Basta poco. Basta poco per dimenticare. Basta poco per salire sul carro, scendere di nuovo e poi risalire. Facile, troppo facile. Menomale che il campionato di Serie D (girone I) è mediocre. Altrimenti dovremmo star lì a riprendere screen di vecchi sfoghi di novembre, quando, chi oggi torna ad esaltare la proprietà che guida la Reggina, sparando di nuovo a zero contro chi la pensa diversamente, chiedeva di andare via a tutti, dal primo rappresentante all’ultimo magazziniere. Chiedeva di preparare la strada al cambio di proprietà. Chiedeva, insomma, di farsi da parte. Un po’ quello che StrettoWeb scrive da esattamente da due anni e mezzo. Con la differenza che StrettoWeb quella posizione l’ha mantenuta sempre, coerentemente, e continua a farlo anche dopo otto vittorie consecutive. Rispetto invece a chi oggi, e il riferimento non è solo alla tifoseria, ma anche – e soprattutto – alla solita stampa “ballerina” (o ballarina, visto che siamo in tema), torna a difendere il club, lo esalta, narra le sue gesta come se fossimo al terzo anno di Serie A, insulta chi la pensa diversamente.
Eppure, eppure, ed è tutto presente online, a metà novembre, quando la squadra aveva un margine di appena tre punti sulla retrocessione diretta, chiedeva la testa di tutti: allenatore, staff, calciatori (insultati costantemente prima, durante e a fine gara), proprietà (non dimentichiamo i cori a Ballarino e la risposta con tanto di “balletto” in Tribuna Vip, alla faccia del rispetto verso una piazza in cui in oltre due anni non ha concluso nulla).
Oggi ci dobbiamo sentir dire da un nuovo dirigente che la società è in regola coi pagamenti. E volete l’applauso? Ci dobbiamo sentir dire dall’allenatore che a dicembre i calciatori contattati non volevano spostarsi a Reggio Calabria perché avevano letto di situazioni negative messe in giro da alcune voci. Ma quanta retorica! Che in Serie D, per una piazza come Reggio Calabria, i pagamenti siano puntuali, dovrebbe essere fatto scontato e normale. E non sempre lo è stato. E anche qualora non ci fossero mai stati problemi, non è di certo fatto da sbandierare ai quattro venti, come a volersi giustificare di qualcosa. E’ normale, banale, scontato, praticamente preteso.
Sui calciatori che si mostravano restii a un arrivo a Reggio, per via di voci su situazioni non rosee, leggiamo invece un atteggiamento vittimista. Che ritorna, spesso. Dovremmo citare le vicende Bonacchi e Ba, che hanno rescisso a pochi mesi dalla firma? O dovremmo citare il “teatrino” montato su per Rajkovic e il suo visto? Poteva giocare solo in Serbia, nel suo paese, eppure non ci sembra che Brindisi sia in provincia di Belgrado. Potremmo parlare di Barranco in estate e di Blondett, Montalto e delle numerose rescissioni di questi mesi, nascoste sotto l’alibi dei cattivi risultati del girone d’andata. Se una squadra a novembre rischia clamorosamente di retrocedere, stazionando per il terzo anno di fila in Serie D dopo figuracce e umiliazioni continue, beh, è normale che un calciatore si mostri cauto. Se si considera l’ennesima rivoluzione sul mercato, poi, è normale. Tutto il resto, come sempre, sono chiacchiere, propaganda, aria fritta.
Cosa dicono i fatti oggi e cosa non si dovrebbe dimenticare
I fatti dicono oggi che la Reggina ne ha vinte otto di fila, che ha preso solo un gol in queste otto partite, che segna con continuità, che è in fiducia, che ha trovato un equilibrio e un’armonia di gruppo, che è a soli due punti dalla vetta. E questo è risaputo, è racconto, è cronaca di ciò che succede. Altro, ben altro, è narrarlo come se fosse un’impresa titanica, paragonabile alle due promozioni in Serie A o alla cavalcata di Toscano in B, a quella con Aglietti bomber nel ’94 sempre in B, alle storiche vittorie contro Roma, Juventus o Milan.
I fatti di oggi, però, non dovrebbero far dimenticare ciò che è successo ieri, altrimenti è tutto troppo facile. Non è un caso quel girone d’andata della Reggina, non è un caso se in due anni e mezzo non è mai stata prima in classifica neanche per una giornata. Non è un caso se è al terzo anno di D. A Vibo (Vibo!) è sceso in campo addirittura il Sindaco per chiedere chiarezza agli attuali proprietari (che intanto gli hanno affidato la società). E questo dopo alcuni risultati negativi. A Reggio, a novembre, l’ex f.f. – quello che doveva prendersi le responsabilità – “parlava animatamente” con un tifoso fuori dal Granillo, chiedendo compattezza.
Le vittorie di oggi non cambiano la sostanza delle cose. Oggi la Reggina non ha fatto niente, se non il suo dovere, in Serie D: vincere tutte le partite, tra l’altro in un girone mediocre. Non è ancora prima e, semmai lo sarà, dovrà essere brava a mantenere la vetta. In un girone, lo ribadiamo, mediocre, in cui basterebbe davvero poco. Se la manterrà, la prima posizione, e se quindi riuscirà a raggiungere la promozione, avrà fatto meno del suo dovere, conquistando un traguardo in ampio ritardo rispetto a quanto prospettato (quest’anno, il 2025-2026, secondo business plan, la Reggina doveva ritrovarsi in Serie B).
No, nessun applauso, dunque. Per una promozione in Serie C saremo anche tutti felici, com’è giusto che sia, ma non si può celebrare come un grande traguardo. Non si dovrebbe dimenticare il passato, dicevamo. Quel passato che ha portato già la Reggina dalla D alla C, ma quel passato che l’ha anche condotta nell’oblio, con festeggiamenti dopo salvezze all’ultima giornata in C e con il rischio baratro in quel dicembre 2018.


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