Siracusa penalizzato oggi di 6 punti. E ce ne saranno probabilmente altri. Trapani penalizzato di 15 punti, con tutte le situazioni annesse e connesse che già conosciamo. Situazioni oggettivamente antipatiche, per non dire calcisticamente tragiche. Dove a pagare, come sempre, sono i tifosi. Questi fatti, in realtà, non dovrebbero interessare nessun altro se non le piazze stesse, le loro tifoserie, le società in questione, i dirigenti, i calciatori, la Federazione, al massimo qualche avversaria del girone C che potrebbe aver subito un danno da questa vicenda. In Serie A, in Serie B, ancor di più in Serie D, non dovrebbe importare a nessuno degli errori commessi da due Presidenti, se non inficiano direttamente il loro cammino.
A Reggio Calabria, però, la deriva mediocre è arrivata a livelli talmente assurdi e “inquinati” che i tifosi della Reggina – alcuni, in realtà, che poi sono sempre i soliti, “mischiati” in mezzo a quella “stampa amica” che se glielo dici si offendono (e ti offendono pure, o direttamente o attraverso i propri mezzucci) – anziché pensare alle figuracce e umiliazioni continue che la società di Ballarino gli sta regalando e rifilando, pensano a Siracusa e Trapani. Squadre che, in due anni, hanno contribuito ad alimentare figuracce e umiliazioni. Vergognose. E, a ben vedere quest’anno, il problema non erano neanche loro.
Il Trapani ha stravinto tra andata e ritorno per ben due volte, contro la Reggina, quest’ultima stecchita, annichilita, in gare senza storia. Il Siracusa, in due stagioni, lo ha fatto addirittura per cinque volte: amaranto KO tre volte in Sicilia e due volte al Granillo. Battuti sul campo, Barillà e compagni, per manifesta superiorità, senza attenuanti. Quando si perde sul campo, e tra l’altro senza neanche grandi recriminazioni – se non gli arbitri e le avversarie che si scansano, ovvero alibi di perdenti e piagnucoloni – si dovrebbe stare in silenzio.
E si dovrebbe stare in silenzio anche oggi, dopo la sentenza della Federazione sul Siracusa. Che rischia di fare una brutta fine. Così come il Trapani. Da sogni, ambizioni e belle parole al rischio patatrac. E’ successo già a Reggio Calabria, per questo sullo Stretto si dovrebbe far silenzio. E lo si dovrebbe fare ancor di più alla luce dei risultati sul campo di questi due anni e mezzo, dove la Reggina non ha mai prevalso contro squadre che fino a tre anni fa affrontava in amichevole e dove non ha mai concluso uno straccio di risultato degno della storia che porta.
Lo abbiamo scritto qualche settimana fa, e lo ribadiamo convinti: meglio due anni da Antonini, Ricci e Gallo, ma anche meglio sei mesi da Saladini con Inzaghi in panchina e Menez e Hernani ad emozionare il Granillo nelle amichevoli contro l’Inter, che dieci anni di Ballarino. Questo è sicuro. E se a dire il contrario è gente incoerente che cambia bandiera ogni sei mesi, ma anche gente pronta a sputare veleno per tornaconto personale, alimentando quella vergognosa deriva mediocre e dilettantistica a cui la città è stata abituata anche politicamente, beh, ne siamo ancora più convinti. Meglio un giorno da Antonini che mille da Ballarino.
Che poi, a ben pensarci, anziché “preoccuparsi” di Siracusa e Trapani, questi “fenomeni” amaranto dovrebbero seriamente preoccuparsi dei fatti della loro squadra. Perché se Antonini e Ricci, decisamente molto più facoltosi di Ballarino, hanno tutte queste difficoltà in Serie C, figurarsi come potrebbe realmente andare alla Reggina in terza serie se gestita dagli attuali personaggi.



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