Ieri abbiamo scoperto che nel mondo dello spettacolo italiano c’è un “clima censorio” sulla Palestina. Lo hanno detto i ProPal che hanno protestato davanti alla sede Rai chiedendo spazio per Gaza a Sanremo e di boicottare l’Eurovision per la presenza di Israele. Solita strategia del terrore: demonizzare l’altre parte ignorando il 7 ottobre, parlare di presunte e fantasiose repressioni della libertà di espressione.
Premesso che gran parte di attori, cantanti e appartenenti al mondo dello spettacolo hanno preso la parte della Palestina, addirittura in Rai hanno ben pensato di censurare Israele alle Olimpiadi. Magari i giovani kefiahmuniti intendevano dire che c’è un clima di censura verso Israele… anche perchè nella 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana c’è addirittura un brano che parla di Gaza. Più libertà di espressione di questa.
“Stella Stellina” di Ermal Meta tra Gaza e classifica
Nell’opprimente TeleMeloni, che secondo i sinistri è tv propagandistica modello Istituto Luce, viene permesso, addirittura (!), di portare in gara una canzone che parla della morte di una bambina palestinese. “Stella Stellina” di Ermal Meta, tutt’altro che la “ninna nanna” con cui la stampa ha voluto inzuccherarne la presentazione. E lo ha detto lo stesso artista albanese. È un pugno nello stomaco, un’idiosincrasia fra il ritmo arabeggiante che fa venir voglia di ballare e il testo che racconta la storia di una bambina morta a Gaza.
Nel testo, scritto da quella che resta un’ottima penna della canzone italiana, c’è tutto per accattivarsi le simpatie emotive del pubblico: la bambolina fra le macerie; la nuvola di fumo della casa distrutta; la tomba fatta di fiori e pietre; la rabbia, la preghiera, la paura e un velato omaggio a De Andrè fra le righe.
Il prodotto è perfettamente confezionato alla perfezione, con tanto di nome della bambina morta sulla giacca (Amal). La strategia è la stessa usata da Simone Cristicchi l’anno scorso, parlando dell’alzheimer della madre: spostare l’attenzione su un tema sociale, suscitare pietà e tradurla in una spinta verticale per scalare la classifica e assicurarsi almeno uno dei premi secondari (Premio della Critica, Miglior Testo).
Stella Stellina, dov’è finita l’Ucraina?
Ermal Meta mette in pratica una sorta di ‘concorrenza sleale’: la sua canzone non viene giudicata, come le altre, per la melodia o per il testo, ma soprattutto per la posizione politica che prende. E no, non è una canzone generalista, contro “tutte le guerre” e “a difesa dei bambini“. Si parla solo di Gaza e lo si fa con lo stile narrativo ProPal: non una parola su Hamas, l’organizzazione terroristica che costruisce basi sotto ospedali e asili e si fa scudo con i civili che poi trucida, senza processi e senza prove, con l’accusa di collaborazionismo con Israele; nessun riferimento al 7 ottobre 2023, data in cui i terroristi palestinesi massacrarono a sangue freddo 1200 israeliani e rapirono 250 persone, molte delle quali morte durante la prigionia.
Questa parte della storia viene ignorata, un po’ come l’Ucraina. Mentre Ermal Meta, nella prima serata cantava della Palestina, si consumava il 4° anniversario della Guerra in Ucraina per il quale non è stata spesa neppure una parola.
Due milioni di vite non ascolteranno più nessuna nota musicale, bambini compresi.
Un bambino morto sotto le bombe a Gaza pesa esattamente quanto un bambino sotto le bombe a Kharkiv. Con un’analogia e una differenza sostanziali: l’Ucraina si difende (come può, e spesso non può…) dall’invasione della Russia, così come Israele si difende dall’attentato terroristico operato da Hamas, organizzazione terroristica palestinese che ha al primo punto del proprio statuto l’obiettivo dichiarato di distruggere lo stato ebraico e gli israeliani; Israele ha firmato la pace, nonostante sia parte offesa, l’Ucraina non può farlo, essendo in una posizione di forza differente rispetto al suo aggressore.
Chi tra cantanti, attori, politici, influencer e Iacchetti di turno si straccia le vesti per Gaza, oggi si è dimenticato di Kiev, non chiede le dimissioni del governo, non organizza scioperi nel weekend.
Le stelline cadono di notte, sotto un cielo che è uguale per tutti: c’è chi sceglie di guardare solo quelle che fanno più comodo a generare consenso, che sia voto o televoto.




Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?