremo è pari a zero”.

Questi sono solo alcuni dei tantissimi commenti social all’annuncio di Carlo Conti riguardante la presenza di Pucci a Sanremo 2026. La colpa del comico milanese, dichiaratamente di destra, sarebbe quella di usare un linguaggio politicamente scorretto, di fare battute anti woke, di aver ironizzato sulla comunità LGBTQI+. E, soprattutto, di aver fatto del “body shaming” su Elly Schlein e aver esaltato i risultati elettorali di Giorgia Meloni e del centrodestra.

Gli ospiti di Sanremo vanno bene solo se di sinistra

La comicità di Pucci, molto ‘pane e salame’, vista più volte a “Colorado” fra battute sulla vita di coppia, qualche parolaccia, un termine sconcio e tanta ‘milanesità’ può piacere o non piacere. Ma il punto non è questo. Alla sinistra dà fastidio che Pucci sia all’Ariston perchè è di destra, perchè prende in giro la sinistra, perchè percula woke e LGBT (non sia mai…).

Il Festival viene politicizzato con gli ospiti graditi a “TeleMeloni”. Davvero? Il Festival politicizzato dalla destra? Sono anni che Sanremo propina costantemente, come fosse una tortura da subire fra una canzone e l’altra, pagata con il canone Rai, messaggi di sinistra con ospiti dichiaratamente di sinistra.

I monologhi di Roberto Benigni contro Berlusconi, contro la Lega di Bossi. Le imitazioni di Maurizio Crozza. Fedez che fa un discorso per il DDL Zan. La ‘fluidità’ di Drusilla Foer. Le denunce pro Gaza dei cantanti Dargen d’Amico e Ghali. Il monologo ‘all inclusive’ di Paola Egonu. Per non parlare di Rula Jebreal, Roberto Saviano, Chiara Ferragni e Geppi Cucciari.

Ultima, Elodie che a Sanremo 2025 ha detto che preferirebbe tagliarsi la mano che votare Meloni. E lo ha detto con la Meloni al governo, sotto il regime propagandistico di “TeleMeloni”, che dovrebbe censurare situazioni del genere. Gli ospiti di sinistra non hanno mai perso occasione, trovando buon gioco nei governi passati o nei vertici Rai tendenti a sinistra, a parlar male della destra sul palco dell’Ariston, in interventi studiati e programmati, poi applauditi. Nessuno ha emesso un fiato.

Guai se Pucci dovesse fare la stessa cosa sulla sinistra che parla di libertà di espressione, di diritto di satira, di battaglie contro la censura, ma sempre e solo quando le fa comodo. Il 2026 è appena iniziato e Sanremo è diventato fascista. Che dire: bene ma non… Benigni.