La lezione di Cannizzaro e il nervosismo della Sinistra reggina

Sabato 14 febbraio, Francesco Cannizzaro ha rifilato una vera e propria lezione alla politica cittadina. A quella di Destra, la sua, e a quella di Sinistra, avversaria

Da una parte si unisce. In silenzio. Dall’altra si fa una gran caciara. E non la si nasconde. Anzi. E’ un modo di attaccare per difendersi, forse per nascondere un nervosismo malcelato. Sabato 14 febbraio, Francesco Cannizzaro ha rifilato una vera e propria lezione alla politica cittadina. A quella di Destra, la sua, e a quella di Sinistra, avversaria. Ha unito la sua squadra, tutta. E, in automatico, in un sol colpo – da biliardo – ha stecchito anche gli avversari. Basta ascoltare le reazioni, per capirlo. A partire da quella di Massimo Canale, che ha parlato di dischi volanti, in riferimento ai punti programmatici di Forza Italia. Alla sua, di reazione, si è aggiunta quella isterica – e davvero assurda – della Maggioranza comunale reggina. Hanno parlato di debolezza. Loro, proprio loro.

Hanno definito, quello di Cannizzaro, un segnale di debolezza. Da che pulpito. Se c’è qualcuno che in questi mesi – ma potremmo dire anni – si è mostrato debole, quella è stata propria la Maggioranza reggina. Le spaccature, continue, anche per via delle “peripezie” di Falcomatà, hanno portato il Consiglio a un passo dallo scioglimento, più volte. L’ultima, la più eclatante e clamorosa, proprio qualche mese fa, con quello che qualcuno – in uno degli ultimi Consigli Comunali dell’anno – ha definito “stillicidio”. Lì, una buona fetta di Maggioranza aveva deciso di prendere le distanze dal Sindaco, dopo l’ennesimo rimpasto. Non si dimentichi, perché è facile dimenticare, che si è rischiato di non far passare punti importanti all’ordine del giorno, come quelli sulle Circoscrizioni e sui debiti di bilancio. Alcuni Consiglieri, addirittura, non sono più tornati indietro, “staccandosi” definitivamente. Sì, quello è un segnale di debolezza, dovuto alla mancanza di un leader vero che possa far coesistere le varie anime di un’area politica che invoca anche a livello nazionale – ma senza successo – un campo largo diventato ossessione.

Non che nel CentroDestra sia andata meglio, sia chiaro. Qualcuno, nei mesi scorsi, nelle settimane scorse, ha cercato di uscire fuori binario, provando a camminare individualmente, a scompigliare le carte. Oggi, però, il CentroDestra reggino si unisce nel nome di un leader che si sta mostrando tutt’altro che debole. Forte dell’appartenenza a un partito che oggi è riconosciuto come il più forte e credibile in città e in Regione, ma anche forte di una leadership costruita negli anni con saggezza, diplomazia ed equilibrio, Cannizzaro sta attuando le mosse giuste, coi tempi giusti, nei ritmi giusti, accelerando quando serve e rallentando all’occorrenza. Senza urlare, poi. Perché urlare, di fronte al declino di questi dodici anni, non avrebbe senso.

Altro che debolezza: da Cannizzaro un segnale di unità per Reggio Calabria

Servono risposte chiare e certe. Serve, soprattutto, un’idea di visione che non sia istintiva, che non sia “alla giornata”. In questi dodici anni si è vissuto alla giornata, senza programmazione, senza pianificazione. Il manifesto “destinazione 2036”, già di per sé, al di là del futuro candidato, al di là di un’eventuale vittoria, è un segnale di programmazione, di futuro, di impronta che si vuole lasciare alla città anche per i prossimi decenni. E per la città, che a tutto questo non era più abituata, sembra già una novità. Non per niente, in fondo, quei numeri importanti nella Sala Monteleone di sabato mattina.

Un manifesto presentato prima del nome del Sindaco non è un segnale di debolezza. E’, piuttosto, un segnale di unità. A prescindere da chi guiderà la città, il piano programmatico è condiviso da tutte le anime della coalizione. Che erano presenti in blocco tra Lega e Fratelli d’Italia sia locale che regionale. Questo sì che è un campo largo vero, non a parole. Dall’altra parte, invece, la debolezza è reale, perché quell’area politica ha deciso di non camminare insieme (Pazzano, ad esempio, sarà ancora da solo, e toglierà voti al CentroSinistra); di attuare ancora una volta lo strumento delle Primarie in quanto impossibilitata a decidere davvero, e con coraggio e decisione, una sola figura che possa mettere d’accordo tutti. E ha deciso di scegliere, tra i protagonisti, uno che con il PD non c’entra niente, uno che da tempo è staccato dai partiti, uno che da anni è fuori dalla politica. I dischi volanti, forse, sono piuttosto dall’altra parte…