ACR Messina, Munaò a StrettoWeb: “ho incontrato Davis e ci siamo chiariti, ma da dentro qualcuno lo mal consiglia. Derby con la Reggina? I nostri hanno gli attributi”

L'intervista di StrettoWeb a Giuseppe Munaò, già dirigente dell'ACR Messina, che ha parlato del passato recente, dell'incontro con Davis e Pagniello, del derby e non solo

Giuseppe Munaò è stato più volte dirigente dell’ACR Messina. Nell’ultimo caso, ovvero di recente, è stato tra i grandi protagonisti della rinascita tra pre e post fallimento, del cosiddetto “miracolo” sportivo con Martello e Romano. Dopo pochi mesi, nessuno dei tre fa più parte della società, che intanto è ripartita dalla nuova proprietà, da nuove figure e dagli ultimi fatti di queste settimane, con la “promozione” di Parisi – poi tornato all’Under 19 – e la chiamata di Feola, subentrato nella settimana più complicata, dopo la clamorosa scoppola interna contro l’Enna e prima del derby dello Stretto contro la Reggina.

Munaò, domenica, è stato anche vittima di uno spiacevole episodio allo stadio, da lui denunciato. Tutto rientrato, però. L’ex dirigente ieri ha incontrato Davis e Pagniello ed è arrivato il chiarimento. Di questo, e di molto altro, Munaò ha parlato in una intervista a StrettoWeb.

Ieri hai incontrato Davis e Pagniello? Vi siete chiariti?

“Mi hanno contattato loro per prendere un caffè. Gli ho raccontato un po’ della mia presenza fino al loro arrivo, i sacrifici, l’unità, avevamo creato un bel gruppo, fino a quando ho ricevuto una lettera del quale sembrava non fossero a conoscenza. Una lettera che non ha in realtà mai avuto una motivazione”.

Di che lettera si trattava?

“Era successiva a una richiesta fatta dalla curatrice all’Avvocato Adamo. La curatrice chiedeva: ‘cosa devo fare con queste persone non contrattualizzate?’ Ovvero con tutte quelle persone, me compreso, che dall’estate erano ripartite con Peditto semplicemente per dare continuità, prima del fallimento. Persone senza contratto. La risposta del signor Adamo era: ‘fai rimanere a casa Munaò, il suo posto sarà preso da Pagniello’. Ecco, di questa lettera sembrava che loro due non fossero a conoscenza”.

Noti della confusione in dirigenza, per questo? Anche sulla gestione Parisi? Si è detto che Pagniello volesse Feola e che Davis avesse preferito Parisi, prima del dietrofront.

“Non è propriamente così. Parisi è stata una scelta di Pagniello, lui ha voluto scommettere su questo elemento giovane. Lo riteneva e lo ritiene ancora all’altezza di fare l’allenatore. Su questa scelta non c’è stato un dualismo, è stata una scelta concordata”.

Una tifosa ieri ha scritto via mail ritirando fuori anche la vicenda Ninni Corda. E’ andato via in silenzio.

“Mi hanno confermato che loro volevano entrambi Ninni Corda. Il rapporto non è continuato perché quelli che l’hanno portato a Messina, oltre che definirlo in modo poco benevolo, come un personaggio poco raccomandabile che orbita nel calcio, hanno fatto intendere a Davis e Pagniello che li avrebbero abbandonati se Corda fosse entrato. Quindi Davis e Pagniello hanno dovuto cedere…”

Insomma, secondo te Davis e Pagniello sono mal consigliati da qualcuno all’interno?

“Sì, tanto è vero che gli ho detto che loro avrebbero bisogno di un riferimento fisso nel territorio”.

E a te hanno mai chiesto di rientrare? Lo faresti?

“Non me l’hanno chiesto, però io li ho preceduti, dicendo che non rientrerei comunque se prima non si stabilisce un equilibrio e un rapporto con la società. Cioè se non prima vengono risolte le questioni con alcune figure all’interno della società. Perché, visto che queste persone mi hanno già pugnalato, so lo farebbero ancora, una seconda e una terza volta…”.

Questa estate sei stato tra gli artefici di un miracolo? Vuoi raccontare cosa è successo?

“Tutto nasce dopo la prima partita della stagione, a Lamezia. C’erano degli accordi con Peditto, era stato nominato DG dai vecchi soci di maggioranza per dare continuità aziendale dopo la sospensiva del Tribunale. Peditto mi chiamò a fine agosto, dopo la sconfitta di Lamezia, dove si giocò con un gruppo di volenterosi, con buste di plastica e bottigliette. Sembrava di vedere una squadra dell’oratorio, non il glorioso Messina. Mi chiamarono, perché avevo lavorato al progetto del vecchio Sant’Agata, poi non concretizzato, e io chiamai Romano, che mi disse che sarebbe venuto, ma con Martello”.

E da lì si comincia. 

“In un paio di giorni Martello cominciò a parlare con dei giocatori e iniziammo gli allenamenti nella confusione più totale. Io avevo già prenotato il campo di allenamento del ‘Bisconte’, perché in qualunque caso a Messina, con la penuria di campi che c’è, dove si sarebbe allenata la squadra? Io, di tasca mia, pagai i soldi per bloccare l’attività del campo. Pensa, arrivarono 30-35 persone, ma non c’era nulla, un pantaloncino, un calzettone. Attraverso un rivenditore di Messina andai a comprare dei completini: 30 completi e pantaloncini, calzettoni, materiale per lo staff, e cominciammo così, alla carlona, non da ACR Messina. Però si è creata una sinergia, un clima da concordia, anche con i fornitori, i ristoranti, i b&b. Da lì la cronaca è quella del campo, con i risultati che si sono susseguiti. Poi arriviamo alla partita più bella, che io ricorderò per sempre con grande emozione: il derby. Ma fammi aggiungere una cosa.

Prego.

“Quando è arrivato il fallimento, ci hanno buttato fuori dal b&b e io ho pagato di tasca mia i pernottamenti. Poi è arrivata la curatrice, persona squisita a cui la città di Messina sportiva dovrebbe dedicare un monumento. Però, quando è arrivato il fallimento, nel momento più critico, quando i calciatori non sapevano neanche cosa ne sarebbe stato del loro futuro, sono comunque scesi in campo ricevendo un terzo o la metà del loro stipendio. Solo la parte netta, per intenderci, perché sui bonus la curatela non poteva intervenire, per la legge sui contratti firmati. Ma questo i giocatori lo hanno fatto per la grande unità e famiglia che si era creata. Erano dei figli per me, anche i più grandi, e li ho trattati come tali. Ero l’unico a cui si affidavano e l’unico che poteva entrare negli spogliatoi”.

Abbiamo citato il derby: domenica si gioca al Granillo.

“Io quando parlo del derby mi emoziono, perché si apre il cassetto dei ricordi da quando ero ragazzino, da quando sono andato a 14 anni la prima volta con mio zio. Da tifoso lo senti ancora, anche oggi, da dirigente ancor di più. E’ la partita, non è una partita come le altre”.

Se pensiamo ai tempi della Serie A, però, un po’ di tristezza oggi c’è.

“Il calcio è lo specchio di quello che è la nostra realtà sociale, e mi riferisco a Reggio e Messina. Vivono un periodo di profonda depressione e potrebbero ambire a molto di più. Non so bene la situazione a Reggio, perché io è da tanto che non ci vado, ma forse ora Messina sta risalendo. Il calcio è cambiato, è evidente, ovunque, e non può girare tutto attorno ad una persona, il Presidente, che ci butta sempre dei soldi, con un pubblico che pretende solo risultati, sennò ‘noi non verremo allo stadio’. Se non si spinge tutti dalla stessa parte, con tessuto economico e sociale, non basta più un uomo solo. Se vuoi vincere in Serie D, che non rappresentano né Reggina e Messina (minimo dovrebbero stare in Serie B), devi sfiorare una spesa di 2 milioni di euro”. 

E tra l’altro non ci saranno neanche i tifosi ospiti, come all’andata.

“E infatti. Erano belli anche gli sfottò, ma oggi non si può più andare allo stadio. All’andata ci fu massima correttezza dei messinesi e lo stesso ci sarà domenica. Questo fa onore a entrambe, è sintomo di maturità e dimostra a chi governa il calcio che questo sport è cambiato”.

Pronostico?

“Io sono superstizioso, non mi sbilancerei neanche se me lo chiedessi. Però conosco i ragazzi del Messina e conosco qualcuno di quelli nuovi. Hanno gli attributi tali da poter dimostrare di essere all’altezza della situazione”.