A Trapani, sponda sportiva, la bomba rischia di esplodere. E’ già successo nel basket, presto potrebbe accadere anche nel calcio. All’esclusione della Shark non è detto che non faccia seguito anche quella dell’FC di Aronica, alla luce dei numerosi deferimenti e delle altrettante penalizzazioni relative al mancato rispetto delle scadenze federali. In pochi mesi, seppur con un graduale disinnamoramento, la piazza siciliana si è trovata dal sogno all’incubo, dall’idolatrare Antonini al condannarlo e offenderlo.
Una situazione per molti versi simile a quella di Reggio Calabria, della Reggina, di qualche anno fa. E non per niente, sullo Stretto, più di qualcuno ha quasi da subito iniziato a paragonare – per via di varie similitudini – Valerio Antonini a Luca Gallo: stessa provenienza romana, modo di fare molto simile, investimenti milionari immediati, modalità comunicative dirette ma discutibili e divisive. Un altro elemento però li accomuna: entrambi hanno investito, e anche tanto. E questo nessuno lo può smentire.
La parabola della Reggina e le similitudini con Trapani
Le vicende similari, infatti, aprono un interrogativo enorme, un dilemma che probabilmente mai troverà una risposta definitiva e univoca: meglio anni di umiliazioni o la possibilità di sognare, con il rischio che però ciò avvenga solo per un periodo limitato di tempo? Il richiamo, e chi legge da Reggio Calabria lo avrà subito pensato, è alla famosa dichiarazione di Brunetti, diventata celebre: “meglio dieci anni di Serie D, ma con dignità”. Reggio Calabria ha sognato, per circa quattro anni. Dal 2019 al 2023. Luca Gallo è arrivato, come un fulmine a ciel sereno, come un uragano, e ha rivoltato la Reggina come un calzino. Investimenti diretti, mirati e immediati, 15 mila persone allo stadio (dopo anni di vuoti), playoff centrati e l’anno dopo corazzata e promozione in Serie B. Poi il Covid, i primi problemi, le entrare ridotte, l’arresto, ma un’eredità importante: la Serie B conservata, che Saladini sembrava aver “sfruttato” con il colpaccio Inzaghi e una Serie A sfiorata e sognata.
Schiaffo! Sveglia! Dal sogno si passa all’incubo. A maggio la Reggina si gioca la Serie A, a settembre si ritrova in Serie D con un imprenditore sconosciuto che – in due anni e mezzo – le regalerà umiliazioni e figuracce. E la dignità? No, non c’è neanche quella. Oggi la Reggina si trova più o meno a prima di dove l’aveva presa Luca Gallo. Anzi, anche più sotto. Era stata rilevata in C, ora si trova in D, da due anni e mezzo. Dopo aver sognato per quattro stagioni, si è ritrovata al punto di partenza. Ne valeva la pena? Nessuno poteva saperlo, in quel dicembre 2018, quando arrivò Luca Gallo. Di certo, se ai tifosi della Reggina avessero chiesto: “preferite dieci anni di quarti posti in Serie D o salvezze in Serie C, oppure preferite sognare per qualche stagione, sfiorando la Serie A, con il rischio però di tornare nei bassifondi?”, siamo abbastanza sicuri che in tanti avrebbero scelto la seconda opzione. E’ un po’ come se, a chi abita in un tugurio, proponessero: “preferisci continuare a vivere per anni nel tugurio, oppure vivere per quattro anni in una suite lussuosa e ricchissima, con il rischio però di tornare a vivere nel tugurio?”. La risposta dovrebbe essere abbastanza semplice e scontata.
Ebbene, oggi Trapani si ritrova nella medesima situazione. Dopo aver sfiorato la A nel calcio, e dopo essere rimasta nell’anonimato nel basket (conta solo una partecipazione in A1, ma un’epoca fa), lì sarebbe rimasta senza l’avvento di Antonini. L’imprenditore romano però ha investito, ha messo mani al portafogli e ha portato il calcio a sognare la B e soprattutto il basket a sognare lo Scudetto, traguardo mai raggiunto nella storia.
Oggi anche lui è caduto. E di errori ne ha commessi. Gli ultimi addii alla Shark non sono casuali. Le ultime sceneggiate in campo neanche. E l’esclusione è sacrosanta, al di là degli aspetti legali e giuridici. E’ anche assodato, certo, vero, che Antonini non abbia rispettato le ultime scadenze federali nel calcio. E questo al di là delle sue giustificazioni, del commercialista tirato in ballo per i crediti fittizi e per tante altre situazioni in cui eventualmente si difenderà nelle sedi opportune. Oggi Antonini ha sbagliato, si è messo contro l’Amministrazione Comunale e il sistema calcio, e così sta pagando con pesanti penalizzazioni, perché per gli organi del calcio ha commesso delle irregolarità. Così come è assodato questo, però, è anche assodato che abbia investito, e anche tanti milioni, proprio così come aveva fatto Gallo. Quegli investimenti (al suo insediamento al Trapani, la sua azienda fatturava 300 milioni di euro) sono certi, provati, e hanno anche portato a dei risultati.
Da Cragnotti e Tanzi a Lotito e De Laurentiis: cosa ci insegna il calcio
A qualsiasi tifoso piacerebbe avere un Presidente e proprietario straricco, per bene, senza scheletri nell’armadio, senza indagini a carico e altre robe simili, ma la storia ci insegna che non ne esistono e anche che di Gallo e Antonini il calcio è piano, lo sport è pieno. C’è chi ce la fa, c’è chi arriva anche in Serie A, chi si scioglie prima. C’è chi investe e poi fallisce, ma intanto ha vinto e ha fatto sognare. C’erano i Cragnotti, i Cecchi Gori, i Gaucci, i Tanzi. E come non dimenticare Berlusconi, che nel calcio ha investito miliardi, vincendo qualsiasi cosa, eppure nessuno si è mai permesso di affermare che fosse un personaggio integerrimo. Perché il calcio non è la Chiesa, non fa beneficenza. Nel calcio esistono imprenditori che hanno l’obiettivo di ottenere risultati. C’è chi è più bravo e arriva (Lotito o De Laurentiis, se vogliamo portare degli esempi italiani ancora in circolazione), c’è chi non ce la fa e si ferma prima, c’è chi invece inguaia delle società. Tutti, però, hanno investito.
Oggi il calcio dice che devi avere tante risorse e che devi saperle usare bene. Se manca uno dei due fattori, è finita. Se poi, come alla Reggina, mancano entrambi, i risultati sono gli occhi di tutti. E non si pensi che il futuro possa essere diverso, a Reggio Calabria. Ballarino, di questo passo, pur avendo investito pochissimo, rischia di fare la stessa fine. In fondo, prima che arrivasse Gallo, la Reggina era nell’anonimato. Le sue stagioni si concludevano con anonime, vuote e tutt’altro che indimenticabili salvezze in Serie C. E nonostante ciò Praticò ha comunque rischiato di cadere rovinosamente. Ora il serio rischio è che Trapani torni a dove era prima che arrivasse Antonini: nell’anonimato, sia nel calcio che nel basket. A questo punto, tanto vale sognare, no?




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